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Le società di oggi sempre più pluriculturali e plurireligiose   (Maratona a Philadelphia, Usa) Le società di oggi sempre più pluriculturali e plurireligiose (Maratona a Philadelphia, Usa)  (2019 Getty Images)

Educare alla democrazia per una convivenza armoniosa nelle società globalizzate

"La Democrazia: un’urgenza educativa in contesti pluriculturali e plurireligiosi": questo il tema del Seminario internazionale in corso in Vaticano. Promosso dalla Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis, è il primo di una serie di appuntamenti in vista dell'incontro convocato dal Papa per il prossimo 14 maggio. Nostra intervista al politologo Alberto Lo Presti

Adriana Masotti - Città del Vaticano

“Il pensiero democratico e le forme politico-istituzionali della democrazia nascono in un tempo e in contesti che non esistono più. Le moderne democrazie sono chiamate a confrontarsi teoricamente con tale distanza e, dal punto di vista pratico, a riorganizzarsi per rispondere al cambiamento”. Con queste parole il sito della Congregazione per l’Educazione Cattolica, avvia la presentazione del progetto: “La Democrazia: un’urgenza educativa in contesti pluriculturali e plurireligiosi” promosso dalla Fondazione Gravissimum Educationis, istituita presso il Dicastero vaticano da Papa Francesco il 28 ottobre 2015. Il progetto viene svolto contemporaneamente in 14 Università nel mondo, attraverso attività di ricerca e di formazione. In Italia sono coinvolte la Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) di Roma e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Rientrano nel progetto seminari annuali e un Congresso internazionale conclusivo (2021).

Il Seminario del 16 e 17 settembre

Un Seminario internazionale a cui partecipano una trentina di referenti locali, in prevalenza professori universitari, è in corso in questi giorni presso la sede della Fondazione Pontificia per un confronto sul tema del progetto stesso e per condividere il percorso fin qui compiuto. L’incontro è il primo evento di un percorso già programmato in vista dell'appuntamento del 14 maggio 2020 proposto dal Papa, insieme ad un nuovo Patto educativo mondiale. L’invito che Francesco ha rivolto, lo scorso 12 settembre, agli operatori del campo dell’educazione e della ricerca e alle personalità che a livello mondiale occupano posti di responsabilità è ad avere “il coraggio di investire le migliori energie con creatività e responsabilità” per realizzare “un’alleanza generatrice di pace, giustizia e accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché di dialogo tra le religioni”.

Lo Presti: la democrazia oggi è chiamata a rigenerarsi

Coordinatore del progetto: “La Democrazia: un’urgenza educativa in contesti pluriculturali e plurireligiosi” e del Seminario in corso, è Alberto Lo Presti, professore di Storia delle Dottrine politiche alla LUMSA e di Dottrina sociale della Chiesa all’Istituto universitario Sophia di Loppiano. Ai nostri microfoni spiega perché è necessario riflettere, oggi, sulla democrazia:

Ascolta l'intervista ad Alberto Lo Presti

R. – Sono molte le voci che nel mondo contemporaneo mettono in rilievo come la forma di democrazia stia attraversando un periodo di crisi. Lo vediamo: c’è un proliferare di populismi, di neosovranismi oppure di improbabili, avventurosi, ritorni a elementi della democrazia diretta. Cioè, sembra che le premesse della democrazia che tanto abbiamo incentivato per poterle realizzare - libertà, uguaglianza, pace - oggi acquistino dei significati propri. In questo senso si dibatte sulla democrazia perché si ravvisa che è una forma di governo che sta passando una certa crisi.

Perché la Chiesa è interessata a partecipare a questo dibattito sulla democrazia?

R. – C’è bisogno di dare un’anima alla democrazia di oggi. La democrazia deve essere impregnata di valori che dicono il bene comune, il dovere di solidarietà, un’uguaglianza di accesso a certe risorse minime, la libertà di sviluppare la propria personalità ecc... La democrazia, insomma, come capacità di proporsi nella vita pubblica attraverso delle virtù precise che la Chiesa conosce bene, perché pongono al centro della sua missione la dignità della persona umana. Ecco perché la Chiesa oggi, in questo momento di crisi della democrazia, può dare un contributo unico.

I tempi sono cambiati e anche il volto delle nostre società. Tutti noi viviamo ora in contesti, come dice il titolo del Seminario, pluriculturali e plurireligiosi. Questo che cosa significa per la democrazia?

R. La crisi della democrazia si rivela più acuta in quelle società in cui le differenze di visione morale, di costumi, di fede religiosa, di tradizioni culturali si esprimono in modo importante. Ora la democrazia nasce 200 anni fa circa per far convivere insieme borghesi e proletari e così disinnescare il conflitto sociale. Ma oggi le differenze non sono tra borghesi e proletari, sono tra cittadini di fede diversa, di visioni del mondo differenti, di culture diverse, quindi la democrazia è chiamata a rigenerarsi. Cosa significa? A cogliere la sfida multiculturale e multireligiosa, mostrando dunque che c’è bisogno di approfondire le ragioni della convivenza. E proprio perché la sfida è sulle differenze religiose e culturali, rimettere al centro della scena l’appartenenza religiosa èattualmente assolutamente decisivo. E quindi l’educazione alla democrazia oggi deve fare propria questa istanza precisa, cioè le appartenenze religiose e, siccome le religioni possono dialogare tra loro, questa educazione alla cittadinanza democratica avrà nel dialogo uno degli strumenti principali per esprimersi.

Il Seminario in corso, e il progetto in cui è inserito, collega democrazia e educazione. Quale il motivo di questo legame?

R. – Per realizzare la democrazia ci vogliono ingredienti che non possono essere disattesi. Ci vuole un minimo di cultura dei diritti, un minimo di cultura che dice il primato delle regole, ci vuole un minimo di valorizzazione della partecipazione politica. Ci vuole un minimo riconoscimento delle pari opportunità, ci vogliono insomma dei requisiti che oggi invece i cittadini che provengono da diverse culture e diverse religioni, possono avere davvero in modo eterogeneo, cioè non sono garantiti. Dunque la sfida educativa è decisiva. Bisogna tornare a formare cittadini della convivenza democratica che abbiano questi requisiti decisivi per far stare tutti insieme nel medesimo spazio pubblico, rispettandosi, facendo prevalere le ragioni del dialogo e concorrendo tutti quanti verso il bene comune.

Lanciando un Patto per l’educazione, Papa Francesco afferma che è necessario avere “il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità (...) come Gesù si è chinato a lavare i piedi agli apostoli”. Persone che, ad esempio, si dedichino alla politica…

R. - Sì, c’è un contributo originale che proviene dal magistero di Papa Francesco oggi: il suo è un invito sia a promuovere la partecipazione politica - e il valore della partecipazione è fondativo della dottrina sociale della Chiesa, perché mette tutti nella medesima contribuzione al bene comune -, sia anche ad accompagnare e far crescere le vocazioni politiche. Se tutti, quindi, sono chiamati a partecipare poi c’è qualcuno che è chiamato all’esercizio della politica, alla politica come servizio. E quello che la Fondazione Gravissimum Educationis con la sua iniziativa ha voluto realizzare è proprio questo: promuovere la partecipazione ma anche rilevare, accompagnare, far crescere le vocazioni politiche.

17 settembre 2019, 15:27