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Mons. Bernadito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede all'Onu Mons. Bernadito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede all'Onu 

Mons. Auza all’Onu: mai chiudere al dialogo per risolvere i conflitti

Il buon mediatore è imparziale e affidabile per tutte le parti in conflitto e mentre lavora per risolvere le dispute costruisce un futuro di pace, che dura nel tempo al di là della firma degli accordi

Roberta Gisotti - Città del Vaticano

L’autentica mediazione nella risoluzione dei conflitti “richiede la partecipazione di tutte le parti coinvolte, non solo di quelli che esercitano la leadership ma anche dell’intera comunità, in particolare di quanti hanno sofferto nel conflitto”. Lo ha sottolineato l’arcivescovo Bernardito Auza, nunzio apostolico e osservatore permanente presso le Nazioni Unite, intervenuto, ieri a New York, nel dibattito aperto nel Consiglio di Sicurezza sul tema “Mediazione e risoluzione dei conflitti”.

Vicino alle vittime di violenze e ingiustizie

Nella sua esperienza diretta, la Chiesa cattolica chiamata sovente a dirimere conflitti tra Stati e popoli ha potuto infatti apprendere - ha osservato il presule - una lezione fondamentale, che occorre “ascoltare ed essere vicino alle vittime di ingiustizia e violenze generate dal conflitto”.
Ha citato nel suo discorso, il capo della missione vaticana all’Onu, il caso che vide nel 1978 i leader dell’Argentina e del Cile contrapposti sulla determinazione dei loro confini meridionali e che, grazie all’appello del Papa Giovanna Paolo II di non interrompere i negoziati, seppero ricomporre l’annosa disputa. Ed ancora, ha ricordato mons. Auza, gli accordi di pace tra governi e forze ribelli siglati in Mozambico e più di recente in Colombia. Sono tutti “esempi – ha detto – di come sia sempre necessario lasciare aperte le vie di mediazione per risolvere le controversie e mai abbandonare il processo di paziente dialogo e negoziazione per raggiungere una giusta e degna soluzione con mezzi pacifici propri di popoli civilizzati.”

La cultura dell’incontro al cuore della mediazione

Come evidenziato da Papa Francesco nel suo viaggio in Colombia, nel settembre dello scorso anno, “la ricerca della pace è un lavoro sempre aperto”. L’idea centrale nella mediazione è infatti la ‘cultura dell’incontro’, che “privilegia – ha spiegato il rappresentante della Santa sede - il rispetto reciproco e la comprensione” non solo nel risolvere le dispute ma anche nel nostro rapportarci con gli altri, ponendo “l’incessante lavoro per la pace e la riconciliazione nel cuore della nostra vita quotidiana”. La ‘cultura dell’incontro’ – raccomanda infatti Francesco “esige di porre al centro di ogni azione politica, sociale ed economica la persona umana, la sua altissima dignità, e il rispetto del bene comune”.

Elemento chiave è l’imparzialità

Altro elemento chiave per la riuscita della mediazione internazionale è l’imparzialità. Di fronte ai fallimenti registrati - ha sollecitato mons. Auza – “dobbiamo chiederci se siamo stati imparziali, altruisti e perseveranti mediatori di cui le parti in conflitto possono fidarsi reciprocamente.” “Un mediatore affidabile genera fiducia, essendo capace di identificare obiettivamente gli interessi delle parti” e al di là di questi “è capace di condurre le parti a vedere i loro specifici interessi entro la dinamica del lavorare insieme allo scopo comune di raggiungere un bene reciproco.”

Mediare le dispute per costruire un futuro di pace

“La partecipazione ai processi di pace si svolge a vari livelli, dal tavolo negoziale alle iniziative di base”. “I conflitti lasciano ferite molto profonde, e un processo inclusivo e partecipativo di mediazione e risoluzione delle dispute è essenziale per processo di guarigione e riconciliazione che continui a lungo dopo che l’inchiostro è asciutto”, ha spiegato il presule riferendosi alla firma degli accordi. “Un buon mediatore, – ha concluso – mentre lavora per risolvere dispute, costruisce un futuro di pace. I mediatori sono artigiani e strumenti di pace”, cui essere grati per “prezioso servizio” reso all’umanità.

 

 

30 agosto 2018, 14:01