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“A tavola con gli Dei” con i piatti rinascimentali dei Musei Vaticani

Ispirati da Raffaello, sono 33 i piatti del servizio in ceramica istoriata della Collezione Carpegna, riportati alla luce dopo un anno di restauro

Michele Raviart – Città del Vaticano

Soggetti sacri tratti dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, scene mitiche ispirate alle Metamorfosi di Ovidio. Tra sacro e profano sono questi i soggetti dei 33 piatti rinascimentali della collezione Carpegna da oggi esposti nella Pinacoteca dei Musei Vaticani dopo un anno di restauri. “A tavola con gli Dei” è il titolo dell’esposizione, che sarà visibile al pubblico per tutta la stagione estiva, in linea con la rassegna “Museums at work”, che si propone valorizzare il lavoro quotidiano, artistico e scientifico dei Musei del Papa.

L’influenza di Raffaello

Il servizio di piatti in ceramica istoriata risale alla seconda metà del Cinquecento e fu realizzato dai maestri maiolicare di Urbino, in un’epoca contemporanea all’artista urbinate per eccellenza, Raffaello Sanzio, che in quegli anni aveva realizzato le celebri Stanze vaticane. “Questi piatti per lungo tempo sono stati immaginati in rapporto con Raffaello”, spiega il professor Guido Cornini, curatore della mostra. “Lungi da fare di Raffaello il ‘designer’ di questi piatti”, spiega, “ma c’è sicuramente uno scambio fra arti maggiori e arti minori, per cui anche in questi ambiti si guardava a quello che succedeva sulle volte o sulle pareti delle stanze vaticane che sono a un passo da qui”.

Tra arte “alta” e arte “popolare”

L’idea è quindi quella di una commistione tra arte “alta”, come ad esempio pittura e scultura e le arti cosiddette minori come quelle decorative. “Non c’è dubbio che l’iconologia raffaellesca ha avuto tante declinazioni”, afferma il direttore dei Musei Vaticani Barbara Jatta. “Le stampe, i disegni e i piatti - che circolavano anche più delle stampe -  sono state un veicolo straordinario. In questo caso abbiamo una testimonianza altissima di produzione iconografica e raffinatissima di divulgazione dell’opera raffaellesca".

L’acquisto da parte del cardinale Carpegna

Il committente di questo servizio di piatti è ignoto, ma sappiamo che nel Seicento si trovava nel Museo Kircheniano al Collegio Romano. La collezione fu acquistata qualche decennio dopo dal cardinale Gaspare Carpegna, collezionista d’arte e di reperti paleocristiani e, afferma ancora Guido Cornini, “erano un elemento di curiosità nella sua casa aperta con liberalità agli ospiti che potevano osservarli incorniciati, con un effetto che già ricordava quello di un Museo”.

Da Benedetto XIV al restauro

Nel 1756 la collezione Carpegna fu acquistata da Papa Benedetto XIV e nel corso dei decenni sono stati esposti al Quirinale e a Castel Gandolfo. A volte accusati di eccessiva licenziosità per i soggetti nudi ispirati all’iconografia classica, per questo furono venduti da Papa Leone XIII, per poi essere riacquistati su pressione dell’opinione pubblica ai tempi della nascita dello Stato italiano. Furono poi acquisiti nelle collezioni della Biblioteca Vaticana, dal 1999 competenza dei Musei Vaticani, che li hanno riportati a nuova vita dal restauro del Laboratorio Metalli e Ceramiche.

04 luglio 2018, 17:07