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Santa Sede: donne rurali dimenticate da leggi e politica

Mons. Fernando Chica Arellano, intervenendo ad un convegno, si è soffermato sulle condizioni di vita delle donne che lavorano in campagna. I diritti delle donne rurali, ha ricordato l’osservatore permanente della Santa Sede, sono spesso violati e i loro bisogni non sono tenuti in considerazione

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Le donne che lavorano nelle aree di campagna possono diventare “vittime di trafficanti” perché si ritrovano “spesso marginalizzate a causa di povertà e disoccupazione”. Diventano anche vittime di quella che Papa Francesco definisce la “cultura dello scarto” perché “non sono solamente sfruttate”, ma anche “trattate come rifiuti e avanzi”. È quanto ha affermato ieri mons. Fernando Chica Arellano intervenendo al convegno, tenutosi nella sede del Cnel a Roma, organizzato dal sindacato Fai-Cisl ed incentrato sul tema: "Ponti non muri. Donne tra vita e lavoro". Mons. Arellano, osservatore permanente della Santa Sede presso le organizzazioni e gli organismi delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao, Ifad e Pam), ha anche indicato una priorità: “bisogna fare in modo che la donna non sia, per esigenze economiche, costretta a un lavoro troppo duro e a un orario troppo pesante, che si aggiungono a tutte le sue responsabilità” in casa e in famiglia.

Donne rurali

Il lavoro delle donne nelle aree di campagna, pur essendo essenziale nella lotta alla povertà, presenta molte criticità. Le donne rurali rappresentano, in particolare, oltre un quarto della popolazione mondiale. Per il loro sostentamento dipendono, in prevalenza, dalle risorse naturali e dall’agricoltura. Nei Paesi in via di sviluppo, rappresentano circa il 43 per cento della forza lavoro. Nella maggior parte dei casi, vivono nell’insicurezza e subiscono discriminazioni e violenze. A rendere questo quadro ancora più grave sono gli effetti prodotti dalla povertà, dalla crisi economica e dal cambiamento climatico. A molte di loro viene inoltre negato l’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione.

Lavoratrici senza tutele

Per le donne rurali, che spesso hanno un ruolo importante “per la sopravvivenza economica della loro famiglia”, le condizioni di vita sono molto dure. Questo si traduce in un alto indice di mortalità materna e infantile. Lavorando nelle imprese familiari, spesso “non percepiscono alcuna retribuzione”. In molti casi “sono sottopagate e rimangono prive di protezione sociale”. A questo, ha detto mons. Arellano, si aggiungono altri vuoti: “Le leggi, le politiche e le strategie di investimento spesso non fanno alcun riferimento a loro e, qualora siano presenti misure loro favorevoli, non sono attuate”.

Il ruolo di leggi e politiche nazionali

Durante il convegno, mons. Arellano ha anche sottolineato alcuni aspetti essenziali per le condizioni delle donne nelle aree di campagna: “affinché sia riconosciuto il contributo delle donne rurali alla vita e all’avvenire della società e al bene comune” è necessario che “le leggi, le politiche e le istituzioni nazionali, i modelli culturali e la mentalità religiosa promuovano e tutelino gli eguali diritti delle donne e il loro accesso alla terra, alle risorse, ai mezzi di sussistenza, ai mercati e al credito”. Se si crea questo meccanismo virtuoso, le ricadute sono positive. “Quando alle donne viene assicurato, ad esempio l’accesso alla terra - ha ricordato mons. Arellano - si verificano numerosi effetti positivi: aumenta la qualità delle loro condizioni di vita, migliorano la salute e l’educazione, viene loro garantito l’accesso al credito e sono maggiormente tutelate da situazioni di violenza”.

Accesso alla terra e diritti umani

Per le donne, ha detto l’osservatore permanente della Santa Sede presso la Fao, l’Ifad e il Pam, l’accesso alla terra è essenziale “per la realizzazione di altri diritti umani”. Tra questi, “il diritto alla vita, alla salute, all’alimentazione, al lavoro, all’educazione, all’identità culturale e alla partecipazione alla vita sociale e politica”. Ecco perché il diritto delle donne alla terra e quello alle risorse naturali, ha aggiunto mons. Arellano, “possono essere qualificati come diritti umani fondamentali”.

Dignità della persona umana

Per rafforzare la posizione delle donne rurali, “occorre allora riaffermare come la fondamentale uguaglianza tra l’uomo e la donna” sia radicata “nella dignità inviolabile della persona umana”: “va fronteggiata e sconfitta - ha affermato mons. Arellano - quella mentalità maschilista di cui parla anche Papa Francesco e che conduce ad atti di violenza contro la donna, che la trasformano in oggetto di maltrattamento, di tratta e di lucro”. Bisogna stare tuttavia attenti, ha concluso, perché “l’uguaglianza dei diritti fondamentali dell’uomo e della donna non conduca in alcun modo a un’inibizione del riconoscimento della distinzione tra di loro”. “Questa distinzione infatti evidenzia l’unicità delle loro differenze e la necessità di una mutua complementarità”.

Giornata internazionale delle donne rurali

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituito, con una risoluzione del 2007, la Giornata internazionale delle donne rurali. Lo scopo di questa Giornata, che si celebra il 15 ottobre, è di riconoscere “il ruolo chiave delle donne rurali nel promuovere lo sviluppo rurale e agricolo, contribuendo alla sicurezza alimentare e allo sradicamento della povertà rurali”. Tale ricorrenza ricade nella settimana in cui l’Onu celebra sia la Giornata mondiale dell’alimentazione, il 16 ottobre, sia la Giornata internazionale per lo sradicamento della povertà, che si celebra il 17 ottobre. Tali obiettivi, interconnessi tra loro, sono divenuti di priorità strategica mondiale con la sottoscrizione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

14 marzo 2019, 12:45