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Mons. Auza: dignità e vita umana caratterizzano relazioni Santa Sede - Israele

L’osservatore permanente della Santa Sede all'Onu, in un intervento alla Fordham University di New York, si è soffermato sui 25 anni di relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Israele. Tra le sfide comuni di oggi, l’impegno contro antisemitismo e cristianofobia

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Lavorare insieme per “proteggere la dignità e la vita di ogni essere umano, per promuovere il diritto fondamentale alla libertà religiosa e di coscienza e per rifiutare ogni forma di intolleranza religiosa”. È questa una “componente chiave” dell’Accordo fondamentale tra la Santa Sede e lo Stato di Israele, firmato il 30 dicembre 1993, nelle parole dell’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede all'Onu, intervenuto in questi giorni alla Fordham University di New York sugli accordi tra i due Stati e in particolare sul tema: “25 anni di progressi e sfide”. Il riferimento è stato allo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Israele, con l'apertura, il 15 giugno 1994, delle due missioni diplomatiche, la nunziatura apostolica in Israele e l'ambasciata dello Stato ebraico presso la Santa Sede.

Status quo nei luoghi santi

L’arcivescovo Auza ha ripercorso questo quarto di secolo “di progressi”, in cui si è registrata pure la firma dell’Accordo del 10 novembre 1997, che ha riconosciuto lo status giuridico della Chiesa cattolica e delle sue istituzioni in Israele e “la cui piena applicazione sta per essere completata”. Prosegue inoltre, ha aggiunto, il lavoro della commissione bilaterale “per raggiungere un accordo sulle questioni finanziarie”, la cui “conclusione positiva” - ha evidenziato - si spera di “poter celebrare presto”. Riconosciuto inoltre l’impegno dello Stato di Israele “affinché la Chiesa cattolica abbia la libertà di svolgere la sua missione e di dare così il proprio contributo alla società israeliana”, attraverso parrocchie, istituzioni sanitarie, centri di assistenza sociale e “soprattutto attraverso la creazione, il mantenimento e la direzione di scuole e istituti di studio a tutti i livelli, dove avviene la formazione ai valori del dialogo, del rispetto, della pace e della giustizia”. Gratitudine è stata inoltre espressa dal nunzio apostolico “per l'impegno a mantenere lo status quo nei luoghi santi cristiani”, per il “rispetto” e la “protezione” a chiese cattoliche, conventi, monasteri e cimiteri, per il “sostegno” e l'“incoraggiamento” dei pellegrinaggi.

Ebrei e cristiani, un legame inestricabile

Il carattere “davvero speciale” delle relazioni tra la Santa Sede e lo Stato di Israele, ha proseguito l’osservatore permanente della Santa Sede all'Onu, deriva dagli “inestricabili legami” tra ebraismo e cristianesimo e dal carattere “unico” della Terra Santa, che è sacra per ebrei, cristiani e musulmani. Il suo “cuore” è Gerusalemme, dove si recano da tutto il mondo i fedeli delle tre grandi religioni monoteistiche. È per la “pace a Gerusalemme”, ricorda mons. Auza citando il Salmo 122, che tutti i credenti pregano: è lo status “unico” di Gerusalemme che ne fa “non solo un luogo di riconciliazione e di incontro tra religioni e popoli”, ma anche un simbolo di “rispetto reciproco” e di “pacifica e armoniosa convivenza” in tutto il mondo.

Antisemitismo e cristianofobia

Secondo quanto stabilito nell’Accordo fondamentale, ha sottolineato l’arcivescovo, “la Santa Sede ha lavorato duramente in questi anni, insieme allo Stato di Israele, per combattere l'abominio dell'antisemitismo” e, seguendo gli insegnamenti di Papa Francesco, rinnova tale impegno “vigoroso e sempre più urgente” di fronte alle “nuove forme” di tale “male”. Al contempo è “grata” dell’aiuto ai cristiani per “imparare a riconoscere e a opporsi coraggiosamente alla crescente violenza” contro di loro e alla “cristianofobia”: in fondo, ha notato, “gli attacchi contro ebrei e cristiani provengono sempre più dalle stesse fonti intolleranti”. Tale contesto generale, ha concluso il nunzio, spinge a continuare lavorare insieme per “consolidare ulteriormente il cammino comune”.

21 giugno 2019, 11:17