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L'rcivescovo Bernadito Auza L'arcivescovo Bernadito Auza 

Mons. Auza: superare disuguaglianze sociali puntando su famiglie e donne

Intervento dell’osservatore permanente della Santa Sede all'Onu sul tema delle disuguaglianze e delle sfide all'inclusione sociale, puntando a ridurre il divario tra ricchi e poveri

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Il divario tra ricchi e poveri “continua ad aumentare”. Parta da tale constatazione la riflessione di mons. Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede all'Onu, intervenuto alla 57.ma sessione della Commissione per lo sviluppo sociale delle Nazioni Unite, in corso a New York fino al prossimo 21 febbraio. Soffermandosi sul tema della riunione: “Affrontare le disuguaglianze e le sfide all'inclusione sociale attraverso politiche fiscali, salariali e di protezione sociale”, il nunzio apostolico ha messo in luce come i livelli di disuguaglianza globale rimangano “molto elevati”, come d’altra parte anche all’interno dei singoli Paesi. Tali disparità, ha aggiunto, minano “la coesione sociale e la fiducia nei sistemi socio-politici, provocando uno scollamento tra coloro che governano e i cittadini”, generando insicurezza e incertezza sul futuro soprattutto tra i giovani, minacciati da una “disoccupazione persistente”.

Aprire le strade del futuro ai giovani

Richiamando il recente discorso del Papa al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, in cui Francesco ha sottolineato come i giovani siano “il futuro”, richiamando il compito della politica nell’“aprire le strade” di tale futuro affinché le prossime generazioni possano “costruirsi un avvenire, avendo la possibilità di trovare lavoro, formare una famiglia e crescere dei figli”, l’arcivescovo Auza ha ricordato che la Santa Sede evidenzia come “un’educazione inclusiva di qualità”, in particolare per i bambini e i giovani in situazioni socioeconomiche svantaggiate, sia “uno strumento fondamentale per colmare le disuguaglianze e un forte catalizzatore di una più dinamica ed equa mobilità socio-economica degli individui e di intere famiglie”.

Investire su famiglie e donne

Investire nel futuro dei giovani implica, ha aggiunto, un “investimento nella famiglia”: rafforzare la famiglia è forse “la politica di protezione sociale più efficace di tutte, perché una famiglia forte fornisce una solida rete di sicurezza sociale”. Pertanto, le politiche basate sul sostegno all'infanzia e alla famiglia, sulle politiche fiscali favorevoli ai nuclei familiari e sui programmi di protezione sociale appaiono come “investimenti” per contribuire a nutrire le generazioni future e a prendersi cura dei membri più vulnerabili della nostra società. Ribadendo la centralità dell’essere umano nelle prospettive di ogni sviluppo, richiamata più volte dal Pontefice, mons. Auza ha messo pure in luce come sia “fondamentale” riconoscere il “grande contributo” delle donne allo sviluppo, auspicando una “maggiore uguaglianza” tra donne e uomini, che includa “la parità di retribuzione a parità di lavoro, l'equità negli avanzamenti di carriera, così come la protezione delle madri”.

Un altro mondo è possibile

L’osservatore permanente della Santa Sede all'Onu ha fatto proprio l’auspicio del Papa all’ultima Gmg di Panama - “Un altro mondo è possibile” - esortando a continuare la promozione “senza sosta” dei principi di giustizia, solidarietà e bene comune, nonché della dignità di ogni persona umana.

15 febbraio 2019, 11:59