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Sinodo. Giovenale (Brasile): ordinazione degli sposati e diaconi per i battesimi

Le proposte del vescovo di Cruzeiro do Sul, monsignor Flavio Giovenale, intervenuto questa mattina al Sinodo per l’Amazzonia, “nate dall’esperienza di una diocesi con un prete ogni 5mila chilometri quadrati”. Preti sposati accanto ai celibatari, diaconi e diacone non permanenti per battesimi e liturgie, e preti comunitari

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Monsignor Flavio Giovenale è vescovo di Cruzeiro do Sul, Amazzonia brasiliana, diocesi di quasi 130mila chilometri quadrati, ma è nato 65 anni fa a Murello, nell’arcidiocesi di Torino. Salesiano dal 1971, è missionario in Brasile fin dal seminario, e ha iniziato la sua missione episcopale nel 1997 a Abaetetuba, nello Stato del Parà, porto dal quale viene esportato il legname della Foresta amazzonica. Al Sinodo, nel suo intervento di questa mattina, alla terza congregazione, non ha però parlato di difesa del Creato e di ecologia integrale, che pure sono temi forti del suo episcopato, ma della drammatica carenza di presbiteri in Amazzonia, del ruolo dei diaconi e delle donne nelle comunità cristiane più isolate. Ecco come spiega le sue proposte a "Vatican News".

Ascolta l'intervista a monsignor Giovenale

R.  – Ci sono dei punti che dobbiamo discutere, come la ministerialità per la regione amazzonica. Allora io ho fatto delle proposte concrete, a partire dall’esperienza. L’esperienza in cui vivo è che la mia diocesi ha un prete ogni 5mila chilometri quadrati, per cui sarebbe come se in Italia ci fossero solo 62 preti, due o tre per ogni grande regione. Allora, a partire da questo, la proposta di rivedere i criteri per l’ordinazione in modo che ci possano anche essere persone sposate. Ho fatto la proposta di preti comunitari, cioè di preti che sono diocesani, però agiscono nelle piccole comunità, come le nostre parrocchie qua in Italia. Noi abbiamo quasi 130mila chilometri quadrati per 12 parrocchie, perciò sarebbe come due o tre parrocchie per il Piemonte, due o tre parrocchie per il Triveneto. Sono distanze enormi e dobbiamo cercare altre forme. Un’altra idea è di avere pastori e pastore, come se fosse un diaconato non permanente, dato sia agli uomini sia alle donne, che possano celebrare il Battesimo, la Parola di Dio, non la confessione ma l’accoglienza, con un consiglio e la benedizione, e infine l’assistenza ai malati. Sappiamo che l’unzione dei malati è propria dei preti, però anche i laici potrebbero dare un’unzione, una benedizione che non sia sacramentale ma che certamente potrebbe aiutare il malato con la benedizione di Dio.

Nel laicato di questi villaggi ci sono persone che potrebbero coprire questo ruolo?

R.  – Devono essere persone indicate dal popolo e che già vivono là, che vivono del loro lavoro normale ma che dedichino alcune ore, come fanno adesso già anche qui in Italia le catechiste, i catechisti, i ministri straordinari della comunione eucaristica, quindi che si dedichino in modo speciale ad accompagnare le persone nei momenti di afflizione, di dolore, di sorprese, nei quali abbiamo bisogno di qualcuno. Allora, in questi momenti, è importante che ci sia la presenza ufficiale e sacramentale della Chiesa cattolica.

Ha parlato anche dell’ordinazione di uomini sposati?

R. – Sì, anche altri quattro padri sinodali prima di me ne hanno parlato, questo è un discorso che si faceva già quando io ero bambino, allora sta maturando. Ci sarebbero due possibilità: quella di preti celibatari e quella di preti sposati. Queste idee sono sorte dall’ascolto dei fedeli, che ti dicono: “Ma perché tizio non potrebbe essere prete? Perché quella donna non potrebbe essere diacona?” Allora noi vediamo con gli studi sempre rispettando molto la tradizione, ma tradizione vuol dire anche andare avanti, come in una staffetta: uno porta il bastone e poi lo consegna all’altro, non è stare fermi. Quello sarebbe tradizionalismo o un museo! Invece la tradizione nella Chiesa vuol dire cambiare e andare sempre avanti.

Quali attese ha per questo Sinodo?

R. – Speriamo che possiamo dare qualcosa! Ma il Sinodo ha già avuto un risultato molto positivo: aiutarci a sognare e a riflettere a partire dalla realtà, non dai documenti. In modo che possiamo capire che i documenti sono un riflesso poi della realtà. “Il sabato - diceva Gesù - è stato fatto per l’uomo non l’uomo per il sabato”. Perciò i documenti sono importanti ma riflettono anche una tappa della Chiesa, della storia della Chiesa, ma poi possono anche cambiare ed evolvere.

08 ottobre 2019, 15:51