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Briefing Incontro minori. Card. O’Malley: il nostro futuro è la trasparenza

La denuncia alle autorità civili per gli abusi, il caso dell’ex cardinale statunitense Theodore Edgar McCarrick, la sinodalità, la responsabilità del vescovo e la vicinanza alle vittime: sono alcuni dei temi al centro dell’odierno briefing dedicato all’Incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”, presso l’Istituto Patristico Augustinianum

Barbara Castelli – Città del Vaticano

Dopo la “terribile crisi” che ha investito gli Stati Uniti proprio a causa delle “omissioni”, “noi ci siamo impegnati a denunciare sempre” i casi di abuso: “la trasparenza rappresenta il nostro futuro, dobbiamo affrontare i nostri peccati, non cercare di farli scomparire”. Il cardinale Seán Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, presidente della Commissione per la tutela dei minori e membro del Consiglio dei cardinali, chiarisce con fermezza che la collaborazione con le autorità civili è fondamentale per “affrontare e gestire il tradimento inflitto su bambini e adulti vulnerabili”. Durante il secondo briefing dedicato all’Incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”, presso l’Istituto Patristico Augustinianum, il porporato rimarca anche che “al momento non c’è nulla di più urgente per la Chiesa che riunirsi per individuare il modo migliore per proteggere i minori”.

Le ferite del villaggio globale

Nel “nostro villaggio globale”, prosegue il cappuccino, “un fatto che accade in una parte del mondo ha conseguenze per tutti”: per questo “dobbiamo aiutarci e sostenerci a vicenda per rendere la Chiesa un posto sicuro per tutti, soprattutto per i bambini”. Riguardo alla pena e all’abbandono del ministero da parte di chi si macchia di simili crimini, interviene anche mons. Charles J. Scicluna, arcivescovo di Malta, segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede e membro del Comitato organizzativo. “Non si lascia nel ministero chi può far male ai giovani”, ribadisce, la pena può essere proporzionale, ma un atteggiamento prudenziale “è fondamentale”: “non tolgo qualcuno dal gregge per punirlo, ma per proteggere il gregge”.

La Chiesa deve essere “una squadra”

L’arcivescovo di Malta mette a fuoco anche il tema della collegialità, perché la Chiesa “è una squadra” e nessuno deve essere lasciato solo nel fronteggiare situazioni di crisi. Quello in corso, nelle diverse sfumature culturali, è un vero e proprio “cambio di mentalità”: dichiara il cardinale Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago e membro del Comitato organizzativo. “Tutti andremo via cambiati”, aggiunge, nella consapevolezza che “dobbiamo investire gli uni negli altri”. Il porporato ringrazia anche le vittime, per il loro “coraggio” e la “testimonianza”. Tutti noi, prosegue, “vogliamo risultati concreti”, che i vescovi sentano la “responsabilità” delle proprie azioni.

Una “task force” per le realtà più piccole

All’incontro con i giornalisti prendono parte anche Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione, e padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI e moderatore dell’Incontro. Il primo, in particolare, illustra i tanti temi discussi nelle ultime 24 ore, in plenaria e a livello di circoli minori. E’ stata, dunque, ribadita l’importanza di “procedure chiare” tali da favorire “una riduzione dei casi di abuso”; la rilevanza dei laici; la possibilità di creare una “task force” per sostenere le “chiese più piccole” e la promozione di una “cultura della denuncia”. Nei gruppi di lavoro, inoltre, si è parlato di come “evitare il fenomeno dei seminaristi vaganti, esclusi da un seminario e accolti magari in un altro”. Padre Lombardi, infine, tra le altre cose, rimarca l’atmosfera che si respira all’Incontro, “serena, positiva, compresa della gravità del tema, della sua serietà, anche del dolore che comporta”. “Non sento tensioni nell’assemblea”, chiarisce, “sento un grande desiderio di riflettere insieme”.

22 febbraio 2019, 16:06