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Papa Francesco ai funerali del cardinale Silvestrini Papa Francesco ai funerali del cardinale Silvestrini   (Vatican Media)

Silvestrini, uomo del dialogo e di efficace servizio al Papa. I funerali in San Pietro

Si sono tenute nel pomeriggio, nella Basilica vaticana, le esequie del cardinale Achille Sivestrini. La Liturgia è stata celebrata dal cardinale Giovanni Battista Re, vice-decano del Collegio Cardinalizio e, al termine, Papa Francesco ha presieduto il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio. Ai microfoni di Radio Vaticana Italia, monsignor Claudio Maria Celli offre un ritratto del porporato. Al termine del rito breve saluto del Papa al premier incaricato Conte

Antonella Palermo e Adriana Masotti – Città del Vaticano

Si sono tenute oggi, alle ore 15.30, presso l’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, le esequie del Cardinale Achille Silvestrini, prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali, deceduto ieri all'età di 95 anni. A celebrare la liturgia esequiale il cardinale Giovanni Battista Re, vice decano del Collegio Cardinalizio, insieme a cardinali, arcivescovi e vescovi. A conclusione della Celebrazione eucaristica, il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio presieduto da Papa Francesco.

Cardinale Re: una vita operosa a servizio di Chiesa e società 

Nell’omelia il cardinale Re, tratteggiando la vita e la figura del porporato scomparso, ha sottolineato: “La sua lunga e operosa vita è stata totalmente spesa nella Curia Romana al servizio della Chiesa, del Papa e della Santa Sede, ma anche al bene della società: i ruoli infatti che egli ha ricoperto lo hanno portato ad operare a favore della pace, dei diritti umani e delle grandi cause dell’umanità in campo internazionale". Nei suoi 36 anni di lavoro in Segreteria di Stato, ha proseguito, la stima nei suoi riguardi andò via via crescendo. “La sua attenzione alle persone, la sua cultura, la conoscenza di uomini e di avvenimenti e la sua capacità di approfondimento dei problemi gli davano la prospettiva delle cose possibili, a bene della Chiesa ma anche della società.”

Innumerevoli le sue missioni diplomatiche

Riguardo all'attività diplomatica di Silvestrini, il cardinale Re ha ricordato la collaborazione con il cardinale Casaroli “anche nel portare avanti il dialogo con i regimi comunisti dei Paesi oltre la 'cortina di ferro', la cosiddetta Ostpolitik durante il periodo della 'guerra fredda'. Lo scopo era di soccorrere e sostenere, per quanto possibile la Chiesa cattolica nei Paesi che erano sotto l’egemonia sovietica, in modo che potesse continuare a vivere, o meglio a sopravvivere, nonostante le sfavorevoli circostanze". Di lui ha ricordato poi, tra l'altro, il grande lavoro sul tema della libertà religiosa, il sostegno per l’attuazione del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari. “Ebbe sempre particolarmente a cuore le questioni riguardanti l’Italia”, ha sottolineato ancora il cardinale Re, ricordando che fu a capo della Delegazione vaticana per la revisione del Concordato Lateranense con l’Italia. Così come “trovò sempre tempo per dedicarsi alla formazione dei giovani” a cui si dedicò in particolare dopo aver lasciato, per raggiunti limiti di età, gli incarichi nella Curia Romana. “La lunga vita del cardinale Silvestrini - ha quindi concluso il cardinale Re -  fu intensamente operosa. Quanto egli ha fatto rimarrà negli Annali della Santa Sede. Noi, raccolti intorno alla sua salma, imploriamo per lui la misericordia divina, nella quale ha creduto e sperato, affinché, purificato da ogni colpa, sia accolto dal Signore nell’immensità del suo amore e nella sua eterna felicità”.

Breve saluto del Papa al premier incaricato Conte 

Al termine della celebrazione Papa Francesco ha salutato il presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte. Lo ha comunicato ai giornalisti il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni con la seguente dichiarazione: "Questo pomeriggio, a margine delle esequie del Cardinale Achille Silvestrini, il Santo Padre Francesco ha incontrato brevemente per un saluto il Presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, e con lui ha ricordato con affetto la figura del Cardinale".

