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Sinodo: accompagnare con empatia, curare ferite, mostrare mete alte

Prosegue in Vaticano il Sinodo sui giovani”. Questa mattina la settima Congregazione Generale dedicata ancora alla riflessione della seconda parte dell’Instrumentum Laboris centrata sull’accompagnamento. Resi noti i tre membri di nomina pontificia della Commissione per la redazione del Documento Finale. 257 i padri sinodali presenti in Aula

Paolo Ondarza – Città del Vaticano

“Signore cosa vuoi che io faccia?”. La domanda del giovane ventitreenne Francesco d’Assisi chiamato nel XIII secolo a “riparare” la casa di Dio è la stessa che risuona oggi nel cuore di ogni giovane. Rispondere alla voce del Signore infatti conduce a trovare il vero senso della vita, corrobora il vigore fisico, la forza d’animo e il coraggio tipici della condizione giovanile.

Per una nuova Pentecoste

La figura del Poverello così come quella di altri santi e sante sono state indicate questa mattina dai Padri Sinodali come modelli attuali. Uomini e donne che non hanno abbracciato un’idea, ma incontrato un uomo: Gesù. Figure che spronano la Chiesa ad uscire da schemi vecchi per inaugurare l’epoca di una nuova Pentecoste. Conoscere Cristo Risorto e il suo andare controcorrente è uno stimolo alla testimonianza che i giovani sono chiamati a portare al mondo. Lo dimostrano i tanti che si sono fatti “ambasciatori della vita” in quei Paesi in cui essa è messa a repentaglio da leggi che la contrastano. O anche – raccontano i vescovi - chi in contesti di guerra e tensione continua a svolgere “la missione di essere sale, luce e lievito” per la società.

L’accompagnamento sia empatico e non sia improvvisato

L’arte dell’accompagnamento spirituale e del discernimento si rivela dunque come indispensabile, ma non deve essere prerogativa esclusiva di sacerdoti e consacrati: l’Aula del Sinodo invoca il coinvolgimento di giovani coppie, ma avverte: “no all’improvvisazione”. Se un giovane non trova accoglienza, rischia di allontanarsi e cercare risposte sbagliate, spesso deluso da scandali e indifferenza. Chi accompagna ha quindi il dovere ministeriale di essere testimone credibile, di avere una fede solida ed è chiamato ad ascoltare, consigliare e poi farsi da parte con fiducia, esultando per ogni traguardo raggiunto. L’atteggiamento è quello dell’empatia e non della semplice simpatia: i formatori devono infatti riconoscere innanzitutto l’umanità e fallibilità dei giovani perché è lì che Cristo vuole incontrarli per sollevarli dall’errore. Sarà bene per le guide spirituali fare memoria delle proprie esperienze di caduta: la grazia infatti agisce nella storia in modo ordinario e trasforma progressivamente.

Matrimonio e consacrazione, due vocazioni da valorizzare in egual misura

Prioritaria sia la dimensione spirituale. Il Sinodo chiede di incoraggiare la partecipazione alla Messa e all’adorazione eucaristica. Non sono sufficienti infatti solo “sforzi orizzontali”, ma sono necessari anche quelli “verticali” finalizzati ad aiutare il giovane ad alzare lo sguardo verso l’alto perché Dio è con loro. Essere accoglienti, mostrare mete alte e la proposta esigente del Vangelo sono due caratteristiche dell’accompagnare tanto al matrimonio, quanto al celibato per il Regno di Dio. Le due vocazioni – sottolineano i vescovi - vanno valorizzate in egual modo dalla Chiesa perché rientrano entrambe nella più grande “vocazione battesimale” propria di ogni cristiano. Se i grandi non hanno grandi sogni, è stata la riflessione dei Padri Sinodali, come potranno ispirare i giovani? Dal Sinodo arriva poi la proposta di un segretariato dei giovani in ogni circoscrizione ecclesiastica finalizzato a dare dinamismo all’azione pastorale. I giovani – è stata la riflessione – sono il presente e il futuro della Chiesa.

Gli interventi degli uditori

A chiudere la congregazione della mattina gli interventi di alcuni uditori che hanno evidenziato l’inadeguatezza di una proposta ecclesiale centrata su un teismo etico di fronte alla profonda sete dello spirito dei giovani. Essi desiderano Gesù e la Chiesa ha il dovere di mostrarLo e di non ritenere “tempo perso” quello dedicato alla pastorale delle nuove generazioni. In mezzo a tante voci – è stata la riflessione - i giovani hanno bisogno di discernere quale voce viene dal Signore, e non desiderano che gli adulti prendano decisioni al loro posto, ma che anzi li aiutino a non rimandare le scelte importanti della vita. Toccante la testimonianza da chi ha messo in luce la necessità di non sottovalutare i pericoli che i ragazzi incontrano nel mondo reale e virtuale. Il cuore umano è fatto per la Bellezza, la Bontà e la Verità che solo la Chiesa – madre può rivelare.

Membri di nomina pontificia completano squadra Commissione Documento Finale

Infine dopo l’elezione ieri dei 5 Padri Sinodali in rappresentanza dei 5 continenti nella Commissione per la redazione del Documento finale, durante la congregazione di questa mattina sono stati resi noti i tre membri di nomina papale: si tratta dell’Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyc Sviatoslav Shevchuk, Capo del Sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, padre Alexandre Awi Mello, segretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e il rev. Eduardo Gonzalo Redondo, responsabile della Pastorale vocazionale di Cuba. Questi otto affiancheranno nel lavoro della Commissione il Relatore Generale, i due Segretari Speciali e il Segretario Generale.

 

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10 ottobre 2018, 13:45