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Un lettino utilizzato per le escuzioni capitali Un lettino utilizzato per le escuzioni capitali   (Copyright © Ken Piorkowski 2012)

Mons. Gallagher: forte l'impegno della Santa Sede contro la pena di morte

Ricorrere alla pena di morte non è ammissibile in presenza di altri mezzi con cui le legittime autorità possono garantire la sicurezza e il bene comune. Lo ha riaffermato il segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede, mons. Gallagher, ieri a New York

Adriana Masotti - Città del Vaticano

La Santa Sede continua a unire la sua voce a quella di un numero crescente di Stati per chiedere l’abolizione universale della pena di morte. Lo ha ribadito ieri a New York, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati e capo della delegazione della Santa Sede alla 73.ma sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. L'arcivescovo è intervenuto all'evento collaterale di alto livello su: "Pena di morte: Povertà e diritto alla rappresentanza legale".

Dignità della persona e ruolo delle autorità

Nella sua dichiarazione mons. Gallagher ha ricordato come nell'ultimo secolo la Santa Sede abbia sempre cercato l'abolizione della pena di morte e che “negli ultimi decenni questa posizione è diventata più chiaramente articolata”. Questo perché il rifiuto della pena capitale “è stata inquadrata nel giusto contesto etico di difesa della dignità inviolabile della persona umana e del ruolo dell'autorità legittima per difendere in modo giusto il bene comune della società”.

Il ricorso alla pena capitale non è giustificato

Appare evidente, ha affermato l’arcivescovo, che oggi i mezzi offerti dal sistema penale della maggior parte degli Stati, come rilevava Papa Giovanni Paolo II nella Evangelium Vitae, “sono sufficienti a difendere la vita umana contro un aggressore e a proteggere l'ordine pubblico e la sicurezza delle persone", senza ricorrere alla pena di morte. Tali mezzi, inoltre, “corrispondono meglio alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana".

I rischi dell'uso della pena di morte

Il primato della vita umana e la dignità della persona umana, ha continuato mons. Gallagher, è stato ribadito da Papa Francesco, che li ha indicati quali principi guida per l’azione legislativa e giudiziaria delle autorità statali. Inoltre, Francesco ha messo in guardia sulla “possibilità di errore giudiziario e sull'uso fatto dai regimi totalitari e dittatoriali (...) come mezzo per reprimere la dissidenza politica o per perseguitare le minoranze religiose e culturali".

La versione aggiornata del Catechismo della Chiesa cattolica

I due pilastri su cui la Santa Sede ha sviluppato la sua posizione, il rispetto per la dignità di ogni persona umana e il bene comune, prosegue il segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, sono ciò che evidenzia la nuova versione del Catechismo della Chiesa cattolica sulla questione dove si dice che "la pena di morte è inammissibile perché è un attacco all'inviolabilità e alla dignità della persona".

Un atto di fiducia nell'umanità 

Mons. Gallagher conclude il suo intervento ribadendo che “l'abolizione universale della pena di morte sarebbe una coraggiosa riaffermazione della convinzione che l'umanità può affrontare con successo il crimine”, senza disperare di fronte agli atti malvagi e offrendo a chi li compie la possibilità di cambiare se stessi.

 

26 settembre 2018, 10:56