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Mons. Gallagher: rispondere in maniera umana e cristiana alla crisi migratoria

Migranti e rifugiati. Contributi e sfide del presente: presso la Radio Vaticana, alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato, un incontro ad ampio respiro per dialogare e trovare soluzioni concrete ai tanti interrogativi imposti dal fenomeno migratorio. Nostra intervista al segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Gallagher

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

“La famiglia di Nazaret in esilio, Gesù, Maria e Giuseppe emigranti in Egitto sono il modello, l’esempio e il sostegno di tutti gli emigranti e pellegrini di ogni età e di ogni Paese, di tutti i profughi di qualsiasi condizione che, incalzati dalla persecuzione o dal bisogno, si vedono costretti ad abbandonare la patria, e a recarsi in terra straniera”. Con questa citazione che Pio XII affidava al documento Exsul Familia promulgato nel 1952, ripresa più volte da Papa Francesco, si è aperto l’incontro a Roma, nella sede della Radio Vaticana, sul tema: “Migranti e Rifugiati. Contributi e sfide per il presente”, organizzato dall’Ambasciata Argentina presso la Santa Sede (presidenza argentina del MERCOSUR). Un tavolo, ricco di spunti, dati ufficiali, visioni e best practices in termini di accoglienza, attorno al quale si sono alternati ambasciatori, esponenti ecclesiali, rappresentanti dell’Onu e dell’Oim, di organismi come Caritas Internationalis e Sant’Egidio, con l’intento di ricordare, alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato, il bisogno assoluto di cooperazione globale e responsabilità condivisa, per affrontare il più grande esodo di persone della storia recente. 260 milioni di migranti internazionali, 760 milioni di interni e stando al Rapporto dell’Unhcr, pubblicato oggi, oltre 70 milioni di rifugiati e richiedenti asilo, costretti a lasciare le loro case sotto la minaccia delle bombe, del terrore, della persecuzione politica e religiosa.

Il contributo offerto dalla Santa Sede

La Chiesa che nel suo DNA, nella sua storia, ha il gene della prossimità, della solidarietà, della cura di ogni persona in fuga, aspira a collaborare con la Comunità internazionale per promuovere e adottare misure efficaci a breve, medio e lungo periodo, di protezione della dignità, dei diritti e delle libertà di tutti i soggetti di mobilità umana, afferma il segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, mons. Paul Richard Gallagher, intervenuto all’incontro:

Ascolta l'intervista a mons. Paul Gallagher

R. – Credo che il messaggio della Santa Sede in questo momento è che riconosciamo che non è facile per i Paesi gestire la situazione migratoria e che insieme dobbiamo affrontare una realtà difficile; una realtà che non sparisce in una notte ma, alla crisi imposta da questo fenomeno, come il Papa ha detto, noi dobbiamo rispondere in una maniera umana, in maniera cristiana e dobbiamo cercare di fare del bene alle persone e non fare del male.

La Santa Sede come sta collaborando con gli altri Stati sul fronte migranti?

R. – Noi partecipiamo nelle istanze e nei tavoli internazionali; cerchiamo di contribuire alla formazione di questi Patti Globali,  e poi animiamo e sollecitiamo le organizzazioni cattoliche in tutto il mondo all’accoglienza. Poi, ovviamente, abbiamo questa Sezione del Dicastero per lo Sviluppo Integrale Umano che si occupa in particolare del fenomeno della migrazione e dei rifugiati che il Santo Padre stesso ha voluto guidare.

Lei ha citato i quattro verbi di Papa Francesco: accogliere, promuovere, proteggere e integrare. Eppure, spesso si continua a rispondere con la politica del muro, proprio in Europa, nata come Casa di Popoli …

R. - Sì è vero, ma noi cerchiamo di continuare a parlare con i nostri amici in tutta Europa, incoraggiando – come ho detto – risposte che possano portare soluzioni pratiche, che rispettino la sovranità dei Paesi, che però tengano anche a mente che la realtà è quella che è, i numeri sono quelli che sono, e noi dobbiamo affrontarla e dobbiamo aiutare. E’ ovvio che i conflitti nel mondo, le difficoltà per l’ambiente, la povertà estrema sono elementi che non cambiano da un giorno all’altro; per questo noi dobbiamo continuare, probabilmente per molti anni, ad agire in solidarietà con un amore fraterno nei riguardi di queste persone.

Prima parlava di politiche a breve, a medio e a lungo termine per affrontare il fenomeno migratorio: a proposito di quelle a lungo termine, c’è speranza che si realizzino? Cioè, c’è speranza di rendere concreto il diritto prioritario delle persone a vivere in sicurezza e pace nei propri Paesi?

