Il cardinale, Segretario di Stato Pietro Parolin Il cardinale, Segretario di Stato Pietro Parolin 

Parolin: liturgia, elemento propulsore della vita cristiana

Presentato a Roma il libro di mons. Lucio Bonora "La liturgia agli albori del XX secolo. L'opera pastorale del beato A.G. Longhin, vescovo di Treviso (1904-1936)". Intervenendo il card. Parolin ha evidenziato l'importanza di rilanciare anche oggi una partecipazione piena e consapevole alla liturgia

Paolo Ondarza - Città del Vaticano 

Primi del Novecento. Il Movimento Liturgico è in pieno fermento in Europa: le idee ed iniziative che lo caratterizzarono soprattutto in Germania e Belgio penetrano, sebbene più lentamente, anche in Italia. Qui il dibattito si concentra sul legame tra liturgia e vita cristiana con il duplice obbiettivo di “portare la liturgia al popolo e il popolo alla liturgia” e favorire così il contrasto dei vari mali della società contemporanea.

L'opera del beato vescovo Longhin a Treviso 

A Treviso in particolare è il beato vescovo cappuccino Andrea Giacinto Longhin, alla guida della diocesi dal 1904 al 1936  a farsi promotore di un vivace dibattito. Le istanze del rinnovamento liturgico non lo lasciano indifferente, anzi portano il presule a formulare un’articolata proposta per restituire dignità, significato e quindi centralità alla liturgia. Conoscere i testi e penetrarne i significati mistici, incoraggiare la partecipazione singola e comunitaria alla liturgia, centrare la vita della Chiesa sull’eucarestia, incoraggiare la dimensione della musica sacra e del silenzio. Questi alcuni dei principi al centro dell’opera del pastore che ai suoi sacerdoti raccomandava precisione e disciplina per non snaturare l’azione liturgica svuotandola di significato e privandola del contenuto misterico, rivelazione di Dio all’umanità.

Attualità del beato Longhin

“Dove si trova un altare Cristo vive tra noi”, amava ripetere Longhin, precursore di quella partecipazione attiva dei fedeli raccomandata decenni dopo dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium, scaturita dal Concilio Vaticano II. Questa avvincente e attuale pagina della storia della Chiesa è ripercorsa nel libro “La liturgia agli albori del XX secolo. L’opera pastorale del beato A. G. Longhin, vescovo di Treviso” di mons. Lucio Bonora, sacerdote trevigiano e Officiale della Segreteria di Stato. L’opera, edita dal Centro Liturgico Vincenziano è stata presentata oggi a Roma, presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo.Intervenendo il cardinale Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin ha evidenziato l’attualità del tema, riproponendo il monito di Papa Francesco a concepire la liturgia non come idea astratta da apprendere, ma come “vita” che forma e trasforma. Al porporato abbiamo chiesto un commento sul volume di mons. Bonora:

Ascolta l'intervista al card. Parolin

R. – Longhin, ha tradotto nella vita della diocesi, nella vita liturgica della diocesi, i principi fondamentali del Movimento liturgico, che poi sono confluiti nella Sacrosantum Concilium, documento che ha segnato veramente il rinnovamento della Chiesa. Sono principi attualissimi che dovremmo cercare di applicare sempre di più. Penso, per esempio, alla partecipazione – actuosa participatio – una partecipazione piena, cosciente, consapevole alla liturgia. Credo che dobbiamo ispirarci proprio a queste grandi figure di pastori per continuare un’opera così nella Chiesa.

D. – La liturgia richiama la disciplina, non intesa come costrizione, ma strumento per arrivare, penetrare più profondamente il mistero della Rivelazione …

R. – Sì … questo è un pensiero di Guardini che anche a me ha molto, molto colpito: la disciplina può sembrare una cosa fredda, una cosa distaccata, una cosa volontaristica, ma contiene come un fuoco che sa incendiare le persone. E io credo che la liturgia ci insegna proprio questo: attraverso l’esecuzione fedele delle prescrizioni liturgiche – ritus et preces – si entra nel mistero di Cristo. Oggi, evidentemente, è un tempo in cui la disciplina non è molto valorizzata, non è molto apprezzata, in nessun campo – si lascia spazio un po’ all’improvvisazione e alla superficialità; credo che ritrovare la disciplina in questo senso sia una necessità impellente.

D. – E la trascuratezza della disciplina oggi ha ricadute anche nell’ambito liturgico?

R. – Io credo di sì. Credo che il pericolo più grande sia quello di sentire la liturgia come opera nostra, cioè che siamo noi che andiamo a celebrare qualcosa; invece, essa va sentita come opera di Cristo che continua nel qui e oggi, attraverso il rito e il simbolo liturgico. La liturgia come elemento che trasforma la vita e che diventa elemento propulsore di tutta la vita cristiana, della testimonianza cristiana, dell’impegno nel mondo, della solidarietà …

D. – Lei ha sottolineato il legame che c’è – nonostante decenni di distanza – tra Longhin e il Concilio Vaticano II: questo dice molto dell’attualità del suo messaggio

R. – Credo di sì. Ma torno a dire: lo spirito cristiano, la testimonianza cristiana riceverà davvero un grande impulso se sapremo ritornare a vivere la liturgia così come ci è stata proposta, e se sapremo anche coinvolgere tante persone che oggi sono poco affezionate. Perché? Perché non vedono più nella liturgia questo incontro con il Signore. Il nostro compito è proprio quello di aiutare queste persone a viverla in questa dimensione, e allora ci sarà anche veramente una partecipazione numericamente più elevata, ma soprattutto spiritualmente più partecipata e attiva.

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26 marzo 2019, 15:08