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Instrumentum laboris al Sinodo dei giovani Instrumentum laboris al Sinodo dei giovani 

Sinodo: fede è un’avventura, Chiesa accompagni i giovani nel loro cammino

Nel pomeriggio di ieri, 15 ottobre, le Relazioni dei Circoli Minori sulla seconda parte dell’Instrumentum Laboris sono state al centro dell’11° Congregazione generale del Sinodo dei vescovi, in corso in Vaticano sul tema de “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. 259 i Padri Sinodali presenti in Aula

Isabella Piro – Città del Vaticano

La risposta alla vocazione è felicità e rischio, perché la fede è un’avventura ed è compito della Chiesa aiutare i giovani ad andare avanti nel loro cammino: partono da questa consapevolezza le 14 relazioni dei Circoli Minori del Sinodo dedicate alla seconda parte dell’Instrumentum Laboris, sul tema “Interpretare: la fede e il discernimento vocazionale”. Ogni persona, dicono i Padri Sinodali, ha una sua vocazione all’amore di Dio, alla comunione con Lui perché ciascuno si prenda cura del mondo e della famiglia umana. Si tratta di una vocazione universale che dura per tutta la vita ed averne la giusta consapevolezza permette di sentirsi solidali, pur nella diversità di fedi e di visioni del mondo che caratterizzano l’umanità. La vocazione è anche una chiamata universale alla santità, che non vuol dire “stringere i denti”, ma essere in grado di donare se stessi, con gioia.

L’incontro con lo sguardo di Gesù

Fondamentale, al contempo, è accompagnare la vocazione dei giovani verso il giusto discernimento con autorevolezza e chiarezza, ma sempre nel rispetto della libertà e senza tralasciare il primato dell’azione divina. L’incontro con lo sguardo di Gesù permette, infatti, di maturare interiormente e di incontrare la grazia e la misericordia di Dio. Soltanto così – spiega il Sinodo - i ragazzi non si sentiranno abbandonati a se stessi di fronte a domande radicali, come quelle sul dolore e sulla morte. Al contrario, proprio attraverso il discernimento, essi potranno scoprire la loro identità profonda ed il contributo unico che possono e devono donare alla Chiesa e alla società.

Cristo è giovane tra i giovani

In ogni giovane, la Chiesa rivela la sua presenza ed ogni giovane è “terra sacra”, ribadiscono i Padri Sinodali. Di qui, la necessità di approfondire il rapporto tra Cristo e i giovani: Cristo è giovane fra i giovani ed è attento ai processi di maturazione che avvengono nel cuore dei ragazzi. È l’incontro personale con Lui, quindi, a fare da base ad ogni scelta vocazionale. Quanto al discernimento, è importante trovare l’ambiente opportuno, come quello della comunità ecclesiale, ed un accompagnatore adeguato, non necessariamente presbitero, che sia ben preparato, porti Dio nel cuore e tenga conto delle emozioni e relazioni della persona, della sua affettività. Il discernimento non è, infatti, una mera questione di metodo, bensì implica testimonianze credibili che possano permettere ai giovani di rispondere liberamente alla chiamata del Signore.

Accompagnamento sia personale e comunitario

Guardarsi dentro, ma anche guardarsi intorno: questo è ciò che devono fare i giovani, accompagnati dalla Chiesa. L’accompagnamento alla vita cristiana sarà, quindi, sempre personale e comunitario: nella libera scelta di ciascuno secondo coscienza, la comunità deve essere per tutti ciò che la Chiesa è per il mondo, ovvero una luce che indichi il cammino verso la comunione con Cristo. Perché la vera vocazione non è mai un’imposizione, bensì un invito. I Pastori sappiano, dunque, promuovere, nelle comunità dei credenti, una conoscenza solida della fede, la gioia della fraternità, il gusto della preghiera ed il desiderio di una testimonianza di vita evangelica. Il tutto mettendo sempre le persone al riparo da ogni tipo di abuso, sia esso di potere o fisico.

La cresima non è “diploma di affrancamento” dalla Chiesa

Accompagnare si richiama al latino “cum pane” – sottolineano ancora i Padri Sinodali – ed è quindi essenziale accompagnare i giovani a condividere l’Eucaristia. L’Aula suggerisce anche un’attenzione maggiore alla cresima, affinché tale sacramento non sia più inteso dai giovani come un “diploma di affrancamento” dalla Chiesa, ma al contrario un modo per maturare nella fede. Essenziale, inoltre, il fattore tempo: ai giovani va insegnato a non avere fretta – dice il Sinodo - a non temere il “per sempre” perché la pazienza di Dio rende capace ogni creatura umana di scelte performanti.

Includere i giovani affetti da fragilità

La missione della Chiesa è quella di valorizzare la forza dei giovani e di sostenere la loro debolezza ed è per questo che il Sinodo chiede di non tralasciare, bensì di includere nella vita ecclesiale i ragazzi sofferenti, quelli affetti da fragilità fisiche, intellettuali o socio-culturali. Questi giovani sono soggetti attivi di trasformazione all’interno delle loro comunità, rappresentano un dono perché offrono a tutti la possibilità di aprirsi alla reciprocità solidale. La stessa attenzione va posta – si afferma in due Relazioni - anche alle persone single e a quelle con tendenze omosessuali perché è compito della Chiesa accompagnare ed aiutare i giovani a dare un senso alla propria vita, trovando nel mondo i segni di Dio. Egli, infatti, pensa in grande per ogni uomo, affinché ciascuno possa lavorare sempre meglio per costruire una Chiesa autentica.

Una questione di linguaggio

Siamo in un’epoca di transizione, dicono i Padri Sinodali, ricca di complessità, ma la risposta di Gesù può essere un segnale di speranza per i giovani che soffrono la difficoltà di dare un senso alla propria vita. È anche una questione di linguaggio, avverte il Sinodo: i giovani comprendono davvero chi è lì per loro e sa parlare, in modo esistenziale, di prossimità, di relazioni, di amore gratuito e disinteressato, che tocchi i loro cuori e cambi la loro vita, donando speranza e desiderio del bene,

L’esempio di San Paolo VI

Il pensiero del Sinodo va, poi, a San Paolo VI, canonizzato il 14 ottobre: il suo sguardo di fede sui giovani e sul dialogo con il mondo contemporaneo ricordano che ogni vita è vocazione e che spetta alla Chiesa ristabilire il legame fra se stessa e l’uomo moderno. Infine, prende forma l’idea – emersa dai lavori in Aula nei giorni scorsi – di un pellegrinaggio su un tratto della Via Francigena verso la tomba di Pietro, dedicato ai Padri Sinodali e ai giovani partecipanti all’Assemblea. Dell’iniziativa – programmata per il 25 ottobre - è stato incaricato il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.
 

16 ottobre 2018, 07:23