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Santa Sede ai Giochi coreani: sulla strada per un futuro di pace

Il capo della delegazione della Santa Sede ai Giochi invernali di Pyeongchang, monsignor Sanchez de Toca, è rientrato in Vaticano: “Lo sport non crea la pace, ma le squadre unificate delle due Coree sono un gesto eloquente che prepara un cammino”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Mons. Melchor Sanchez de Toca, capo della delegazione della Santa Sede alle Olimpiadi invernali 2018 in Corea del Sud, è appena rientrato nel suo ufficio di sottosegretario del Pontificio consiglio della Cultura. Gli abbiamo chiesto se davvero i Giochi olimpici appena iniziati si possono definire "Giochi di pace", dopo che gli atleti delle due Coree hanno sfilato insieme alla cerimomia di inaugurazione.

"Lo sport non crea la pace, non può crearla, non fa miracoli - chiarisce mons. Sanchez de Toca -  Però piccoli simboli, piccoli gesti come questi preparano la strada per un futuro di pace. In questo senso credo che la presenza di atleti della Corea del Nord, sia pure in numero molto limitato, e soprattutto la squadra unificata di hockey su ghiaccio, dove ci sono atlete delle due Coree che giocheranno nella stessa squadra, sia un gesto piccolo ma eloquente e soprattutto che può preparare la strada a futuri sviluppi".

"La piccola delegazione vaticana, accolta ufficialmente per la prima volta all’interno del mondo olimpico - racconta ancora il sottosegretario del Pontificio consiglio della cultura - è stata accolta, credo, con enorme simpatia. E’ stata una sorpresa per tutti, per me innanzitutto, ma anche per gli stessi membri del Cio, e si è creato subito un rapporto di amicizia e grandissima cordialità. Credo che tutti abbiamo apprezzato la decisione del presidente Bach di invitare come osservatore la delegazione della Santa Sede. E’ una voce diversa, decisamente fuori dal coro, ma allo stesso tempo molto vicina, e credo che tutti abbiamo apprezzato la saggezza di questa decisione".

12 febbraio 2018, 17:25