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Premio “Stella d’Italia” a Enoc: “Il Bambino Gesù non chiude gli occhi davanti al dolore"

L’ ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani ha consegnato a Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, l’onorificenza di Commendatore della Stella d’Italia, per le attività di eccellenza del nosocomio e per i suoi progetti internazionali in 12 Paesi del mondo

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“Il nostro primo obiettivo, come Ospedale Bambino Gesù, è portare nel mondo, dove c’è più bisogno, le nostre competenze, attraverso la formazione dei medici locali, ma qui da noi, perché non siamo una ong, i nostri medici lavorano dentro l’ospedale e ogni volta che vanno a fare una missione mancano al Bambino Gesù. Quindi bisogna portare avanti questi progetti internazionali con attenzione e con prudenza. Certo che però, quando vedo certe situazioni, mi diventa quasi impossibile chiudere gli occhi. Sono arrivati l’altro giorno quattro bambini dalla Libia, inviati dalla Cooperazione italiana; presto ne arriveranno altri 10 … E tutti in condizioni molto gravi. Ed è bellissimo, veramente stupendo, vedere che tanti di loro possono rifiorire e ritrovare una buona qualità di vita”.

Dal 2015 alla guida dell'ospedale pediatrico più grande d'Europa

Mariella Enoc, la manager piemontese della sanità cattolica chiamata nel febbraio 2015 da Papa Francesco a guidare il consiglio d’amministrazione dell’Ospedale Bambino Gesù, parla così a “Vatican News” dei progetti futuri del più grande ospedale pediatrico d’Europa, poco dopo aver ricevuto dell’ ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani l’onorificenza di Commendatore della Stella d’Italia, per le attività di eccellenza del nosocomio e per le sue attività internazionali in 12 paesi del mondo.

Sebastiani: Il Bambino Gesù eccellenza europea e mondiale

Nel spiegare le motivazioni del riconoscimento, conferito a Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata, Pietro Sebastiani definisce il Bambino Gesù “un’istituzione d’indiscussa, assoluta eccellenza europea e mondiale”. Toccato personalmente dal tema, per aver perso una figlia trent’anni fa “per una sindrome subdola e silenziosa” e per essere impegnato del Cda dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze e “in alcune realtà associative in campo neonatale”, l’ambasciatore ricorda che “Nella Chiesa, nei primi tre secoli, l’opera di soccorso e di sollecitudine verso i sofferenti e le vittime delle molte povertà, cresce di pari passo con il diffondersi dell’annuncio evangelico. E nel corso del tempo, l’impronta caritativa acquista sempre maggiore importanza”.

I quattro posti letto delle origini, 150 anni fa

E in questa storia si inserisce il Bambino Gesù, sottolinea Sebastiani, nato 150 anni fa grazie all’iniziativa della signora Salviati, “con i primi quattro posti letto sistemati in una piccola stanza nel centro di Roma”, è oggi il più grande ospedale pediatrico d’Europa, dove ci si prende cura di bambini provenienti da tutta Italia e da tutto il mondo. E ricorda i piccoli libici portati solo pochi giorni fa sul Gianicolo dalla Cooperazione italiana. E’ anche per questo, prosegue l’ambasciatore che, anche se dal 1924, quando fu donato a Papa Pio XI, il Bambino Gesù è chiamato l’”Ospedale del Papa”, è oggi “motivo d’indiscutibile orgoglio e vanto anche per la sanità italiana, e può essere considerato un ‘Ospedale da campo’”, come Papa Francesco ama considerare la Chiesa.

Prendersi cura di ogni bambino, non solo di un paziente

Come la Chiesa l’Opbg ha una missione universale, conclude Sebastiani, portata avanti da 150 mediatori culturali per 48 lingue, presenti nelle 4 sedi, ma anche da 14 progetti internazionali attivati in 12 paesi, dall’ospedale di Bangui, Repubblica Centrafricana, ricostruito e i suoi medici formati, alla Siria, dalla Cina all’Etiopia. Sempre con l’”attenzione per ogni bambino di cui si prende cura molto più di un semplice paziente”. Parte delle risorse, gestite con efficienza dalla presidente Enoc, “arrivano dal nostro Servizio sanitario nazionale, che paga le cure dei pazienti italiani. Per quelle dei bambini che provengono da altri Paesi però, così come per la ricerca, l’Ospedale deve recuperare i fondi necessari dalla solidarietà di tutti coloro, persone ed enti, che ne condividono le finalità e generosamente danno il loro aiuto”.

Manager dalle grandi capacità e sensibilità umana

Parlando a “Vatican News” l’ambasciatore Pietro Sebastiani riassume così le motivazioni del premio:

Ascolta l'ambasciatore Pietro Sebastiani

R. -“Si riconosce con questa onorificenza  (che porta le firme del presidente della Repubblica Mattarella e del premier Conte, n.d.r.) il grandissimo lavoro di Mariella Enoc a favore della sanità cattolica, delle sue doti di manager, delle sue grandi capacità e della sua grandissima sensibilità umana, e ovviamente anche dei risultati del lavoro di questi anni alla presidenza del Bambino Gesù, dove l’ha chiamata Papa Francesco, e delle attività internazionali che ha saputo promuovere, dalla Siria alla Cambogia, fino alla Thailandia”.

