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S.Sede: sangue caduti nella Grande Guerra dia vigore a costruzione della pace

L’Osservatore Permanente della Santa Sede all’Onu di New York, mons. Auza ricorda il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, al termine del concerto del Requiem di Mozart in re minore

Paolo Ondarza – Città del Vaticano

“Il sangue dei milioni di morti a causa del Primo Conflitto Mondiale possa corroborare e fertilizzare il nostro impegno a costruire una cultura di pace duratura”. E’ guardando alle tragedie belliche di ieri e di oggi che l’Osservatore Permanente della Santa Sede all’Onu di New York, l’arcivescovo Bernardito Auza, rivolge il suo saluto a quanti hanno preso parte,  lo scorso 12 novembre nella sede delle Nazioni Unite, al concerto del Requiem di Mozart in re minore, in occasione del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale.

Il pensiero alle regioni in cui infuria ancora la guerra 

Una serata musicale, patrocinata dalla Santa Sede insieme al Sovrano Ordine di Malta e al Priorato dell’Ordine di san Giovanni negli Stati Uniti, in commemorazione di coloro che sono morti durante la Grande Guerra. In scaletta quelle che il presule ha definito come alcune delle opere “più commoventi mai scritte per aiutare le persone a piangere di speranza”: l’adagio di Barber, l’Ave Verum e il Requiem di Mozart, brani che “hanno aiutato innumerevoli persone a “trovare un significato alla tragica morte dei propri cari” . “Oggi – ha osservato – questa musica ci incoraggia a lavorare insieme in modo che la cessazione delle ostilità possa arrivare in tutte le regioni in cui infuria ancora la guerra”.

Il ricordo della Grande Guerra porti  il mondo ad una conversione

Citando Papa Francesco, mons. Auza ha espresso l’auspicio che, a cento anni dall’Armistizio, “il ricordo della Prima Guerra Mondiale possa condurre il mondo ad una conversione profonda e urgente”, ad una pace duratura che “si consolida quando le nazioni possono confrontarsi a parità di condizioni” e ad una mentalità che non intenda la vittoria come un’umiliazione del nemico sconfitto. “Il nostro lavoro all’Onu per prevenire il flagello della guerra e promuovere l’edificazione della pace – ha proseguito l’arcivescovo – è un frutto nato dall’albero cresciuto dalle ceneri del Primo e Secondo Conflitto Mondiale”.

Imparare dagli errori passati per costruire una cultura di pace

Nove milioni di soldati e sette milioni di civili, il drammatico bilancio della Grande Guerra a cui vanno aggiunti moltissimi altri milioni di vite umane stroncate a causa delle nefaste conseguenze da essa derivanti. L’Osservatore Permanente della Santa Sede le ha volute ricordare tutte e guardando agli scenari bellici di oggi ha espresso l’auspicio che si possa imparare dagli errori passati e costruire davvero una cultura di pace: quella cultura edificata anche attraverso la musica, come testimoniato dalle note suonate e cantate al Palazzo di Vetro dalla Symphony Orchestra, dal Coro dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e dal Chamber Choir Inspire.

13 novembre 2018, 19:04