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Papa Francesco e mons. Bernardito Auza, Osservatore permanente della Santa Sede all'Onu Papa Francesco e mons. Bernardito Auza, Osservatore permanente della Santa Sede all'Onu 

Mons. Auza all’Onu: solo il diritto può garantire la pace

Intervenuto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, l’Osservatore permanente della Santa Sede ribadisce l’importanza dello Stato di diritto per garantire i più deboli

Michele Raviart – Città del Vaticano

“La responsabilità per aver commesso gravi ingiustizie e violazioni dei diritti umani e il bisogno di ripristinare la giustizia non può essere ignorata o sacrificata nel nome di una volatile e provvisoria pseudo-stabilità. La pace può essere sostenibile solo se va di pari passo con la giustizia”. Così mons. Bernardito Auza, Osservatore permanente alle Nazioni Unite si è rivolto Consiglio di Sicurezza Onu in un dibattito sulla promozione e il rafforzamento dello Stato di diritto nel mantenimento della pace e della sicurezza.

No a un’etica di paura e distruzione

Mons. Auza, ricordando anche l’intervento di Papa Francesco all’Assemblea Generale nel 2015, ha manifestato apprezzamenti per gli sforzi del Consiglio di Sicurezza e dei Paesi membri delle Nazioni Unite di sostenere il diritto internazionale, unica via per evitare “non solo molti conflitti, ma anche di evitare in maniera definitiva di cadere in un contesto di relazioni internazionali basate su un’etica di ‘paura e distruzione’, che rischia potenzialmente di portare alla distruzione reciproca e di tutta l’umanità”.

Il ruolo dei tribunali internazionali

“L’impunità non può essere tollerata nel caso di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità o per le violazioni del diritto umanitario internazionale”, prosegue mons. Auza, che sottolinea positivamente il ruolo dei vari tribunali nazionali e internazionali, “dove questi crimini sono propriamente investigati e sanzionati in modo appropriato”.

Garantire giustizia ai più vulnerabili

L’obiettivo, conclude mons. Auza, è quello di assicurare l’accesso alla giustizia per quelli che soffrono di più nei conflitti, “in particolare donne, bambini, e vittime di persecuzione religiosa ed etnica, le cui voci è più probabile che rimangano inascoltate nei negoziati di pace e nei processi che seguono la guerra”.

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18 maggio 2018, 11:46