R. – Sì, sicuramente: io sono stato come nunzio apostolico e collaboratore di nunziatura per vari anni in diversi Paesi del Centroamerica e in Africa, e ho una conoscenza locale; vedo che questo è un aspetto che ancora non va. Dobbiamo impegnarci di più. Però, in una maniera positiva, non guardando solo il buio, la crisi ma anche le opportunità, perché come è stato detto anche noi, qui in Europa, abbiamo i nostri problemi: abbiamo il problema demografico; abbiamo necessità di manodopera anche per le nostre industrie … Per questo è necessario avere un approccio equilibrato ma anche provare ad umanizzare noi stessi. Infatti, se uno tratta male le altre persone chi ne esce sminuito, siamo noi stessi.

Il Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale

Le persone in fuga, come i poveri in generale, sono dunque oggi una priorità della Santa Sede afferma padre Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, convinto che la ragione di questa attenzione non sia né politica né umanitaria, quanto piuttosto evangelica. Tornare al Vangelo, riconoscere nell’altro il volto sofferente di Cristo e tendergli la mano come il Samaritano è la migliore delle "best practices" che non solo i governi ma ogni uomo è chiamato a realizzare. 

Mettere al centro la persona

“Alle Chiese locali e ai governi - aggiunge - raccomandiamo di mettere al centro sempre la persona con i valori, con i principi, con i fondamenti che la Dottrina Sociale della Chiesa ci insegna. Noi come Dicastero rispondiamo direttamente al Santo Padre, quindi qualsiasi parola e qualsiasi indicazione che ci viene data direttamente da lui, diventa per noi un piano operativo. Quindi ogni volta che vengono evidenziate – e lo fa direttamente attraverso i suoi canali – situazioni particolari di emergenza, noi cerchiamo di rispondere poi a livello molto operativo e pratico con una formula molto semplice: come assistere le chiese locali affinché la risposta pastorale venga data da loro, quindi fare in modo che le chiese locali abbiano tutte quelle capacità e quelle risorse necessarie per rispondere in modo esaustivo a questa sfida. Oggi ho presentato uno dei programmi che abbiamo aiutato ad attivare in Sud America per i nostri fratelli migranti del Venezuela. Credo che la presenza di dieci conferenze episcopali del Sud America che sono impegnate insieme da due anni in un programma a 360 gradi, sia un ottimo esempio di quello che dovrebbe essere il nostro lavoro ovunque". 

20 punti di azione 

Padre Baggio ha presentato anche il documento intitolato “20 Punti di Azione per i Patti Globali”, realizzato dopo un’attenta consultazione con le conferenze episcopali e ONG cattoliche impegnate nel settore, che caldeggia una serie di misure efficaci per rispondere alle sfide odierne. In linea con il magistero del Papa, i punti, depositati presso l’Onu e in parte adottati dai Global Compacts, si articolano attorno agli ormai noti 4 verbi. “La Sezione Migranti e Rifugiati - dichiara il sottosegretario - ha già provveduto ad incoraggiare le Conferenze episcopali in tutto il mondo a spiegare il contenuto dei Patti Globali e dei 20 Punti ai fedeli delle parrocchie e alle organizzazioni ecclesiali, con la speranza di promuovere una più efficace solidarietà con i migranti e i rifugiati. Parimenti la Sezione ha invitato i vescovi a continuare il dialogo costruttivo con i governi per contribuire a tradurre i Patti in consapevolezza pubblica, politiche appropriate e programmi generosi”.

Ascolta l'intervista a padre Fabio Baggio

“La collaborazione con la Santa Sede sul fronte migranti è molto grande e forte” ribadisce ai nostri microfoni l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede, Rogelio Pfirter. “Noi appoggiamo tutte le iniziative della Santa Sede. C’è una coerenza completa tra ciò che facciamo come Paese, in coordinazione con il Gruppo di Lima che si riunirà a luglio e le altre istituzioni. Ma anche con le Chiese il livello di cooperazione è molto grande”. L’ambasciatore argentino insiste poi sulla crisi politica, sociale ed economica del Venezuela che ha provocato circa 4 milioni di sfollati interni ed esterni: “Oggi - dice - la tragedia umana in Venezuela è la più grande che abbiamo nel mondo ed è un numero di persone che non si ferma. Allora ci sono i Paesi limitrofi come il Perù, il Cile e altri della Regione che stanno ricevendo migranti. Quasi tutti questi Paesi hanno una politica umanitaria centrata sull’uomo e l’accoglienza è garantita, certamente c’è una legislazione che deve essere rispettata, però questa legislazione privilegia l’uomo e i diritti umani”.

Ascolta l'intervista a Rogelio Pfirter

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19 giugno 2019, 16:06