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Palazzo Sant Uffizio, Congregazione per la Dottrina della Fede Palazzo Sant Uffizio, Congregazione per la Dottrina della Fede  (Vatican Media)

Santa Sede: arcivescovo di Agaña colpevole di abusi su minori

I giudici del Tribunale Apostolico di Seconda Istanza della Congregazione per la Dottrina della Fede ha confermato la sentenza di primo grado contro mons. Anthony Sablan Apuron, arcivescovo di Agaña (Guam). La sentenza è definitiva e senza appello

Come già annunciato lo scorso 16 marzo 2018, il Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede ha concluso in Prima Istanza il processo penale giudiziale a carico del mons. Anthony Sablan Apuron, (Agaña, Guam). Come è stato rilevato allora, la sentenza era soggetta ad eventuale appello, che infatti è stato interposto. Il Tribunale di Seconda Istanza in data 7 febbraio 2019 ha confermato la sentenza di Prima Istanza, dichiarando l’imputato colpevole di delitti contro il Sesto Comandamento con minori.

La sentenza è definitiva e senza appello

Le pene imposte sono le seguenti: la privazione dell’ufficio; il divieto perpetuo di dimorare anche temporaneamente nell’arcidiocesi di Agaña; il divieto perpetuo di usare le insegne proprie dell’ufficio di vescovo. Questa decisione rappresenta la conclusione definitiva del caso. Non è possibile ulteriore appello.

Mons. Apuron accusato di aver perpetrato abusi su minori

Il 6 giugno 2016, Papa Francesco ha nominato mons. Savio Hon Tai-Fai, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, amministratore apostolico «sede plena» di Agaña. Il 31 ottobre dello stesso anno, il Pontefice ha nominato arcivescovo coadiutore con facoltà speciali di Agaña, mons. Michael Jude Byrnes, fino a quel momento vescovo titolare di Eguga e ausiliare di Detroit negli Stati Uniti. Successivamente, il 16 marzo 2018, i cinque giudici del Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della fede hanno emesso la sentenza di primo grado contro Apuron, dichiarando l'imputato colpevole di alcune delle accuse, "incluse quelle di abusi sessuali su minori" ed imponendogli "le pene di cessazione dall'ufficio e il divieto di residenza nell'arcidiocesi di Guam". "La sentenza - concludeva il comunicato della Congregazione - rimane soggetta ad eventuale ricorso. In assenza di appello, la sentenza diventa definitiva ed effettiva. In caso di appello, le pene imposte sono sospese fino alla risoluzione finale".

Papa Francesco sulla sentenza Apuron

Sulla questione dell’appello è tornato Papa Francesco il 26 agosto 2018, durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dal Viaggio apostolico in Irlanda. In quell’occasione, il Pontefice ha detto: “L’arcivescovo di Guam è ricorso in appello e io ho deciso – perché era un caso molto, molto complesso – di usare un diritto che ho io, di prendere su di me l’appello e non mandarlo al Tribunale d’appello che fa il suo lavoro con tutti i preti, ma l’ho preso su di me. Ho fatto una commissione di canonisti che mi aiuti e mi hanno detto che, in breve, sarà fatta la “raccomandazione” perché io faccia il giudizio. È un caso complicato, da una parte, ma non difficile, perché le evidenze sono chiarissime; dal lato delle evidenze, sono chiare. Ma non posso pre-giudicare. Aspetto il rapporto e poi giudicherò. Dico che le evidenze sono chiare perché sono quelle che hanno portato il primo tribunale alla condanna

04 aprile 2019, 12:52