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Sant’Anna in Vaticano celebra 90 anni di storia. L'augurio del Papa

Nel giorno in cui la parrocchia compie 90 anni, Papa Francesco ha inviato al parroco uno speciale augurio. Voluta da Pio XI, oggi Sant’Anna in Vaticano è una chiesa “universale”

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

L’auspicio di Papa Francesco è che il novantesimo anniversario della fondazione della parrocchia di Sant’Anna in Vaticano “susciti un rinnovato impegno di testimonianza evangelica”. In un breve messaggio indirizzato al parroco, padre Bruno Silvestrini, il Pontefice rivolge il suo pensiero anche ai religiosi agostiniani che curano la parrocchia, “ai collaboratori e all’intera comunità parrocchiale” invocando “su ciascuno l’abbondanza dei doni dello Spirito” e impartendo la sua benedizione apostolica. Sant’Anna è a tutti nota come la parrocchia del Papa perché è l’unica parrocchia con tanto di attività pastorali dello Stato Città del Vaticano. A istituirla fu Pio XI. L’11 febbraio 1929 i Patti Lateranensi avevano sancito la nascita dello Stato Città del Vaticano, il 30 maggio Papa Ratti volle anche una parrocchia nel territorio delimitato dalle Mura Leonine e decise che doveva essere la chiesa dei palafrenieri risalente al XVI secolo. “Ecclesiam S. Annae in paroeciam Vaticanae Civitatis erigimus; ac praeterea mandamus ut templum ipsum baptismatis fonte instruatur, ibique paroeciales omnes perfunctiones, funebribus non exceptis, posthac celebrentur” (Nello Stato del Vaticano erigiamo a parrocchia la chiesa di Sant’Anna; ed inoltre, concediamo il mandato che quel medesimo tempio sia dotato di un fonte battesimale, e che in quel luogo si svolgano d’ora in poi tutte le celebrazioni proprie di una parrocchia, senza escludere i riti funebri): dispose nella Costituzione Apostolica Ex Lateranensi pacto. La cura pastorale fu affidata ai religiosi agostiniani e il 7 agosto dello stesso anno venne nominato il primo parroco, Agostino Ruelli.

Un tempo sede della Confraternita dei Palafrenieri

Se la parrocchia di Sant’Anna ha 90 anni, la sua storia però ha inizio nel 1565, anno in cui viene cominciata la costruzione su progetto a pianta ovale, e in stile rinascimentale, dell’architetto Giacomo Barozzi, detto il Vignola. Inaugurata nel 1583, era sede della Confraternita dei Palafrenieri (o Parafrenieri) pontifici. Responsabili delle scuderie pontificie, avevano anche dignità di notari, conti palatini e nobili. Soppresse le scuderie, nel 1929 i palafrenieri confluirono nel collegio dei sediari pontifici. Loro patrona era Sant’Anna, all’interno della chiesa raffigurata nei dipinti del tedesco Ignazio Stern, mentre nell’altare maggiore – realizzato in marmi policromi – nella pala di Arturo Viligiardi del 1927 (Sant’Anna e la Madonna bambina). In realtà l’altare avrebbe dovuto ospitare la Madonna dei Palafrenieri di Michelangelo Merisi da Caravaggio (oggi conservata nella Galleria Borghese di Roma), commissionata dalla Confraternita all’artista il 31 ottobre 1605. La tela raffigura l’Immacolata Concezione secondo Genesi 3,15: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”. Ma il Gesù Bambino troppo cresciuto e nudo, la Madonna che, china su di lui, pensata come popolana mostra il petto, e soprattutto Sant’Anna come in secondo piano, raffigurata in età avanzata, col volto scavato dalle rughe e con un atteggiamento distaccato e dimesso, non trovarono gradimento. Tra l’altro il dipinto, mostrando Maria nell’atto di schiacciare la testa al serpente con il piede, insieme a Gesù, avrebbe potuto portare a contrasti fra cattolici e protestanti su una diversa interpretazione dell’Antico Testamento circa la redenzione. Dunque rimase per poco tempo nella chiesa di Sant’Anna e fu venduto al cardinale Scipione Borghese.

