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Il Papa confessa un giovane in Piazza san Pietro Il Papa confessa un giovane in Piazza san Pietro 

Mons. Nykiel: educare i sacerdoti novelli alla confessione

Educare i novelli sacerdoti, i diaconi e i seminaristi prossimi all’Ordinazione alla bellezza della Riconciliazione e alla dedizione a questo Sacramento. E’ questo lo scopo con cui la Penitenzieria Apostolica promuove annualmente, nel tempo di Quaresima, il Corso sul Foro interno

Fabio Colagrande - Città del Vaticano

Sulle finalità di questo appuntamento, in programma dal 5 al 9 marzo a Roma presso il Palazzo della Cancelleria e giunto quest’anno alla 29ma edizione, abbiamo sentito mons. Krzysztof Nykiel, reggente della Penitenzieria Apostolica

Ascolta l'intervista a mons. Nykiel

R. - Desideriamo aiutare i sacerdoti a prendere coscienza della grandezza e sublimità del Sacramento della Riconciliazione che oggi più che mai dovrebbe ritrovare il suo posto centrale nella vita cristiana e quindi nell’agire pastorale della Chiesa. La sua celebrazione richiede un’adeguata preparazione teologica, giuridica e pastorale perché, come ha più volte ribadito Papa Francesco, “non ci si improvvisa confessori”.

Quali caratteristiche, dunque, deve avere un buon confessore?


R. - Incessanti sono i richiami del Papa sugli atteggiamenti di accoglienza, prossimità e tenerezza che dovrebbero guidare i ministri consacrati nel loro agire pastorale, sul modello del Padre misericordioso. Ricordo in particolare le indicazioni rivolte ai partecipanti al Corso dell’anno passato, nelle quali egli ha sottolineato tre aspetti.
Il buon confessore come vero amico di Gesù Buon Pastore deve coltivare un ministero della Riconciliazione “fasciato di preghiera”, preghiera con il Signore per il dono della carità pastorale e preghiera per i fedeli che gli si pongono alla ricerca della misericordia di Dio; consapevole di essere lui stesso il primo peccatore perdonato e capace di comprendere quindi le ferite altrui.
Il buon confessore è in secondo luogo uomo dello Spirito, uomo di discernimento e di compassione. Il Santo Padre ha ricordato che il sacerdote è così chiamato all’ascolto umile della volontà di Dio perché, nella celebrazione del sacramento della Penitenza, non è padrone, ma ministro, cioè servo. Quindi nel confessionale occorre avere l’atteggiamento di Gesù di fronte ai nostri peccati, l’atteggiamento di chi non minaccia, ma chiama con dolcezza, dando fiducia.
Infine, il buon confessore è anche un evangelizzatore, perché non c’è evangelizzazione più autentica che l’incontro con la misericordia, vero volto di Dio.

Che importanza ha il Sacramento della Riconciliazione nella vita spirituale e nel discernimento vocazionale dei giovani?


R. - Da quando Papa Francesco ha annunciato che la XV Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi, in programma il prossimo ottobre, avrebbe avuto come tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, la Penitenzieria Apostolica si è impegnata a fornire il proprio contributo alla riflessione ecclesiale richiamando il ruolo centrale della Riconciliazione nello sviluppo della fede e nel discernimento dei giovani cristiani. Non dimentichiamo che lo stesso Jorge Mario Bergoglio ha raccontato come, all’età di 17 anni, avvertì così intensamente la presenza amorosa di Dio durante una confessione che proprio in quell’occasione capì che il Signore lo chiamava alla vita religiosa nella Compagnia di Gesù. Proprio perché consapevole dell’importanza del Sacramento della Confessione per il discernimento vocazionale dei giovani, vi anticipo che la Penitenzieria Apostolica intende promuovere nei giorni 26 e 27 aprile prossimi un convegno pastorale che sarà dedicato proprio a questo tema.

Il prossimo 13 marzo ricorre il quinto anniversario dall’elezione di Papa Francesco. Perché il tema della misericordia è costantemente presente fin dall’inizio nei suoi interventi?


R. - Certamente il perdono è la dimostrazione più evidente dell’onnipotenza e dell’amore di Dio Padre, che Gesù ha rivelato nell’intera sua vicenda terrena. Ponendosi in continuità con il magistero della Chiesa, Papa Francesco ama ripetere insistentemente, fin dai primi giorni del suo pontificato, come la misericordia divina sia il cuore pulsante del Vangelo, anzi, l’essenza stessa di Dio, di un Dio che non si stanca mai di perdonarci.
Proviamo a pensare a quante migliaia di persone in questi ultimi anni, mossi dallo Spirito e grazie anche all’appello del Santo Padre, hanno potuto riconciliarsi con Dio e con la Chiesa, specialmente in occasione del grande Giubileo Straordinario della Misericordia!
D’altra parte, guardando a questi cinque anni di pontificato, sono convinto che i fedeli si lascino guidare dalle parole di Papa Francesco soprattutto perché lo riconoscono credibile e convincente. Egli vive anzitutto su di sé, in prima persona, l’azione dell’amore di Dio, per poi trasmettere alla gente con abbracci, carezze e azioni concrete di solidarietà e prossimità la misericordia ricevuta.

 

05 marzo 2018, 14:07