Il ricordo di monsignor Celli

Lo stile di un uomo di Dio che ha amato profondamente la Chiesa universale senza mai trascurare l'impegno per valorizzare i talenti dei più giovani: nelle parole di monsignor Claudio Maria Celli, vice presidente della Fondazione Comunità Domenico Tardini, di cui il cardinale Silvestrini è stato presidente, un ricordo personale del porporato scomparso:

Ascolta l'intervista all'arcivescovo Claudio Maria Celli

R. – Ho cominciato il mio lavoro in Segreteria di Stato nella Seconda Sezione dei Rapporti con gli Stati nel 1982. Monsignor Silvestrini era il mio superiore. Come lei sa, lavoro anche a Villa Nazareth, che è stata l’aspetto forte della vita stessa di Silvestrini. Noi lo chiamavamo “don Achille” e lo chiamiamo ancora così. Per noi in casa, qui a Villa Nazareth è stato certamente un padre, un maestro; ci ha insegnato ad amare. Villa Nazareth è una realtà che cerca di valorizzare il talento dei giovani e delle giovani di oggi, offrendo loro delle grandi possibilità di crescita per trovare il proprio cammino nella vita. Come uomo di Chiesa, si è dedicato al dialogo tra i popoli. Preferisco chiamarlo così: uomo del dialogo. È stato un uomo che ha cercato di capire come lo Spirito muove la storia dell’umanità, il cammino dei popoli, il cammino e la ricerca dell’uomo. Per me questo è stato il suo grande merito: è stato proprio un uomo di dialogo; un uomo capace di costruire ponti e non muri; un uomo attento ad accogliere, attento a capire, a cogliere quelle che erano le movenze più profonde dell’umanità nelle sue grandi e più vive aspirazioni.

Un uomo di Curia che non ha perso di vista l’impegno pastorale…

R. - Esattamente. Silvestrini dedicava grande parte del suo tempo al lavoro di ufficio per la Santa Sede, ma poi il resto del suo tempo era dedicato a Villa Nazareth, al dialogo con i giovani, al cammino dei giovani, nel rispetto grande del tempo di ciascuno. Il suo era uno stile mai impositivo: era sempre un accogliere, dialogando, dando spazio e rispettando proprio il cammino di crescita di ciascuno, i tempi di ciascuno. Questo per me è stato veramente di grande insegnamento. Era uomo di Chiesa, un uomo che amava profondamente la Chiesa e un uomo che era legato al Santo Padre. Le confesso che un giorno, mentre ero nel suo ufficio, il Segretario del Santo Padre lo chiamò al telefono dicendogli: “Eccellenza, il Santo Padre vuole parlarle”. La cosa che mi ha colpito – io l’ho sempre ricordato nella mia vita – è che si è alzato in piedi per parlare al telefono con il Papa, non è rimasto seduto. Mi ricordo ancora che gli disse: “Mi benedica, Padre Santo”. Un esempio di quella che era una devozione profonda di monsignor Silvestrini per il Papa e del servizio che lui donava al Papa nel grande servizio papale alla Chiesa. Una cosa bellissima, è di grande insegnamento. Sono piccole cose, queste… ma la vita non è fatta solo di grandi avvenimenti, è fatta di piccoli dettagli.

 

In un’epoca in cui al Pastore della Chiesa universale non sono risparmiate critiche, questo può essere considerato uno stile che insegna molto…

R.  - Prima le dicevo “di servizio al Papa”. Questo non significa solamente dire “Sì”, ma essere veramente collaboratore efficace, profondo, ricco nel servizio del Papa. Questo è ciò che lui ci ha insegnato. Un giorno mi disse: “Più il Papa ci dà fiducia, più impegna tutti noi a fare degli approfondimenti, ad essere più ricchi possibile nelle proposte al Santo Padre”. Mi interesso di Cina e non posso non ricordare in questo momento che il dialogo con il governo di Pechino è incominciato proprio quando c’era Giovanni Paolo II come Pontefice, Casaroli come Segretario di Stato e monsignor Silvestrini come Segretario per i Rapporti con gli Stati. Era un uomo che ha lottato molto su questo punto. Amo proprio ricordare questo perché mi tocca da vicino per il mio lavoro nella Santa Sede. Potrei dire che il dialogo con Pechino è cominciato al tempo di monsignor Silvestrini.

Ricordiamo anche che il cardinale Silvestrini è stato prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali …

R. - Sì. Si immagini questo dialogo grande con tutto il Medio Oriente. Sappiamo benissimo in quali situazioni si trovano le Chiese Orientali in quel contesto così difficile, complesso e travagliato. È stato un uomo di lungimiranza; ha saputo anche essere guida in questo momento particolare.

 

Ultimo aggiornamento alle ore 18.40

30 agosto 2019, 11:14