Parrocchia universale

Pur se parrocchia di poche anime, quelle degli abitanti del Vaticano, Sant’Anna è una chiesa aperta all’universalità. Situata com’è all’ingresso di una delle porte del piccolo Stato – Porta Sant’Anna – ed essendo l’unico luogo di preghiera all’interno delle mura vaticane dove si accede senza permessi, vi si fermano a pregare pellegrini di svariate nazionalità e la ammirano migliaia di turisti. Dall’estero tante le richieste che giungono per le celebrazioni di matrimoni e battesimi. “La bellezza di questa parrocchia è che raccoglie il mondo intero – spiega il parroco, padre Bruno Silvestrini – è aperta a tutti, non c’è confine fra Stato italiano e Stato vaticano e ogni persona ha come il diritto di chiedere assistenza spirituale, dialogo, sostegno". "Per quanti sono in difficoltà – aggiunge il parroco – qui c’è sempre una parola di conforto”. Ricevono aiuti indigenti, immigrati e bisognosi che si rivolgono all’ufficio parrocchiale, quanti abitano nei pressi delle mura vaticane si prestano in svariate attività, gente di passaggio ha modo di pregare e preti e religiosi possono chiedere di officiare. I battenti della chiesa si aprono ogni giorno all’alba per le celebrazioni liturgiche e per i dipendenti vaticani che prima di recarsi a lavoro vogliono cominciare la loro giornata con la preghiera. Per quanti chiedono il sacramento della riconciliazione c’è poi un’apposita cappella, che vuole essere un luogo più raccolto per il colloquio con i sacerdoti. E poi ci sono tutte le attività parrocchiali ordinarie: la preparazione dei bambini per le prime comunioni, quella per i ragazzi che hanno chiesto la cresima, gli incontri di preghiera, le meditazioni di porporati e vescovi nei tempi forti dell’anno liturgico e quelle per particolari celebrazioni, le conferenze dei mercoledì culturali su argomenti biblici o teologici, su tematiche sociali o di carattere etico o storico, e ancora le attività delle Madri Cristiane, le consulenze matrimoniali, le iniziative della Caritas, le raccolte fondi per le missioni, l’assistenza ai poveri. Ad offrire accoglienza e amicizia è la comunità dei religiosi agostiniani annessa alla parrocchia. “A Sant’Anna non è solo il parroco a porsi a servizio di quanti vengono in parrocchia – chiarisce padre Bruno – siamo in quattro e come religiosi agostiniani, fedeli al carisma del vescovo di Ippona, vogliamo essere prossimi, con la spiritualità che ci caratterizza, verso coloro che vengono a bussare alla porta della chiesa”.

I Papi e la parrocchia di Sant’Anna

A Sant’Anna in Vaticano sono passati Pio XI, che ha voluto essere presente all’inaugurazione dell’organo il 7 febbraio 1931; Giovanni XXIII, che si è recato in visita il 20 gennaio 1961; Paolo VI, che il 29 maggio 1970, alle 8 del mattino, ha voluto commemorare il 50.mo anniversario del suo sacerdozio; Giovanni Paolo II, che l’ha definita “la mia parrocchia” nell’omelia pronunciata il 10 dicembre 1978; Benedetto XVI, che ha presieduto una celebrazione il 5 febbraio 2006, e Francesco, che l’ha scelta per la sua prima messa pubblica il 17 marzo 2013. Proprio per rispondere agli appelli di Papa Francesco a Sant’Anna sono nati diversi gruppi di preghiera e la parrocchia si è fatta carico del pagamento dell’affitto e delle utenze degli appartamenti messi a disposizione dall’elemosiniere apostolico, il cardinale Konrad Krajewski, dove sono state ospitate famiglie di profughi. “Abbiamo anche celebrato un battesimo con rito caldeo di una bambina nata in una di queste famiglie”: racconta padre Bruno. Questa è la caratteristica di Sant’Anna in Vaticano: è una parrocchia universale, casa di Dio e di tutti gli uomini; è la parrocchia dei papi, chiesa viva e aperta al mondo.

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30 maggio 2019, 07:00