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Conclusa la visita in Libano del card. Sandri per i 50 anni della ROACO

Il Libano deve rimanere una società aperta, un esempio di convivenza pacifica: è l'auspicio condiviso dal cardinale Leonardo Sandri e dal presidente del Paese, generale Michel Aoun, nel loro incontro tra le tappe finali del pellegrinaggio in terra libanese

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Si è conclusa la visita in Libano del card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali in occasione del Giubileo della ROACO, l’organismo che riunisce le Opere di Aiuto per le Chiese Orientali. Intensi gli incontri dell’ultima giornata a cominciare da quello con il Presidente della Repubblica, generale Michel Aoun, al Palazzo Presidenziale di Baabda. Un privilegio e un onore, ha detto il card. Sandri, l’essere ricevuti dalla massima autorità dello Stato, che “riconosce il prezioso lavoro svolto nel Paese dei Cedri” dalle agenzie della Roaco.

Libano, modello di convivenza e libertà religiosa

Il porporato ha definito il Libano un Paese in cui si vive la grammatica della dignità dell’uomo e ha affermato come da questo punto di vista si guardi sempre con grande rispetto e insieme apprensione il Libano, perché si spera che il modello di convivenza, pluralismo, libertà religiosa possa continuare ed essere modello anche per altri Stati della regione. Il generale Aoun ha espresso apprezzamento per queste parole, e ha affermato l’importanza di parlare della presenza dei cristiani in Medio Oriente, e della loro speranza di poter continuare ad essere attori e protagonisti nella loro terra. Il Presidente ha ricordato di aver già riferito a Papa Francesco, nel corso della sua visita a Roma, di voler stabilire sotto l’egida delle Nazioni Unite un’ “Accademia dell’Uomo per l’incontro e il dialogo”, e ha confermato il desiderio che la Santa Sede sia la prima firmataria di questa richiesta. Da parte sua il cardinale Sandri ha condiviso l’inquietudine per la sorte dei cristiani del Medio Oriente e ribadito la posizione della Santa Sede circa Gerusalemme e i due Stati di Israele e Palestina.

Caritas Libano: fare luce in un oceano di tenebre

La seconda tappa della giornata si è svolta presso gli Uffici di Caritas Libano, guidati dal direttore Rev.do Paul Karam. Destinatari dell’impegno della struttura, gli strati più deboli della popolazione, i lavoratori migranti e il grande numero di siriani rifugiati sul territorio libanese a causa del conflitto nel loro Paese. Il cardinale Sandri, ha ringraziato Caritas Libano per il suo essere all’avanguardia nell’aiuto ai diversi “poveri”, manifestando in modo visibile l’essere Chiesa di Gesù. “Il mondo vive una grande crisi, - ha detto - e qui in Medio Oriente e in Libano ne sentite delle conseguenze pesanti, ma la speranza che siete chiamati a portare è una piccola grande luce in quello che a volte sembra essere un oceano di tenebre. Siate certi del saluto e della benedizione di incoraggiamento da parte di Papa Francesco”. In questa sede sono state espresse, tra l’altro, alcune riserve sui corridoi umanitari attivati da alcuni Paesi Europei che però lanciano il messaggio sottile di un “abbandono” delle terre antiche del cristianesimo, anziché sostenerne la presenza.

Rifugiati siriani in Libano: rischi e prospettive

Tutto il pomeriggio è stato impegnato presso l’Università Santo Spirito di Kaslik (USEK), ove l’Ateneo insieme al The Middle East Council of Churches hanno realizzato una tavola rotonda che vedeva in ascolto reciproco la delegazione della ROACO, alcuni accademici esperti in diritto internazionale, in scienze politiche e sociali, e i rappresentanti delle diverse religioni e confessioni presenti in Libano, come pure dei diversi partiti politici della Nazione. Franco e aperto il dibattito da cui è emersa la comune passione e preghiera per invocare una “novità” per il Medio Oriente. Il dato principale da cui si è partiti è la presenza di oltre un milione di siriani in Libano, che meritano attenzione sia per quanto riguarda le condizioni di accoglienza che devono essere adeguate, sia per quanto riguarda il contesto della popolazione libanese che li accoglie, in un generale impoverimento, però, delle risorse economiche e un crescente disagio dal punto di vista della convivenza. Necessario poi considerare come poter garantire a coloro che lo desiderano un ritorno sicuro in Siria. Il Libano non può essere lasciato solo nel gestire l’emergenza, è stato sottolineato, e le Chiese possono offrire il loro contributo, ma vanno richiamate alla loro responsabilità le autorità politiche locali e la Comunità Internazionale.

Le responsabilità della Comunità internazionale

Il Libano, si è ribadito, deve poter mantenere la sua identità di paese-messaggio, come definito da san Giovanni Paolo II. E il messaggio è l’essere una società aperta. Tra gli altri nodi, il traffico di armi: in Medio Oriente, è stato rilevato, ci sono persone che uccidono e persone che vengono uccise: non ci sono persone che producono le pistole. Cosa può e cosa vuole fare, dunque, l’Occidente che le produce? Alla luce di quanto emerso dal dibattito, il card. Sandri ha ribadito che lo stile della ROACO vuole proseguire come servizio concreto, ma anche come capacità di interpellare le coscienze nei rispettivi Paesi di provenienza. I livelli di discussione sono molteplici: in Libano, in Europa, nelle Regioni Arabe, a livello di Comunità internazionale. E’ difficile, ha concluso, ma il pomeriggio trascorso oggi ci dice che è possibile: se si tralasciassero ancora occasioni di confronto serio e di azione, la coscienza di ciascuno ne dovrà rispondere dinanzi al giudizio di Dio.
 

17 novembre 2018, 17:27