Mariella Enoc: è bellissimo vedere i bambini rifiorire

Alla consegna del riconoscimento sono presenti anche Jerson, quattordicenne venezuelano ricoverato al Bambino Gesù da luglio perchè affetto da anemia aplastica, e la madre Veronica, che ringrazia commossa l'ospedale per l'aiuto. Jerson è arrivato in Italia magrissimo, e già ora si vedono sul suo fisico gli effetti positivi della cura. La presidente dell’Ospedale Bambino Gesù Mariella Enoc, con la spilla di Commendatore della Stella d’Italia, spiega così quanto l’ospedale è importante per l’Italia e per il Mondo.

Ascolta l'intervista a Mariella Enoc

R. – Il Bambino Gesù ha una grandissima competenza scientifica e questo è il primo dono che si deve portare e serve al Paese-Italia, ai bambini italiani, ma deve servire anche ai bambini di tutto il mondo. L’ ospedale collabora con molte istituzioni straniere, proprio anche nella ricerca, perché su questa c’è un continuo avanzamento e noi siamo molto attenti a questo aspetto. Ce lo ha chiesto recentemente il Mount Sinai Hospital di New York, stiamo collaborando a livello mondiale con Ibm, quindi sono anche collaborazioni un po’ particolari. Questa mattina ho firmato un accordo con l’ospedale di Monaco … tutti questo, lo portiamo in Paesi dove c’è bisogno di una maggiore competenza, come anche la Cina, la Russia, quindi Paesi evoluti; ma allo stesso tempo lo portiamo in altri Paesi dove invece c’è grande bisogno di formazione. E questi sono i Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.

Con i progetti internazionali dell’”Ospedale dei figli del mondo”, il Bambino Gesù è davvero un ospedale “in uscita”, come chiede anche Papa Francesco a tutta la Chiesa?

R. – Sì: in questo credo che mi abbia aiutata molto essere diventata presidente con il Pontificato di Papa Francesco, con il quale c’è veramente una profondissima sintonia e io credo davvero che un ospedale della Chiesa, perché il Bambino Gesù è un ospedale della Santa Sede, non possa venir meno alla missione che ha la Chiesa e che Papa Francesco ci invita a fare. Che è quella di essere un ospedale che porta il dono più bello, che è il sapere, in tanti Paesi dove c’è ancora tanto tanto percorso da fare. La formazione dei medici è davvero per noi uno degli obiettivi più importanti. E lo facciamo con Paesi difficili, dove è anche difficile la connessione. In questo momento abbiamo sei medici cinesi, abbiamo medici della Repubblica Centrafricana, abbiamo medici dalla Tanzania: vengono a formarsi qui da noi e poi noi li accompagniamo nella formazione nei loro Paesi.

Quanto l’ha aiutata nel suo lavoro l’ essere cresciuta nell’Azione Cattolica?

R. – Certamente il mio impegno nasce da un profondissimo amore per la Chiesa, un amore che – appunto – non è di parte. Io mi sono sempre sentita un “cristiano della domenica” e questo mi ha aiutata molto anche ad avere una grande libertà. Quindi, io rispondo solo alla mia coscienza di cristiano; in questo momento rispondo al Santo Padre nella sua missione, però sono libera ma soprattutto mi viene anche permesso, devo dire, grazie alla generosità del Santo Padre e alla pazienza del cardinale Parolin, di fare tutte queste cose. Mi viene chiesto, certo, di mantenere l’ospedale in equilibrio, di mantenerlo sostenibile e questo deve essere fatto. Non avevo più voglia di fare i bilanci, ma ho continuato a farli perché capisco che adesso li faccio per uno scopo diverso: non per dare utili, ma per poter dare umanità. E questo, allora, mi fa anche sopportare la fatica di organizzare, di fare numeri … Però, oggi non lo faccio più per società quotate: lo faccio davvero per poter dare umanità. Ed è il dono più bello che sento di avre ricevuto in questi anni.

Dove porterete ancora questa umanità? Adesso siete presenti in 12 Paesi con 14 progetti …

R. – Noi abbiamo richieste da tanti Paesi. In questo momento, molte dall’America Latina, dove siamo poco presenti. Con prudenza, come mi ha raccomandato il Santo Padre, cerchiamo di dare risposte. E in questo momento soprattutto di accogliere i medici che da questi Paesi vengono a formarsi qui. Perché noi non siamo una ong, quindi i nostri medici lavorano dentro l’ospedale e ogni volta che vanno a fare una missione mancano all’ospedale. Quindi devo farlo con attenzione e con prudenza. Certo che però, quando vedo certe situazioni, mi diventa quasi impossibile chiudere gli occhi. Sono arrivati l’altro giorno quattro bambini dalla Libia, inviati dalla Cooperazione italiana; presto ne arriveranno altri 10 … E come i bambini che sono arrivati ultimamente, certamente in condizioni molto, molto gravi. Ed è bellissimo, veramente stupendo, vedere che tanti di loro possono rifiorire e ritrovare una buona qualità di vita.

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La consegna dell'onorificenza a palazzo Borromeo
26 settembre 2019, 14:07