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Fedeli cattolici pregano davanti alla Basilica di Nostra Signora di Sheshan a Shanghai Fedeli cattolici pregano davanti alla Basilica di Nostra Signora di Sheshan a Shanghai  Editoriale

Suggerimenti per il Clero cinese nel rispetto della libertà di coscienza

Gli Orientamenti pastorali della Santa Sede per Vescovi e sacerdoti di fronte alla richiesta delle autorità governative di registrarsi civilmente: la salvaguardia della dottrina cattolica e della coscienza

Andrea Tornielli

Assoluto rispetto della libertà di coscienza di ciascuno, vicinanza e comprensione per la situazione che tuttora vivono le comunità cattoliche, suggerimenti per scelte operative concrete che permettano al Clero cinese di registrarsi senza venir meno a ciò che la Chiesa cattolica ha sempre creduto circa la comunione con il Successore di Pietro. È quanto contiene la Nota della Santa Sede sugli Orientamenti pastorali per i Vescovi e i sacerdoti della Repubblica Popolare Cinese.

All’origine del documento ci sono le tante domande arrivate in Vaticano da parte del Clero della Cina. Quale comportamento tenere di fronte alla pressante richiesta di registrarsi secondo quanto stabilito per legge dalle autorità politiche? Che cosa fare con il dilemma di coscienza rappresentato da alcuni testi problematici che spesso viene chiesto di sottoscrivere?

Di fronte a questi quesiti la Santa Sede risponde innanzitutto ribadendo un principio generale fondamentale: deve essere rispettata la libertà di coscienza e dunque nessuno può essere forzato a compiere un passo che non intende compiere.

 

La firma dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei Vescovi del settembre 2018 ha avviato un cammino nuovo nelle relazioni sino-vaticane e ha portato al primo importante risultato della piena comunione di tutti i vescovi cinesi con il Papa. Ma non tutte le difficoltà sono state risolte: l’Accordo rappresenta infatti soltanto l’inizio di un percorso. Una delle difficoltà attuali riguarda la richiesta rivolta a sacerdoti e vescovi di registrarsi ufficialmente presso le autorità, come prescritto dalla legge cinese. Nonostante l’impegno a voler trovare una soluzione accettabile e condivisa, in diverse regioni della Repubblica Popolare Cinese ai sacerdoti vengono proposti testi da sottoscrivere non conformi alla dottrina cattolica, che creano comprensibili difficoltà di coscienza, là dove viene chiesto di accettare il principio di indipendenza, autonomia, e autogestione della Chiesa in Cina.

La situazione odierna appare ben diversa da quella degli anni Cinquanta, quando vi fu il tentativo di creare una Chiesa nazionale cinese staccata da Roma. Oggi, grazie all’Accordo Provvisorio, le autorità di Pechino riconoscono il ruolo peculiare del Vescovo di Roma nella scelta dei candidati all’episcopato e dunque la sua autorità di Pastore della Chiesa Universale. La Santa Sede sta continuando a lavorare, perché ogni dichiarazione, richiesta all’atto della registrazione, sia in linea non solo con le leggi cinesi ma anche con la dottrina cattolica e, pertanto, accettabile per Vescovi e sacerdoti.

Considerando la particolare situazione vissuta dalle comunità cristiane del Paese, in attesa di superare definitivamente il problema, la Santa Sede suggerisce dunque una possibile modalità concreta per permettere alla persona che si trova nel dubbio, ma desiderosa di registrarsi, di poter sciogliere le sue riserve.

Si tratta di un suggerimento che si inserisce nel solco inaugurato dalla Lettera ai cattolici cinesi pubblicata nel maggio 2007 da Benedetto XVI. In quel testo Papa Ratzinger riconosceva che «in non pochi casi concreti, se non quasi sempre, nella procedura di riconoscimento intervengono organismi che obbligano le persone coinvolte ad assumere atteggiamenti, a porre gesti e a prendere impegni che sono contrari ai dettami della loro coscienza di cattolici». E aggiungeva: «Comprendo, perciò, come in tali varie condizioni e circostanze sia difficile determinare la scelta corretta da fare. Per questo motivo la Santa Sede, dopo avere riaffermato i principi, lascia la decisione al singolo Vescovo che, sentito il suo presbiterio, è meglio in grado di conoscere la situazione locale, di soppesare le concrete possibilità di scelta e di valutare le eventuali conseguenze all'interno della comunità diocesana». Già dodici anni fa, dunque, il Papa mostrava comprensione e, di fatto, autorizzava i singoli Vescovi a decidere pensando in primo luogo al bene delle rispettive comunità.

Oggi la Santa Sede compie un’ulteriore tappa di natura pastorale nel cammino intrapreso e in un contesto oggettivamente diverso rispetto al passato. Con gli Orientamenti pastorali ora pubblicati, si suggerisce la possibilità per Vescovi e sacerdoti di chiedere, al momento della registrazione, l’aggiunta di una frase scritta, dove si affermi che indipendenza, autonomia e autogestione della Chiesa si intendono senza venir meno alla dottrina cattolica. Vale a dire come indipendenza politica, autonomia amministrativa e autogestione pastorale, le stesse vissute da tutte le Chiese locali nel mondo. Se non sarà concesso fare l’aggiunta scritta, al Vescovo o sacerdote che intende registrarsi si suggerisce l’opportunità di fare questa precisazione almeno a voce, possibilmente in presenza di un testimone. E gli si chiede anche di informare subito il proprio Vescovo dell’avvenuta registrazione e delle circostanze in cui si è realizzata. Chi invece non se la sente di registrarsi a queste condizioni, non deve subire indebite pressioni.

È evidente l’origine del documento: uno sguardo realista sulla situazione esistente e sulle difficoltà tuttora presenti, l’intenzione di aiutare chi si trova nel dubbio rispettando sempre la coscienza di ciascuno nella consapevolezza delle sofferenze subìte, la volontà di contribuire all’unità dei cattolici cinesi e di favorire il pubblico esercizio del ministero episcopale e sacerdotale per il bene dei fedeli: la clandestinità infatti, come scriveva Benedetto XVI nella sua Lettera, «non rientra nella normalità della vita della Chiesa». Anche tra le righe di quest’ultima Nota della Santa Sede si intravvede la legge suprema della “salus animarum”, la salvezza delle anime, e l’intenzione di cooperare per l’unità delle comunità cattoliche cinesi, secondo uno sguardo evangelico che manifesta vicinanza e comprensione per quanto hanno vissuto e stanno vivendo i fedeli in Cina. Nel suo Messaggio del 26 settembre 2018 ai cattolici cinesi Papa Francesco aveva espresso «sentimenti di ringraziamento al Signore e di sincera ammirazione – che è l’ammirazione dell’intera Chiesa cattolica – per il dono della vostra fedeltà, della costanza nella prova, della radicata fiducia nella Provvidenza di Dio, anche quando certi avvenimenti si sono dimostrati particolarmente avversi e difficili».

Infine, va detto con chiarezza: non c’è ingenuità negli Orientamenti pastorali. La Santa Sede, come si legge nella Nota, è consapevole dei limiti e delle «pressioni intimidatorie» subite da molti cattolici cinesi, ma vuole mostrare che si può guardare avanti e camminare senza deflettere dai principi fondamentali della comunione ecclesiale. È la sollecitudine del Papa che permette di ancorare questi Orientamenti sulla speranza cristiana, seguendo lo Spirito che spinge la Chiesa a scrivere una pagina nuova.

28 giugno 2019, 12:03