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L'arcivescovo Ivan Jurkovič L'arcivescovo Ivan Jurkovič 

Santa Sede a Ginevra: vietare armi con impatti devastanti e indiscriminati

Il nunzio Ivan Jurkovič, Osservatore permanente della Santa Sede a Ginevra, è intervenuto nei giorni scorsi alla riunione degli Stati parte della Convenzione Onu sulle armi convenzionali. Ribadito l’appello per la messa al bando delle armi autonome letali, i cosiddetti “robot killer”

Lisa Zengarini - Città del Vaticano

La Santa Sede rinnova il proprio sostegno all’impegno della comunità internazionale per arrivare alla proibizione o regolamentazione delle armi che possono essere considerate eccessivamente lesive o aventi effetti indiscriminati. Lo ha affermato mons. Ivan Jurkovič, Osservatore permanente della Santa Sede all'Onu a Ginevra, intervenendo il 22 novembre a una nuova riunione delle Alte parti contraenti della Convenzione su certe armi convenzionali (Certain conventional weapons – Ccw). “Ogni passo in questa direzione – ha detto l’arcivescovo - contribuisce ad accrescere la consapevolezza che la crudeltà dei conflitti va eliminata per risolvere le tensioni attraverso il dialogo, il negoziato e il rispetto effettivo del diritto internazionale”.

Gli esplosivi come “armi di spostamento di massa”

Il delegato vaticano ha richiamato l’attenzione su tre questioni che preoccupano in modo particolare la Santa Sede. Una riguarda la regolamentazione dell’impiego di armi esplosive: il loro “potere distruttivo e il loro carattere sempre più sofisticato sono in grado oggi di devastare intere città, scuole, ospedali, infrastrutture e servizi essenziali per la popolazione”, al punto da essere diventate vere e proprie “armi di spostamento di massa”. Di qui l’urgenza di una regolamentazione internazionale aggiornata.

Ridurre l’impiego di armi incendiarie

Non meno devastante l’effetto delle armi incendiarie che mette in discussione l'adeguatezza del Terzo protocollo della Convenzione per ridurre la sofferenza umana. La Santa Sede chiede quindi una revisione tecnica e giuridica delle disposizioni contenute nel protocollo per adeguarlo alla natura dei conflitti odierni e “rafforzare la protezione accordata ai civili e ai combattenti”.

Arrivare alla proibizione delle armi letali

Mons. Jurkovič si è poi soffermato sui Sistemi di armi letali autonome (Laws), i dispositivi controllati da intelligenze artificiali il cui sviluppo rischia di modificare irreversibilmente la natura della guerra, sollevando diverse questioni etiche e contraddizioni legali richiamate in più occasioni anche dalla Santa Sede. Nonostante molti Stati ne siano consapevoli, il negoziato internazionale avviato tra i Paesi firmatari della Ccw per arrivare alla loro proibizione segna il passo a causa delle resistenze delle potenze militari mondiali che stanno stanziando ingenti risorse per “robot killer”. Nel suo intervento, l’Osservatore permanente ha quindi invitato i membri della Convenzione a prendere una decisione “coraggiosa e illuminata” in questo senso. L’auspicio della Santa Sede - ha concluso - è che “la flessibilità del Ccw possa portare a miglioramenti effettivi della protezione di civili e combattenti attraverso ulteriori sviluppi del diritto internazionale umanitario che sappiano adeguatamente tenere conto delle caratteristiche dei conflitti armati contemporanei e delle sofferenze fisiche, morali e spirituali che ad essi si accompagnano”.

27 novembre 2018, 17:31