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Viganò: “Una nuova sfida al servizio della Chiesa”

“Ora che la prima grande fase della riforma dei media vaticani si può dire conclusa, accolgo con gratitudine la sfida della comunicazione nell’ambito dello studio e ricerca interdisciplinare”. Così monsignor Viganò, nominato da Francesco Vice-Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali

Massimiliano Menichetti – Città del Vaticano

 

Da Marzo del 2018, dopo le sue dimissioni da prefetto, ha ricoperto l’incarico di assessore presso il Dicastero per la Comunicazione. A distanza di poco tempo una nuova nomina. Come l’ha accolta?

Come una nuova sfida e un servizio. Sono grato al Papa che sempre mi ha accompagnato e sostenuto. Ormai la prima grande fase della riforma dei media vaticani si può dire conclusa. Con il prossimo trasferimento dell’Osservatore Romano a Palazzo Pio, sede di Vatican News e di Radio Vaticana, si concretizza di fatto l'unico sistema comunicativo della Santa Sede. Il Papa stesso quando ha accettato le mie dimissioni mi aveva chiesto di restare nel Dicastero per poter dare un contributo “umano e professionale al nuovo Prefetto al progetto di riforma voluto dal Consiglio dei Cardinali” e così è stato.


La riforma dei media vaticani però non è conclusa…

Certo ma ora inizia una nuova fase più propriamente riorganizzativa dal punto di vista editoriale. Molte sono le sfide che la contemporaneità impone e la nuova forma della comunicazione della Santa Sede conserva il multilinguismo, la multiculturalità, proiettandosi ancora di più in ambiti multicanale, multipiattaforma, multimediali e multidevice. Una nuova fase che poteva avviarsi solamente dopo la conclusione della precedente.

Cosa ha detto al Papa quando le ha comunicato il nuovo incarico?

L’ho ringraziato anzitutto. Il ministero, la vita di un prete, infatti, non è libera espressione di un “io individuale” che cerca strade di realizzazione ma anzitutto accoglienza di quanto viene richiesto. Solo così si può concretamente attestare che il protagonista della vicenda personale è il Padre. La gratitudine poi si colora di aspetti legati alla propria storia e questa esperienza mi riporta di fatto a quanto ho vissuto prima di iniziare il mio servizio in Santa Sede: dalla Cattolica alla LUMSA, alla LUISS al Laterano per anni ho fatto ricerca e insegnato. Ora, ho detto al Papa, posso mettermi al servizio attraverso lo studio e la ricerca soprattutto nell’ambito della comunicazione.

Cosa porterà con sé di questi anni di lavoro?

Sicuramente i volti che ho incontrato nel mondo e che ci ringraziano perché diffondiamo la voce, l’immagine, i contenuti del Papa, la salvezza del Vangelo. Porterò con me l’impegno e il sacrificio di tanti, certamente anche l’amicizia di molti con cui ho condiviso momenti bellissimi e altri più complessi. Porterò anche due doni che ho sulla mia scrivania, ma non dirò quali.

31 agosto 2019, 12:01