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Mons. Dario E. Viganò - Giornate Comunicazioni sociali a Lourdes Mons. Dario E. Viganò - Giornate Comunicazioni sociali a Lourdes 

Giornate della Comunicazione: i media cattolici raccontano la verità

A Lourdes ancora dibattiti e workshop per la 22esima edizione delle Giornate di San Francesco di Sales dedicate alla comunicazione e all’informazione. Il prefetto della Spc, mons. Dario E. Viganò, insiste sul ruolo cruciale dei giornalisti mentre emerge che i media cattolici funzionano meglio perché raccontano la verità

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Proseguono i lavori e gli incontri a Lourdes, in Francia, per la 22esima edizione delle Giornate di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Nel Santuario Mariano, di fronte all’immagine della Vergine, depositaria di Verità, oltre 300 giornalisti, provenienti da 26 Paesi diversi, si stanno interrogando sulla grande rivoluzione mediatica e comunicativa dei nostri tempi e sul pericolo costante di cadere nella rete delle "fake news". Ai giornalisti cattolici, ma non solo è il Papa stesso, nel suo messaggio per la Giornata mondiale della Comunicazioni Sociali, a tracciare la strada da percorrere. Fondamentale resta la necessità di sviluppare “vaccini” contro la menzogna che genera e amplifica l’odio e la paura e avvelena le relazioni, dedicandosi piuttosto ad un giornalismo “vero”, di pace, “fatto da persone per le persone”. Ma l’orizzonte da raggiungere è anche quello della purificazione e della ricerca mai immobile della verità. Una buona notizia però, è che i media cattolici, sembrano essere meno colpiti dal virus della falsità perché strutturati per essere ponte, strumento di dialogo.  La conferma arriva dal presidente della Federazione dei media cattolici Jean-Marie Montel, che insieme alla Segreteria per la Comunicazione ha promosso questo evento.

I media cattolici funzionano

“Quando vediamo la crisi che conoscono i media nel mondo intero, ci rendiamo conto che i media cristiani invece hanno una struttura che poggia su una base molto solida di convinzione e un’etica molto forte alla ricerca della verità, vanno meglio, funzionano, perché i lettori, gli ascoltatori, i telespettatori si fidano di noi. Credo che il ruolo dei media cristiani, al di là della questione dell’informazione, al di là anche della questione dell’etica e al di là della questione della verità, è contribuire al vivere insieme. Dobbiamo essere media positivi, media che danno speranza, che ridanno il gusto di vivere e il gusto della relazione tra i popoli, quali che siano le differenze. Non dobbiamo essere media che accentuano tutte le differenze, tutti i conflitti, ma al contrario che partecipano della relazione umana”.

Vocazione del giornalista

La responsabilità dei giornalisti per evitare il diffondersi delle fake news resta forte e necessaria, per questo chi fa informazione deve aguzzare la vista ma anche l’ascolto, deve avere maturità umana, capacità di relazione, conoscenza e rispetto dell’altro.  “Oggi, con la convergenza digitale, con questo cambio epocale di strumenti, il giornalista - spiega mons. Dario E. Viganò, Prefetto della Segreteria per la Comunicazione - si trova a dover sempre rincorrere qualche cosa, a velocizzare sempre più il tempo di costruzione e di produzione di una notizia. E molto spesso nella velocità non si controllano le fonti oppure si cercano fonti che sono immediatamente reperibili ma non sempre quelle immediatamente reperibili sono le più serie. Insomma, c’è una grande responsabilità. Una responsabilità tanto maggiore perché il giornalista non ha semplicemente una funzione informativa ma svolge un ruolo, una vocazione formativa, perché presta il suo sguardo, il suo modo di vedere un avvenimento, a coloro che leggono. E quindi, in qualche modo, presta come un paio di occhiali, perché qualcuno assuma quel punto di vista sulla realtà. Quindi è veramente molto importante. Io credo che non solo gli aspetti deontologici, che sono minimali, ma proprio una grande cura della relazione, sia sempre più urgente oltre che necessaria”.

Intervista a mons. Dario E. Viganò

Purificazione e ricerca della verità

Nel suo magistero, il Papa insiste sull’urgenza di invertire questa tendenza. “Per prevenire le fake news, le cosidette ‘bufale’, che imitano e scimmiottano la realtà, camuffandosi con essa, rimarca il  Prefetto della Spc, bisogna ricercare costantemente la verità, che inizia con Cristo, ma anche purificarci da relazioni e modi di vedere e sentire, totalmente falsi". “Siamo in parte vittima delle fake news: proviamo a pensare soprattutto al Santo Padre, quando è costruita una “fake news” su un suo presunto tumore al cervello, oppure quando di ciò che il Papa dice o fa viene detta la metà o meno o si aggiunge qualche cosa; proviamo a pensare, ad esempio, ad un matrimonio che è stato celebrato in aereo durante l’ultimo viaggio: un conto è dire che lui ha incontrato il giorno prima questo sposo, che ha verificato che avessero fatto il corso prematrimoniale, che li ha confessati e quindi li ha sposati; un conto è dire ‘vengono aboliti i corsi prematrimoniali e la liturgia nuziale’: sono due cose molto diverse … Ecco, quindi certamente siamo vittime. E poi siamo anche un po’ esperti perché siamo anche capaci di costruire le “fake news”, e penso – ad esempio – a cosa vuol dire quando qualcuno parla di Chiesa al plurale, cioè quando uno dice ci sono delle fazioni, delle contrapposizioni … In fondo, è una mezza verità, una verità e mezza diventa una fake news usata strategicamente per colpire un nemico o per adulare una persona”.

Il premio Jacques Hamel

Alla tavola rotonda di questa mattina, anche l’intervento di Nataša Govekar Direttore della Direzione Teologico- Pastorale della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede che ha sottolineato il riferimento biblico del messaggio di Papa Francesco. Cresce invece l’attesa per la consegna, domani al termine della celebrazione eucaristica, del “Premio Padre Jacques Hamel”, istituito in memoria del sacerdote ucciso per mano jihadista il 26 luglio 2016, mentre celebrava la Messa a Rouen. Sarà presente la sorella del sacerdote, Roseline Hamel.

25 gennaio 2018, 14:46