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Sinodo, cardinale Besungu: anche in Congo foresta e popoli minacciati

Il monito dell’arcivescovo di Kinshasa: il nostro futuro messo a rischio da deforestazione ed estrazione mineraria. Fare qualcosa al più presto, come nella regione Panamazzonica. La Chiesa pronta a fare la propria parte

Federico Piana – Città del Vaticano

Il Congo come l’Amazzonia. Le sue foreste devastate, le sue ricchezze depredate, la vita costantemente offesa, con la stessa, triste, costante: l’indifferenza del mondo. E’ il cardinale Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo metropolita di Kinshasa, popolosa capitale della Repubblica Democratica del Congo, e vice-presidente della Conferenza episcopale del Congo, a far notare come, in fondo, l’Amazzonia sia davvero il paradigma del mondo intero. Il porporato, nominato cardinale nel concistoro dello scorso 5 ottobre, partecipa al Sinodo sulla regione Panamazzonica come membro nominato direttamente da Papa Francesco e ritrova, nelle discussioni e negli interventi dei suoi colleghi padri sinodali amazzonici, le dinamiche perfette e speculari che si possono riscontrare nel suo Paese.

Ascolta l'intervista al card. Besungu

Eminenza, quali sono le analogie che esistono con l’Amazzonia?

R. - La prima: la foresta che soffre. La stanno distruggendo in Amazzonia esattamente come sta accadendo da noi. Nel nostro Paese stanno scavando per prendere i minerali, stanno tagliando gli alberi. La difesa dell’ambiente per noi è la prima cosa. La seconda analogia riguarda i popoli. Se si distrugge l’ecosistema anche gli abitanti sono in pericolo, sono minacciati. Nel nostro Paese, come in Amazzonia, se dovesse scomparire la foresta equatoriale verrebbe pregiudicato il nostro futuro. Noi, oggi, poniamo una domanda: come fare per proteggere la foresta? Come fare per aiutare il popolo a svilupparsi senza annientare l’ambiente? Questa è la sfida.

Una sfida che però non può riguardare solo un territorio circoscritto come l’Amazzonia o il suo Paese ma che deve riguardare tutte le nazioni del mondo…

R. - Certamente. La prima cosa è la responsabilità. Chi è responsabile di tutto questo? La nostra Casa comune è in pericolo e anche l’intera umanità lo è. Chi è responsabile? Io penso che lo siamo tutti noi. Non fare, non parlare e non agire sarebbe colpevole. Ma è anche vero che se tutti siamo responsabili c’è tra noi chi lo è di più: sono i capi delle nazioni, i dirigenti politici, le grandi compagnie siderurgiche e minerarie. E anche la Chiesa Cattolica, che deve fare la propria parte.

Ci sono analogie anche nelle questioni ecclesiastiche oggetto del Sinodo, come ad esempio la missionarietà e la nuova ministerialità?

R. - Sì. Come da noi, in Amazzonia c’è molto da evangelizzare ma i missionari sono pochi. Noi abbiamo trovato una soluzione concedendo maggiori responsabilità ai laici, in particolare ai catechisti.
 

23 ottobre 2019, 13:03