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I Musei Vaticani celebrano Winckelmann, padre dell’archeologia

La mostra “Winckelmann. Capolavori diffusi nei Musei Vaticani”, dedicata all’ archeologo e storico dell’arte prussiano nel 250esimo anniversario della morte, presenta al pubblico, fino al 9 marzo 2019, 50 opere dei Musei, dall’antichità egizia all’arte rinascimentale, che furono frutto degli interessi di Winckelmann

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

E’ come una caccia al tesoro in cinquanta tappe, lungo le sale, i cortili, la stanze e i corridoi dei Musei Vaticani, guidati dal gusto e dalla grande conoscenza dell’arte di Johann Joachim Winckelmann (Stendal 1717-Trieste 1768), per scoprire 50 capolavori presenti nelle collezioni dei Papi. La mostra “Winckelmann. Capolavori diffusi nei Musei Vaticani”, che si apre domani e sarà aperta fino al 9 marzo 2019, mette in evidenza il ruolo cardine che le collezioni vaticane hanno avuto negli studi, nelle teorie e negli scritti di quello che è considerato il padre della moderna archeologia.

Un pensiero estetico alla base dei Musei

Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, spiega che si tratta di “una mostra che in qualche modo omaggia Winkelmann ma per riconoscere l’importanza che il suo pensiero estetico ha avuto nella formazione dei Musei Vaticani in quanto modernamente intesi, come noi oggi li visitiamo”. “Capolavori diffusi nei Musei Vaticani”, ci dice ancora il direttore Jatta, “sono solo opere dei Musei, 50 punti dove in qualche modo sono raccolte delle opere, che non sono soltanto di archeologia classica greco-romana ma partono da opere di arte egizia, passando per l’etrusca e poi arrivano fino alla pittura del grande rinascimento, e quindi Raffaello delle Stanze, ma anche Barocci, Tiziano e lo stesso Caravaggio”.

Winckelmann scriptor alla Biblioteca Vaticana

E’ una mostra corale dei Musei Vaticani, aggiunge ancora il direttore, “che ha visto coinvolti tutti i reparti, tutti gli uffici e laboratori di restauro, perché sono unicamente opere dei Musei Vaticani, con un’unica eccezione, nei pressi della Biblioteca Apostolica Vaticana, dove Winckelmann lavora, dove riceve prima il titolo di scriptor teutonicus e poi, quasi alla fine della vita, l’agognato titolo di scriptor grecus, ma soprattutto dove riceve il titolo di curatore del nascente Museo Profano, che appunto è uno dei due nuclei museali che costituiscono le prime forme di Musei Vaticani intesi modernamente”.

Il "padre" postumo del Museo Pio Clementino

Sono innanzitutto le opere del Belvedere Vaticano, chiarisce ancora Barbara Jatta “che già esisteva in quanto collezione pontificia ma non aveva la struttura che ha oggi come Cortile Ottagono con il Museo Pio Clementino, che vede la luce soltanto tre anni dopo la sua morte, nel 1771. Ma che si costituisce anche grazie al pensiero estetico di Winckelmann, alle sue teorie, alla sua storia dell’arte dell’antichità”.

Il curatore Cornini: è il primo archeologo

Guido Cornini, curatore della mostra su Winckelmann, e direttore del reparto per l’arte del XV e  XVI secolo dei Musei Vaticani, ci spiega che questa esposizione, a 300 anni dalla nascita e 250 dalla morte, “vuole celebrare questa grande figura di storico dell’arte e archeologo, il primo archeologo che possiamo definire tale, che ha segnato come un gigante la cultura dei suoi tempi e di quelli a seguire, Johann Joachim Winckelmann”. L’arte greco-romana costituisce, ricorda Cornini, “l’oggetto principale dell’attenzione di Winckelmann, grazie alla quale riesce ad immaginare una periodizzazione, sulla base della quale è stato possibile poi costruire un’impalcatura della storia dell’arte delle età successive. Quindi oltre che un archeologo , è anche il fondatore della storia dell’arte per come la conosciamo oggi”.

Cornini: visionava tutti gli scavi a Roma

Dalla Prussia a Roma con un sogno di antichità

Winckelmann, racconta ancora il curatore Cornini, “giunge a Roma dalla natia Prussia preceduto da un sogno di antichità che si era formato nelle letture della biblioteca del re Augusto di Sassonia e viene assunto dal cardinale bibliotecario Passionei prima e Albani dopo, e questa è la sua fortuna. Viene introdotto nei principali salotti dell’aristocrazia che custodisce le opere d’arte più importanti dell’antichità. Ha a disposizione così un panorama immenso di cognizioni storico-artistiche e capisce che tutto quello che si è scritto fino a quel momento sulla storia dell’arte dell’antichità non regge alla prova dell’esperienza diretta e realizza un disegno della storia dell’arte che parte proprio dai marmi che sono qui in Vaticano. Dal Laocoonte al Torso del Belvedere, che si trovavano in Vaticano dal Cinquecento”.

Tra i fondatori del movimento neoclassico

I Musei  Vaticani che nascono subito dopo la sua morte, conclude Cornini “vivono ancora dell’ombra del suo insegnamento. In quei tempo miracolosi venivano continuamente scoperte opere d’arte che riaffioravano dalla terra, e lui era su tutti gli scavi. Come commissario alle antichità di Roma, nominato da Clemente XIII, aveva il monopolio scientifico di tutto quello che veniva scavato in città, e anche i privati dovevano aprirgli le porte delle proprie case per fargli vedere cosa avevano.  Winckelmann riesce a dare un impulso forte a questi studi ed è presente in prima linea nella nascita del movimento neoclassico, di cui è uno dei fondatori".

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Immagini dalla mostra su Winckelmann
08 novembre 2018, 18:30