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Catalogo Australia co-pubblicato dai Musei Vaticani Catalogo Australia co-pubblicato dai Musei Vaticani 

Musei Vaticani: un catalogo per scoprire l’Australia

Oggi la presentazione del volume “Australia. La collezione indigena dei Musei Vaticani”. Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, sottolinea l'importanza della relazioni con Paesi lontani

Luisa Urbani – Città del Vaticano

A sei anni dall’inaugurazione del nuovo allestimento dedicato all’Australia all’interno del Museo Anima Mundi, i Musei Vaticani presentano il volume “Australia. La collezione indigena dei Musei Vaticani” a cura di Katherine Aigner. Si tratta del terzo catalogo della serie dedicata alle raccolte etnologiche dei Musei.

Un volume realizzato insieme alle comunità indigene

Il catalogo si apre con la storia della formazione della collezione che conta circa 300 pezzi e le cui origini risalgono alle donazioni fatte a Pio IX dagli Aborigeni d’Australia. La cultura del continente viene analizzata nei suoi diversi aspetti attraverso i contributi di studiosi di diverse estrazioni culturali e ogni parte del catalogo è stata realizzata in stretto contatto con le comunità aborigene, rispettando la filosofia della “riconnessione” che caratterizza sia la storia recente del territorio oceanico sia la sezione dei Musei Vaticani che ospita le collezioni etnologiche. “Riconnessione” è infatti il concetto attorno a cui si è sviluppato il processo che ha visto riallacciare le opere alle loro comunità di origine creando una forma di dialogo intergenerazionale. Si tratta dunque di una ricerca che ha permesso di ricostruire le vicende degli oggetti e di ritrovare i discendenti di coloro che li crearono, riconnettendo i contemporanei con l’eredità materiale della loro cultura.

Un’iniziativa per creare ponti tra culture diverse

“All’indomani del mio arrivo (Ascolta) alla direzione dei Musei Vaticani – spiega Barbara Jatta, intervistata da Linda Bordoni - Melissa Hitchman è stata nominata ambasciatore australiano presso la Santa Sede. Ci siamo incontrate e c’è stata subito una forte empatia. Sull’onda del progetto del catalogo, che era già in corso, abbiamo pensato di creare un evento che desse conto delle relazioni con i paesi lontani, creando ponti interculturali. Una missione che il Museo Anima Mundi persegue rispettando quanto ci chiede Papa Francesco”.

La missione dei Musei Vaticani

“Una prospettiva – prosegue il direttore - che è approvata dal Pontefice, ma anche dai suoi predecessori. Da 500 anni i Musei Vaticani vogliono condividere i tesori che provengono dal passato. Beni che dobbiamo preservare e far conoscere anche alle generazioni future. Visitare il complesso museale vaticano è anche un’occasione per conoscere nuovi mondi e nuovi messaggi”.

La nascita del Museo Etnologico

“Pio XI – racconta Barabara Jatta - decise di creare un Museo Etnologico con l’intento di far conoscere le tradizioni culturali, artistiche e spirituali di tutti i popoli. Inizialmente il complesso museale fu ospitato nel palazzo Laterano, poi trasferito all’interno dei Musei Vaticani. È il museo più ricco che abbiamo, attualmente custodisce oltre 80.000 oggetti ed opere d’arte provenienti dai quattro continenti al di fuori dell’Europa”. La collezione è molto diversificata: si va dalle migliaia di reperti preistorici risalenti a oltre due milioni di anni fa, fino ai doni elargiti all’attuale Pontefice.

 

29 maggio 2018, 12:04