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Sinodo. P. Awi Mello: ora nella Chiesa strutture di partecipazione per i giovani

Il segretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, padre Alexandre Awi Mello, sulle proposte pastorali del Sinodo per i giovani: strutture di partecipazione in diocesi e parrocchie, formazione degli accompagnatori, spazi di integrazione per i movimenti che lavorano con i giovani

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Mentre i partecipanti al Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani si confrontano nel gruppi di lavoro dei circoli minori sulla terza parte del documento di lavoro, sui “cammini di conversione pastorale e missionaria”, incontriamo il brasiliano padre Alexandre Awi Mello, segretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, già direttore nazionale del Movimento di Schönstatt in Brasile.

L’ ascolto non può restare un atteggiamento

Gli chiediamo quali proposte pastorali concrete, di quelle già emerse al Sinodo, lo hanno convinto di più. Per dare concretezza al tema dell’ascolto, centrale in questo Sinodo, ci dice, “sono necessarie strutture di partecipazione per i giovani nella Chiesa. Per un ascolto vero, che non sia soltanto un atteggiamento. Servono nelle diocesi e nelle parrocchie strutture adatte all’ascolto”.

Giovani che evangelizzano i coetanei

La chiave è la formazione degli accompagnatori

Nel suo intervento in aula, padre Awi Mello ha invitato poi a “prendere sul serio la formazione degli accompagnatori. Sono la chiave, perché non ci serve una Chiesa che ascolta, però che non accompagna i giovani nelle loro scelte, nelle loro domande, in tutto quello che cercano di capire sulla vita della Chiesa, su Gesù. L’accompagnamento è fondamentale per il post-Sinodo. Le conferenze episcopali, le diocesi, devono fare della formazione degli accompagnatori una vera priorità pastorale”.

I movimenti dei giovani devono lavorare insieme

“Mi sembra poi importante – prosegue il sacerdote brasiliano - il rapporto tra movimenti, associazioni e conferenze episcopali: tutti i gruppi che lavorano con i giovani devono integrarsi, lavorare insieme. Le conferenze episcopali dovrebbero creare degli spazi dove davvero ci sia questa integrazione. Un lavoro insieme, per la Chiesa e con la Chiesa, e non tanto gruppi paralleli che cercano ognuno di fare qualcosa e non si sentono davvero parte della Chiesa come istituzione. In questo senso in Brasile abbiamo buone esperienze e credo che questo si possa fare anche in altri paesi”.

Per i “lontani”: giovani che evangelizzano giovani

E la pastorale dei “lontani”, gli chiediamo, per i troppi giovani che hanno lasciato la Chiesa o non si sono mai avvicinati al messaggio salvifico di Cristo? “Davanti ai lontani credo che l’atteggiamento giusto della Chiesa sia l’apertura. Quindi ascoltarli  e nello stesso tempo dare testimonianza della gioia del Vangelo. Semplicemente non giudicare, essere aperti, e lasciare che i giovani siano protagonisti dell’evangelizzazione dei coetanei. Bisogna lasciare spazi nella Chiesa e dare tutto il supporto, tutto l’appoggio necessario per i giovani cristiani, perché possano evangelizzare i coetanei, come per esempio nella pastorale universitaria, uno spazio ideale dove creare circoli per la preghiera e discussione di temi importanti per gli studenti”.

19 ottobre 2018, 12:22