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Mons. Fernando Chica Arellano, capo delegazione della Santa Sede alla 41esima conferenza della Fao Mons. Fernando Chica Arellano, capo delegazione della Santa Sede alla 41esima conferenza della Fao 

Mons. Arellano alla Fao: agricoltura sostenibile e aiuti alle famiglie rurali

L’arcivescovo Fernando Chica Arellano, capo della delegazione della Santa Sede, è intervenuto alla 41esima sessione della conferenza Fao sul tema: "Migrazione, agricoltura e sviluppo rurale". Le famiglie in agricoltura sono "custodi dei saperi tradizionali" e "del ruolo insostituibile della donna"

Manuel Cubías e Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Il “dolore e l’amarezza” dei migranti "esseri umani, come noi, ma costretti ad abbandonare le loro terre e le loro case per sfuggire alla povertà, ai conflitti, alle persecuzioni, agli effetti dannosi del cambiamento climatico e alle calamità naturali”, sono al centro dell’intervento dell’arcivescovo Fernando Chica Arellano, capo della delegazione della Santa Sede, alla 41esima sessione della Conferenza della Fao, l'agenzia della Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, sul tema: "Migrazione, agricoltura e sviluppo rurale".

Migranti per scoraggiamento e disperazione

Mons. Arellano sottolinea che il loro numero è in costante crescita, e si concentra sulle cause dell'emigrazione: "Non per libera scelta, ma per scoraggiamento e disperazione, spesso dettata dall'impossibilità di avere quel pane quotidiano che è parte integrante del diritto fondamentale alla vita”. Il rappresentante della Santa Sede ricorda che siamo sempre più lontani dal raggiungere gli obiettivi fissati dall'Agenda 2030, creare un mondo in cui nessuno soffre la fame. "Dopo alcuni anni di dati incoraggianti – afferma – purtroppo continuiamo a vedere crescere il numero di persone affamate in tutto il mondo”.

La proposta della Santa Sede

La proposta della Santa Sede è quella di “offrire indicazioni che aiutino a promuovere iniziative efficaci che tengano conto delle esigenze della persona umana”. Per questo, ricorda mons. Arellano, non possiamo dimenticare il ruolo centrale dell'agricoltura nei problemi della migrazione, della fame e della povertà. Per questo "è essenziale investire in un'agricoltura sostenibile", che consenta la creazione di infrastrutture adeguate e l'utilizzo di tecnologie innovative che valorizzino le risorse locali.

Nei paesi poveri lo sviluppo non frena l'emigrazione

Quindi, citando il Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare, il rappresentante della Santa Sede ricorda che "dobbiamo lavorare insieme per creare condizioni che consentano alle comunità e agli individui di vivere in sicurezza e dignità nel proprio paese”. E sottolinea che studi recenti indicano che lo sviluppo e la crescita dei redditi, nei paesi a basso reddito, “portano normalmente ad un aumento dell’emigrazione”, che cala solo quando si raggiunge un livello di reddito medio-alto. Per questo non possiamo evitare, e qui mons. Arellano cita Papa Francesco, "l'obbligo di accogliere, proteggere, promuovere e integrare coloro che arrivano quotidianamente dai paesi in via di sviluppo alla ricerca di un'esistenza più dignitosa e serena”.

No all'emergenza, andare alle cause delle migrazioni

E’ necessario allora, davanti a flussi migratori “a carattere strutturale”, dei quali la Fao ha compreso la portata, superare, come chiede dal 2015 il Papa, la “fase di emergenza per dare spazio a programmi che tengano conto delle cause delle migrazioni, dei cambiamenti che si verificano e delle conseguenze che danno nuovi volti alle società e ai popoli". Ma è necessario anche formulare politiche di tutela dei migranti impiegati nel settore agroalimentare. Il diplomatico vaticano sottolinea che, nel settore agroalimentare di molti paesi sviluppati, "sono preoccupanti le frequenti e numerosissime testimonianze di immigrati vittime di assunzioni illegali, ai quali non sono garantiti i diritti più elementari e fondamentali, costretti ad accettare condizioni di lavoro veramente disumane che offendono la loro dignità”.

Sviluppo rurale e lavoro giovanile 

Mons. Chica Arellano invita infine a fissare il nostro sguardo sullo spostamento all'interno dei paesi. "Sono persone che spesso si spostano dalle aree rurali a quelle urbane. Tuttavia, in mancanza della necessaria preparazione o delle competenze professionali richieste nelle città, sono costretti a rimanere nel circolo vizioso della povertà”. Per questo insiste sull'importanza dello sviluppo rurale, che può accrescere la sicurezza alimentare nelle città. E cita Papa Francesco: "Il lavoro giovanile in agricoltura, oltre a combattere la disoccupazione, può dare nuovo vigore ad un settore che sta diventando strategico per l'interesse nazionale di molti Paesi".

Per i giovani imprenditori in agricoltura

Per mons. Chica Arellano è importante "promuovere politiche volte a sviluppare l'imprenditorialità giovanile nel settore agricolo, ad esempio facilitando il loro accesso alla terra, la tutela dei diritti di proprietà fondiaria e la sicurezza, nonché l'accesso al credito e ai mercati locali". E ricorda che Papa Francesco ha invitato i giovani delle comunità indigene a tornare alle culture di origine, a "prendersi cura delle radici, perché dalle radici nasce la forza che le farà crescere, fiorire e portare frutti.

Appello alla FAO

La FAO dovrebbe quindi promuovere "la formulazione di politiche che sostengano e sostengano le famiglie rurali, affinché non perdano la loro identità di trasmettitori di valori fondamentali come la custodia dei saperi tradizionali, il rispetto intergenerazionale e il rafforzamento del ruolo insostituibile della donna nel settore agricolo e zootecnico". Il capo delegazione della Santa Sede, conclude ricordando “l'importanza di promuovere una visione eticamente fondata dell'economia e della società”. Questo permetterà, continua, "la giusta e pacifica convivenza tra le nazioni", "per realizzare uno sviluppo sostenibile e integrale che metta la persona umana al centro".

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26 giugno 2019, 12:01