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Sinodo: contro la mancanza di sacerdoti pregare per le vocazioni

Don Bernardo Estrada, collaboratore esperto del Segretario speciale: l’eucaristia non è un diritto ma un dono. Se in Amazzonia ci sono splendide comunità cristiane è grazie ai missionari che in passato hanno saputo integrare Vangelo e cultura locale

Federico Piana - Città del Vaticano

Il disegno di un nuovo paradigma dell’evangelizzazione è uno dei temi forti in discussione al Sinodo sull’Amazzonia. Molti padri sinodali nei loro interventi hanno posto l’accento sulla necessità di smarcarsi da quello che viene considerato uno sbaglio compiuto nel passato dalla Chiesa: imporre il Vangelo senza tenere conto della spiritualità e della cultura dei popoli indigeni avendo la presunzione di voler far affermare una propria verità. Errore che si sarebbe sovrapposto al colonialismo predatorio delle ricchezze sconfinate della terra Panamazzonica.

La prima ecologia è quella delle persone

 

Don Bernardo Estrada, collaboratore esperto del Segretario speciale del Sinodo e ordinario di Nuovo Testamento alla Pontificia Università della Santa Croce, inquadra la questione partendo da una idea di fondo che gli sta a cuore: “Il Vangelo si può inculturare in qualsiasi gruppo sociale del mondo. Altrimenti vorrebbe dire negare la possibilità di una salvezza universale o affermare che il messaggio di Cristo non può arrivare se non ad un determinato tipo di persone. Non è vero”.

Ascolta l'intervista a Don Bernardo Estrada

C’è chi parla di errori della Chiesa nel processo di evangelizzazione…

R. - E’ vero che nel territorio amazzonico è stato utilizzato qualche metodo non felice. Però si deve riconoscere che la meraviglia delle comunità cristiane lì presenti è dovuta alla capacità di essersi integrati con le culture locali senza avere il timore di proclamare la verità del Vangelo.

Non c’è il rischio di sincretismi?

R. - Questo è un pericolo. Ci sono state alcune proposte secondo le quali avremmo dovuto abbandonare la nostra lingua e fare tutto nella lingua degli indigeni. Certamente, questa potrebbe essere una possibilità ma non dimentichiamo che conoscere un’altra lingua è un arricchimento culturale. Noi abbiamo dei valori da offrire e non dobbiamo rinunciarvi. Nella liturgia possiamo integrare alcuni dei loro aspetti però si deve sempre salvaguardare il fatto che Gesù Cristo è l’unico mediatore e salvatore degli uomini.

Nel Sinodo si sta discutendo della carenza di sacerdoti, troppo pochi per assistere delle comunità numerose sparse nel vastissimo territorio amazzonico. Alcune di queste comunità ricevono l’eucaristia solo una volta l’anno. L’ordinazione di viri probati, uomini sposati di una certa età che possano celebrare la Messa, viene indicata da alcuni padri sinodali come una delle possibili soluzioni per soddisfare ciò che chiamano diritto sacramentale…

R. - Nessuno di noi ha diritto all’eucaristia. Senza dubbio il sacramento di unione è dono di amore perché è un dono di Gesù Cristo. Noi non lo meritiamo perciò la Chiesa ci aiuta e ci invita a prepararci bene per riceverla. Nel Sinodo qualche vescovo ha detto che dobbiamo dare l’eucarestia ma non possiamo darla a gente non preparata. Allora, non possiamo pensarla come diritto. Oggi si parla molto di diritti che non possiamo propriamente definire tali. Si pretende di ottenere delle cose che non sono comprese nel nostro ‘elenco di diritti’.

Però in Amazzonia continuano a mancare i ministri dell’eucaristia…

R. - E’ vero. In questi giorni si sta parlando di ministeri alternativi. E’ innegabile che all’interno del Sinodo ci sia una forte tendenza a favore dell’ordinazione dei viri probati però molti dei partecipanti si rendono conto che ciò sarebbe solo una piccola parte del problema e non la soluzione. Io credo che la formazione degli agenti pastorali, la formazione delle persone come ministri della parola, come ministri straordinari dell’eucaristia, che già sta avvenendo in tante regioni amazzoniche, ha risolto non pochi problemi. Ma come sempre il punto nodale sono le vocazioni, per le quali anche noi dobbiamo pregare.

11 ottobre 2019, 09:39