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Mons. Ayuso Guixot: cristiani e taoisti per un'etica globale

Si è concluso oggi a Singapore il 2° colloquio internazionale tra cristiani e taoisti, che "ha contribuito a rafforzare i legami di amicizia e collaborazione tra le due religioni". Così nella Dichiarazione finale dell'incontro. Per mons. Ayuso Guixot, segretario del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, "cristianesimo e taoismo condividono il patrimonio di valori morali comuni"

Roberto Piermarini - Città del Vaticano

Il Colloquio, sul tema "L'etica cristiana e taoista in dialogo", si è concentrato su diversi argomenti: la crisi etica di oggi e la speranza per il futuro; le risposte taoiste e cristiane alla crisi etica; le istituzioni sociali e la trasformazione delle persone umane; lo sviluppo spirituale; l'etica globale e l'interdipendenza di tutti gli esseri umani; la promozione di una società unita e armoniosa; e gli orientamenti emergenti per il futuro impegno cristiano-taoista. Nel corso del colloquio ci sono state anche visite culturali e interreligiose al tempio taoista Kew Ong Yah, alla chiesa cattolica della Trasfigurazione e alla Galleria delle diversità.

La Dichiarazione finale al termine del Colloquio

Al termine dei lavori la delegazione vaticana e quella taoista hanno diffuso una dichiarazione finale nella quale riconoscono che il Secondo Colloquio cristiano-taoista ha contribuito a rafforzare i legami di amicizia e ad alimentare il desiderio di ulteriore collaborazione tra le due religioni. Insieme le due delegazioni hanno condiviso le preoccupazioni e le speranze per il futuro. Nella Dichiarazione si afferma che - a causa degli insegnamenti etici fondamentali delle due tradizioni religiose per operare il bene ed evitare il male - nessuno può sfuggire alla responsabilità morale di trasformare le strutture socio-economiche, politiche, culturali, religiose e giuridiche ingiuste.

Il richiamo alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Le due parti riconoscono che l'attuale crisi etica richiede la riscoperta di valori universali basati sulla giustizia sociale, sull'ecologia integrale e sulla dignità della vita umana in ogni fase della vita. Pertanto, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, rimane un'espressione fondamentale condivisa della coscienza umana per il nostro tempo e offre una solida base per promuovere un mondo più giusto.

Migliorare metodi di comunicazione

Cristiani e taoisti credono nella capacità delle due tradizioni religiose di dare una risposta poliedrica alle sfide del nostro tempo. Pertanto, è necessario migliorare i metodi di comunicazione delle tradizioni e delle storie delle due religioni, in un linguaggio facilmente comprensibile.

La famiglia come luogo di formazione spirituale

Inoltre nella Dichiarazione finale si sottolinea che le famiglie, le istituzioni educative e le comunità religiose devono essere luoghi di formazione spirituale e morale dove i giovani di oggi possono imparare a plasmare il mondo di domani in un luogo migliore. “Abbiamo visto - conclude la Dichiarazione - che gli scambi interpersonali e scientifici tra le nostre tradizioni religiose ci hanno permesso di lavorare insieme per definire i quadri etici necessari per il bene comune di questa e delle generazioni future”.
Infine i partecipanti esprimono la loro gratitudine alle istituzioni e a tutte le persone, per la calda ospitalità, il sostegno e l'amicizia che hanno vissuto.

L'intervento di mons. Miguel Ángel Ayuso Guixot 

«La ricerca di un’etica globale è inseparabile da un’esperienza di trasformazione interiore, che comporta l’allontanamento da mali sia personali sia strutturali». E «poiché questa ricerca riguarda tutti», la conoscenza reciproca, la condivisione senza pregiudizi tra culture e religioni differenti «è indispensabile». Lo ha sottolineato mons. Miguel Ángel Ayuso Guixot, segretario del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, intervenendo nel corso del colloquio internazionale. Accompagnato dal sottosegretario del dicastero, mons. Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage, il presule si trova in Asia per una missione che lo porterà anche a Bangkok per le celebrazioni del 230° anniversario del più sacro tempio buddista della Thailandia.

Cristianesimo e taoismo condividono patrimonio di valori morali comuni

A Singapore i convegnisti si sono confrontati sulle risposte taoiste e cristiane all’attuale crisi etica, sulla trasformazione delle istituzioni sociali e la necessità di una crescita spirituale, sull’interdipendenza di tutti gli esseri umani, sulla promozione di una società unita e armoniosa. Del resto, ha spiegato mons. Ayuso, «nonostante le diverse visioni del mondo e i differenti percorsi spirituali, sia il cristianesimo sia il taoismo condividono un patrimonio di valori morali comuni». Al punto che «la saggezza religiosa e filosofica di entrambe le tradizioni ha contribuito a formare civiltà e culture». Anche perché, ha fatto notare, «il loro comune patrimonio morale deriva dalla legge naturale, che è inerente alla natura umana e quindi eticamente vincolante per tutti gli esseri umani, indipendentemente dalle convinzioni filosofiche o credenze religiose». E in proposito il relatore ha evidenziato come la Commissione teologica internazionale della Chiesa cattolica asserisca che «il cristianesimo non ha il monopolio della legge naturale».

Necessità di un’etica globale che riunisca i valori e le norme universali

Dopo aver illustrato il ruolo del dicastero vaticano istituito nel 1964 e richiamato i principi etici del taoismo esposti da Lao-Tzu nel Tao Te Ching, ovvero il «Libro della via e della virtù», mons. Ayuso si è domandato perché il dialogo tra queste due realtà sia importante oggi, individuando una risposta nel fatto che tra le criticità riguardanti in particolare le generazioni più povere e quelle future, vi sono il cambiamento climatico, la mancanza di opportunità economiche e la disoccupazione, il terrorismo, la mancanza di istruzione, la tossicodipendenza e la tratta, la sicurezza alimentare e idrica, la corruzione, le minacce del terrorismo e del fondamentalismo, la violenza a sfondo religioso, le migrazioni, lo sviluppo di biotecnologie dannose come la manipolazione genetica e la clonazione. «Tutti questi problemi — ha affermato — trascendono i confini nazionali e quindi non possono essere risolti da nessun Paese se agisce da solo». Mentre «le persone sono diventate consapevoli della loro grave responsabilità etica e morale di dover intervenire senza indugio per affrontare questa situazione». Insomma il presule ha ravvisato la necessità «di un’etica globale che riunisca i valori e le norme universali che per secoli hanno formato il patrimonio dell’esperienza umana». E, ha concluso, «al centro di questo comune patrimonio etico c’è la regola d’oro: non fare a un altro ciò che non vorresti fosse fatto a te».
 

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07 novembre 2018, 06:56