Cerca

Vatican News

Sinodo, Ciocca Vasino (Brasile): tutta la Chiesa si attivi a difesa dell'Amazzonia

Il vescovo prelato di São Félix do Araguaia, in Brasile, Adriano Ciocca Vasino, chiede alle Chiese del Nord del mondo di “educare i cristiani a non investire nelle imprese che stanno contribuendo alla distruzione dell’Amazzonia". Al Sinodo, che si avvia alla conclusione, “è stato bello poter presentare la visione della realtà dei popoli indigeni”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Incontriamo monsignor Adriano Ciocca Vasino, vescovo prelato di São Félix do Araguaia, in Brasile, mentre al Sinodo per l’Amazzonia il relatore generale, cardinale Claudio Hummes, i segretari speciali con l’aiuto degli esperti e della Commissione per la redazione del documento, stanno lavorando alla stesura della versione finale che sarà votata sabato pomeriggio in Aula. Settant’anni, piemontese di Borgosesia, missionario in Brasile da 40 anni, fino al 2011 è stato il referente delle Comunità Ecclesiali di Base in seno alla Conferenza episcopale del Brasile. Gli chiediamo un primo bilancio dei lavori sinodali, e il suo primo richiamo è a tutta la Chiesa, perché, come qui in assemblea e nei circoli minori, senta la responsabilità comune per la promozione di un’ecologia integrale in Amazzonia.

Ascolta l'intervista a monsignor Ciocca Vasino

R. - Credo sia necessario che tutte le Chiese si rendano conto – specialmente quelle del Nord- che se l’Amazzonia è depredata è perché i minerali, il legame, la carne, la soia, il granturco, forniscono i mercati del Nord del mondo; quindi sarebbe molto importante che ci sia questa sensibilità da parte delle Chiese, affinché educhino i cristiani a non investire nelle imprese che stanno contribuendo alla distruzione dell’Amazzonia. Non solo gli operatori di pastorale, ma tutta la Chiesa come tale deve farsi carico di questa responsabilità e fare rete con organizzazioni della società civile, con tutte le forze che hanno questa preoccupazione, anche in vista della preservazione di un idioma, unico nel pianeta e per mantenere un equilibrio ecologico sulla Terra. È molto importante che la Chiesa, non solo dell’Amazzonia, ma come tale, nel suo insieme, si faccia carico di questa responsabilità.

Come torna nella sua diocesi? Le attese, le speranze che aveva per questo Sinodo: tornerà soddisfatto?

R. - Credo che quello che è stato bello fino ad ora sia stata la piena libertà di potere collocare la visione della realtà come è vista dai popoli indigeni, come è vista da noi operatori di pastorale che lavoriamo nell’Amazzonia. Non c’è stata nessuna percezione di censura o di limitazione. Al contrario, c’è stata una piena libertà. Anche il clima nell’assemblea sinodale è stato sempre molto sereno; non ci sono stati momenti di tensione o di conflitto; anche con opinioni diverse, c‘è sempre stato un ascolto attento e profondo di tutti coloro che parlavano. Da questo punto di vista sono molto contento, perché la Chiesa non è un parlamento, non è un confronto tra partiti o ideologie, ma un gruppo di persone che cerca di capire quello che lo spirito vuole, ciascuno a partire dalla sua realtà e facendo uno sforzo per capirsi e per convergere attorno alla figura di Cristo. Quindi da questo punto di vista il Sinodo è stato ottimo. So benissimo che i risultati di questo Sinodo dipendono in parte da ciò che abbiamo fatto noi, in parte anche da quello che il Papa potrà adottare, prendendo spunto dal documento che gli sarà presentato a conclusione e come riassunto dei lavori. Speriamo che questo Sinodo possa, di fatto, aprire nuove vie.

23 ottobre 2019, 14:49