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Una famiglia all'Incontro Mondiale di Dublino del 2018 Una famiglia all'Incontro Mondiale di Dublino del 2018  (Vatican Media)

Santa Sede all’Onu: politiche sociali puntino su vita, famiglia e sviluppo

In una dichiarazione all’Onu di New York, l'arcivescovo Bernardito Auza sottolinea come la trasmissione della vita, la famiglia e lo sviluppo della società siano temi da porre al centro delle azioni per costruire un mondo di “autentica uguaglianza, fratellanza e pace”

Giada Aquilino - Città del Vaticano

La trasmissione della vita, la famiglia e lo sviluppo materiale e morale della società sono temi da tenere in una “considerazione molto seria” nell’ottica della costruzione di un mondo di “autentica uguaglianza, fratellanza e pace”. Lo sottolinea l'arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede all'Onu, intervenendo alla 52.ma Sessione della Commissione per la Popolazione e lo Sviluppo, in corso a New York fino a domani e dedicata alla revisione e alla valutazione del programma d’azione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

La Conferenza del Cairo

Ricordando il 25.mo anniversario della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo soltasi al Cairo nel 1994, il nunzio sottolinea come, nella prospettiva di uno sviluppo umano integrale, quell’appuntamento fu una “importante pietra miliare” nella comprensione mondiale delle relazioni tra popolazione e sviluppo, considerandone “per la prima volta” lo stretto legame. La famiglia “basata sul matrimonio” venne riconosciuta come cellula “fondamentale” della società, con diritto a sostegno e protezione. Un forte impulso venne dato al “miglioramento” dello status delle donne in tutto il mondo, in particolare riguardo alla loro salute e alla loro “piena ed equa” partecipazione allo sviluppo. Sempre nell’ottica dello sviluppo, venne inquadrato il fenomeno “in espansione” della migrazione.

Famiglia, cellula fondamentale della società

All'interno delle discussioni della comunità internazionale sono state sollevate nel tempo, osserva l’osservatore permanente della Santa Sede all'Onu, questioni relative alla trasmissione e alla crescita della vita umana. Formulare e posizionare le questioni demografiche in termini di "diritti sessuali e riproduttivi" individuali implica però spostare l'attenzione da quella che dovrebbe essere “la giusta preoccupazione dei governi e delle agenzie internazionali”. Suggerire che la salute riproduttiva include un diritto all’aborto “viola esplicitamente” il linguaggio della Conferenza del Cairo, sfida gli standard “morali e legali” all'interno delle legislazioni nazionali e “divide” gli sforzi per rispondere ai “bisogni reali delle madri e dei bambini, specialmente quelli che non sono ancora nati”. Inoltre, aggiunge mons. Auza, le questioni relative alla trasmissione e alla crescita della vita non possono essere “adeguatamente trattate” se non in relazione al “bene della famiglia”, che la Dichiarazione universale dei diritti umani definisce come “l'unità naturale e fondamentale della società”. Le politiche sociali di governi e società dovrebbero avere la famiglia come “obiettivo principale”, assistendola e fornendo “risorse adeguate” e sostegno, sia per l’educazione dei figli sia per l’assistenza agli anziani, per rafforzare le “relazioni tra generazioni” ed evitare di allontanare gli anziani stessi dal nucleo familiare.

Migranti, agenti di sviluppo

Un altro punto di riferimento di quella Conferenza di 25 anni fa, mette in risalto mons. Auza, fu il legame tra migrazione e sviluppo. Da allora sono cresciute sensibilità, ricerca, cooperazione e politiche efficaci al riguardo, tanto che si è arrivati - sottolinea -all’adozione nel dicembre scorso a Marrakech, in Marocco, del Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare. I migranti, considerati espressione di un “fenomeno globale”, sono ora visti come “agenti proattivi di sviluppo”. Eppure, aggiunge, gli “stereotipi negativi” sui migranti sono, a volte, “sfruttati” per promuovere politiche “lesive dei loro diritti e della loro dignità”, per non parlare di quanti di loro, in particolare “donne e bambini”, sono vittime di tratta. Anche tali questioni, sottolinea mons. Auza, richiedono attenzione nell’affrontare i problemi relativi alla popolazione e allo sviluppo.

Conversione ecologica

Tutto ciò, osserva il nunzio, ha anche implicazioni ecologiche. Mentre la crescita demografica è spesso accusata di problemi ambientali, la questione - evidenzia - è “molto più complessa”. Consumo sfrenato, crescenti disuguaglianze, sfruttamento insostenibile delle risorse naturali mettono a repentaglio l’ambiente. I dati degli ultimi anni mettono in luce “fortissime” disuguaglianze nei consumi. A livello globale, le persone che detengono il 20% del reddito più alto al mondo rappresentano l’86% del consumo totale, quelle che costituiscono il 20% più povero rappresentano solo l’1,3%. Di fronte a tale situazione, Papa Francesco - afferma mons. Auza richiamando l’Enciclica Laudato si’ - esorta ad una “conversione ecologica”, attraverso uno stile di vita più modesto e un consumo responsabile, per una maggiore consapevolezza della destinazione universale delle risorse del mondo. La Santa Sede esorta quindi ad un impegno nell’elaborare strategie nell’interesse delle generazioni presenti e future.

04 aprile 2019, 19:23