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Briefing Sinodo. Card. Retes: la Chiesa deve cambiare, andare dove vivono i giovani

Il porporato messicano, l’arcivescovo di Lussemburgo e una giovane uditrice statunitense parlano con i giornalisti dei temi emersi nei lavori della sesta e settima congregazione generale. “Serve una Chiesa missionaria nel mondo digitale, che accompagni i giovani, rispettando però la loro libertà”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“La Chiesa deve cambiare moltissimo, aprendosi agli spazi dove sono presenti i giovani, farsi missionaria prima di tutto nel mondo digitale. E poi accompagnarli nella vita, ma rispettando la loro libertà”. Il cardinale Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di México, anticipa così, nel briefing dedicato alla VI e VII congregazione generale del Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, le considerazioni che lo guideranno nel suo lavoro nella commissione per la redazione del documento finale nella quale rappresenta l’America.

Senza valori condivisi gli adolescenti sono spiazzati

Il cardinale messicano cita il filosofo spagnolo José Ortega y Gasset per ricordare che tutte le giovani generazioni, nella storia, hanno fatto uno sforzo per adattarsi alla cultura del proprio tempo, ma oggi si fa fatica ad individuare valori condivisi e una cultura comune. “Così gli adolescenti finiscono per non capire bene dove andare”. Stimolato poi da una domanda, il cardinal Retes, racconta che in Messico ci sono 40 case di accoglienza per i migranti che bussano alle porte degli Stati Uniti, “e i giovani sono in maggioranza tra i volontari”.

Il “totalitarismo anonimo” delle reti sociali

Spiega poi che nel corso dei lavori del Sinodo si è parlato di un “totalitarismo nuovo”, quello “dell’anonimato nelle reti, che viene manipolato e genera ideologie in modo nascosto”. Le prime vittime di questa forma inedita di totalitarismo, sono proprio i giovani, alcuni dei quali “arrivano perfino a suicidarsi in base alle istruzioni in rete”. E’ quindi fondamentale, conclude il porporato messicano, una “educazione integrale, soprattutto dei giovani, per costruire una società basata su relazioni fraterne e solidali”.

I giovani: chiediamo ascolto e accompagnamento

Mons. Hollerich: prima i poveri, così si ferma il populismo

Dopo di lui, l’arcivescovo di Lussemburgo, monsignor Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione delle conferenze episcopali della Comunità europea (Comece), sottolinea che con il loro applauso e il loro entusiasmo i giovani, nel Sinodo e nel pre-Sinodo, “ci hanno segnalato le cose che per loro sono più importanti”. Rispondendo poi ad una domanda, mons. Hollerich spiega che come vescovo europeo, è molto preoccupato per i totalitarismi, “che potrebbero distruggere la costruzione europea che ci ha dato la pace”. In ogni totalitarismo, fa notare, “c’è sempre un certo egoismo: ci si preoccupa della felicità solo dei propri cittadini, degli altri non ci si cura”. “Se noi, come Chiesa, ci concentriamo sui più deboli, sui più emarginati, facciamo prevenzione contro il populismo”.

Briana: il mio discernimento per la vita consacrata

Infine l’uditrice Briana Santiago, 27 anni, statunitense di Sant’Antonio, in Texas, da cinque anni in formazione con la comunità di consacrate Apostole della vita interiore, e studentessa di filosofia e teologia alla Pontificia Università Lateranense ricorda di essere stata la prima giovane a portare la sua testimonianza nell'aula del Sinodo. Così ha condiviso il suo cammino di discernimento per una vocazione di vita consacrata, e da quel momento “ad ogni pausa dei lavori, mi si avvicinano cardinali, vescovi e giovani per discutere alcuni punti del mio intervento”.

10 ottobre 2018, 16:48