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Nella Cattedrale di Piacenza il ricordo del caro "don Giorgio"

Presiedute dal cardinale, Elemosiniere Pontificio, Konrad Krajewski, si sono svolte oggi le esequie di monsignor Giorgio Corbellini, presidente dell' Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, ricordato come un "servitore" semplice e umile sempre attento ai più bisognosi. Il Papa ha fatto giungere un telegramma di cordoglio

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

"Un testimone dell'amore del Signore e un servitore del Vangelo", questo è stato "don Giorgio, come amava farsi chiamare". Le parole affettuose e emozionate sono del vescovo di Piacenza- Bobbio monsignor Gianni Ambrosio che ha pronunciato, questo pomeriggio, l'omelia nella cattedrale della città emiliana, durante le esequie di monsignor Giorgio Corbellini, originario proprio del piacentino, spentosi a Parma il 13 novembre a 72 anni. A presiedere la celebrazione, per volere del Papa, il cardinale e Elemosiniere Pontificio Konrad Krajewski. Concelebranti, oltre al vescovo di Piacenza Bobbio, il vescovo Fabio Fabene Sottosegretario del Sinodo dei vescovi, Roberto Dotta abate di San Paolo fuori le Mura, monsignor Roberto Cona assessore per gli Affari generali della Segreteria di Stato e padre Nicola Riccardi sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale.

L'affetto di sacerdoti e colleghi

Tanti i sacerdoti diocesani presenti insieme a quelli conosciuti da monsignor Corbellini, tra cui don Alessandro Zenobbi parroco a Santa Lucia a Roma, dove don Giorgio era solito prestare il servizio domenicale. Con loro, molti fedeli e i sindaci di Travo, paese di origine di monsignor Corbellini e di Borgo val di Taro, in cui il presule ha svolto il ministero sacerdotale come vice parroco. Numerose le persone provenienti da Roma che hanno voluto rendere omaggio a don Giorgio, tra cui l'intero Ufficio del lavoro della sede Apostolica guidato dal direttore, l'avvocato Salvatore Vecchio  e tanti dipendenti del Governatorato in cui monsignor Corbellini ha prestato servizio prima di diventare presidente dell'ULSA. 

Il telegramma del Papa

Monsignor Roberto Cona nel corso della celebrazione ha letto il telegramma del Papa a firma del Segretario di Stato il cardinale Pietro Parolin, il quale ha aggiunto le sue personali condoglianze alle parole del Pontefice. Diversi gli altri messaggi di condoglianze pervenuti, tra cui quello dei cardinali Francesco Coccopalmerio e Marc Ouellet, e dell'arcivescovo Piero Marini.

La gratuità del servo

Ricordando la sua figura, il vescovo Ambrosio lo ha collocato nella "lunga e bella tradizione presbiteriale della Chiesa piacentina" fatta di "condivisione dei bisogni del popolo e al contempo di fedeltà all'identità sacerdotale e al servizio della Chiesa". Nonostante la "spossatezza" dovuta alla malattia -  ha detto il vescovo - è stato il totale "affidamento dello Spirito a Dio", ad accompagnare il presule alla fine della sua vita trascorsa ad "amare in maniera semplice e immediata" tutti, con un "contatto diretto e amichevole". Servi inutiles sumus: questo motto episcopale - tratto dal Vangelo che ha accompagnato le esequie -  scelto da monsignor Corbellini e indicato da lui anche come testamento spirituale ha infatti segnato la sua attività e il suo impegno costante in Vaticano, vissuto con umiltà e gratuità testimoniando "la sorgente da cui scaturisce il servizio evangelico, dalla bontà infinita di Dio".

Grande forza morale e umiltà 

"Don Giorgio lascia in noi un grande vuoto, ma tenendo in mente il suo sorriso, troveremo consolazione nella traccia da lui lasciata anche nei nostri uffici": così Salvatore Vecchio oggi Direttore dell'Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, di cui monsignor Corbellini è stato Presidente dal 2009. Una "persona buona", con una "forza morale straordinaria" e una grande preparazione giuridica che però non ha mai ostentato. Di monsignor Corbellini emerge dunque anche la grande umiltà che unita alla capacità di ascoltare e soffrire insieme a chi si rivolgeva a lui, ne fanno un "modello" nel servizio al Santo Padre:

Ascolta il ricordo di Salvatore Vecchio

R.- Don Giorgio era una persona buona, che sapeva sempre ascoltare tutti quelli che si rivolgevano a lui. E’ stata una persona che a noi ha dato tanto, almeno io ho avuto tanto sia sotto il profilo professionale - perché la sua preparazione giuridica, ovviamente, mi ha consentito di apprendere continuamente, ogni giorno, la maniera di lavorare nel nostro ufficio - e poi con il suo esempio ci ha dato tanto perché era una persona di una forza morale straordinaria, accompagnata però da una profonda umiltà da, appunto, una capacità di ascoltare e di soffrire anche insieme a chi si rivolgeva a lui. Non ostentava mai questa sua grande cultura e conoscenza del Diritto e quindi questa modestia, questa capacità anzi, di essere autoironico, questa sua maniera di essere una persona molto preparata ma altrettanto schiva, in qualche modo sarà l’esempio a cui ricorreremo per il nostro lavoro futuro. Don Giorgio ha lasciato un grande vuoto fisicamente, però con il nostro affetto e con la nostra capacità di ricordarlo sempre con quel suo sorriso, probabilmente troveremo consolazione e forza nel proseguire questa impronta che lui ha lasciato per l’Ufficio del Lavoro.

Immagino anche che nel servizio concreto, a lavoro, nell’impegno quotidiano, questa sua umiltà si rispecchiasse…
R.- Assolutamente sì. Il suo motto era: “Essere un servo inutile”…questa capacità di mettersi al servizio davvero di tutti, in maniera concreta, sporcandosi le mani e mettendoci la faccia però rimanendo sempre un passo indietro, senza mai ostentare nessun tipo di protagonismo. Ecco, questo è sicuramente un esempio che noi tutti dovremmo riportare nel lavoro quotidiano e nel nostro servizio al Santo Padre.
 

 

16 novembre 2019, 15:30