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Rita Pinci,“Donne Chiesa Mondo”: uno sguardo corretto

A metà del mese di maggio l’uscita del prossimo numero dell’inserto dell’Osservatore Romano che prosegue la sua pubblicazione. A coordinare il nuovo Comitato di Direzione è Rita Pinci

Luca Collodi - Città del Vaticano 

Dopo la costituzione del nuovo Comitato di Direzione di "Donne Chiesa Mondo", l'inserto mensile del quotidiano della Santa Sede coordinato da Rita Pinci,  sta ultimando il nuovo numero in uscita a metà del mese di maggio. Giornalista di lungo corso, cattolica e da sempre impegnata nel sociale, la Pinci si racconta ai microfoni di Radio Vaticana Italia:

Ascolta l'intervista a Rita Pinci

R. – Questo ha sempre contraddistinto l’approccio alla mia vita, alle cose che faccio tutti i giorni e in particolare al giornalismo. Non ho mai aderito a gruppi e a movimenti specifici se non, nei primi anni dell’università, al femminismo. Mi sono avvicinata con altre mie amiche al movimento femminista, raccogliendo e condividendo alcune grandi idee. Aderendo ad un collettivo che si chiamava “Collettivo per il salario al lavoro domestico”, perché ritengo che la prima indipendenza, la prima libertà per una donna, derivi da un’indipendenza economica. Per due motivi e naturalmente non per vanità. Perché ci può essere necessità di non dipendere da nessuno e soprattutto perché è giusto non dipendere da nessuno.


Il suo contributo all’inserto dell’Osservatore Romano?

R. - Metterò a disposizione di uno straordinario gruppo di donne la mia esperienza professionale, il mio “saper fare” i giornali. Il comitato di direzione di “Donne Chiesa Mondo” è composto da studiose, teologhe e lavorano con noi quattro giornaliste dell’Osservatore Romano. Sperimenteremo una cosa nuova, credo anche proprio nel giornalismo, non solo nei gruppi di lavoro: la direzione “orizzontale”; non ci sarà una gerarchia verticale tra di noi. La gerarchia sarà orizzontale. Io coordinerò quello che queste donne, noi donne, tutte insieme, decideremo.

Quale sarà il rapporto con il Direttore dell’Osservatore Romano?

R. – Un rapporto di stima e di colleganza. Lui è il direttore dell’Osservatore Romano, io lavoro a “Donne Chiesa Mondo”. Se la domanda sottintende se Monda mi ha concesso più o meno libertà, se sarò indipendente dal direttore dell’Osservatore Romano, rispondo con una frase di Maria Montessori: “La libertà non è una cosa che può essere concessa”.

Nel giornalismo, nel giornalismo cattolico in particolare, c’è bisogno di uno sguardo femminile?

R. – C’è bisogno, però credo che le giornaliste cattoliche già lo facciano, anche nei giornali, non necessariamente quelle che aderiscono a organizzazioni. Nei giornali, l’approccio al lavoro delle giornaliste che sono cattoliche è già diverso: è diverso perché hanno uno sguardo laterale rispetto ai fatti che raccontano. Li raccontano con passione ma guardandoli con un punto di vista particolare. Io ritengo che i giornalisti siano in qualche maniera dei “vassoi”. Porgono le notizie, raccontano le storie, raccontano le persone e le mettono a disposizione di chi legge, di chi ascolta, di chi vede, di chi si informa. Se si lavora con correttezza e si riesce a non entrare nel gioco della notizia - perché molte volte ci sono anche dei rischi per questo - si fa un ottimo servizio.

 Rita Pinci, nella sua storia professionale ricordiamo l’esperienza di una fotografia di Falcone e Borsellino al Messaggero…

R. – Sì. E’ una foto che mi porto dietro da 20 anni, la comprai dopo la strage di Capaci. La portò una venditrice di un’agenzia: mi colpì moltissimo lo sguardo, il sorriso che c’era tra questi due grandi magistrati e grandi amici. Non l’ho comprata per pubblicarla, pensavo di tenerla per l’archivio del Messaggero, il giornale per cui allora lavoravo. Poi il 19 luglio di 27 anni fa, ero il capo delle cronache italiane, vengo chiamata da un giornalista che lavorava con me che mi disse: “Rita, corri subito che c’è stato un altro attentato”. Arrivo al giornale, trovo l’archivista che aveva la busta in mano con scritto “Paolo Borsellino” e capisco che l’attentato riguardava Borsellino. Salgo di corsa dal direttore dell’epoca, Mario Pendinelli, e gli dico: “Direttore, abbiamo una foto straordinaria che racconta questi magistrati, questi amici, che racconta questa nostra Italia che sta uscendo e uscirà dal buio attraverso grandi persone, le persone che si impegnano, che poi sono degli eroi”. Lo so che c’è la frase che dice: “Beato il Paese che non ha bisogno di eroi”, ma gli eroi sono dei simboli e ci ricordano, giorno per giorno, minuto per minuto, qual è la cosa a dobbiamo tendere.

Il prossimo numero di “Donne Chiesa Mondo” cosa ci presenterà?

R. – Ovviamente è in lavorazione. Andiamo anche un po’ di corsa. Ci siamo costituite in aprile e stiamo lavorando con passione e intensità. Ci saranno varie cose… Lasciamo un po’ di sorpresa, perché alcune devono essere definite: stiamo decidendo insieme anche lo sfoglio del giornale. Io racconto via mail - perché c’è chi sta in America, chi sta a Londra, chi in altri posti, chi parla l’inglese, chi parla lo spagnolo - racconto quasi giorno per giorno il giornale che andremo a fare. Descrivo il timone. Il timone, in gergo giornalistico è lo sfoglio del giornale. Ovvio, che in questo caso le studiose, le teologhe, il comitato di direzione si fida di me perché sono l’esperta, una tecnica, però condivido e chiedo. Quindi, come sarà il primo numero di “Donne Chiesa Mondo”? Aspettiamo, uscirà a metà mese. Non salteremo nessun numero.
 

04 maggio 2019, 14:26