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Sant'Alessandro, vescovo di Gerusalemme e martire

Di famiglia pagana, Alessandro riceve un’accurata formazione culturale: venendo in contatto con vari movimenti religiosi e filosofici dell’epoca, si converte al cristianesimo. Dalla Cappadocia si sposta e arriva ad Alessandria, in Egitto, dove fiorisce la scuola Didaskaleion, diretta da Panteno il Siculo e poi da Clemente alessandrino. A Gerusalemme arriva nel 212 come coadiutore del vescovo al quale poi succede.

Il “caso” Origene

Alessandro guida Gerusalemme come un pastore attento soprattutto ai bisogni culturali delle sue pecorelle: nella Città Santa fonda una biblioteca e una scuola su modello di quella alessandrina. Durante il suo episcopato deve occuparsi della disputa tra il teologo Origene – che conosceva fin dai tempi di Alessandria – e i suoi superiori. Dal vescovo di Alessandria, infatti, Origene ha ricevuto l’incarico di dirigere una scuola di catechismo, ma il teologo inizia a insegnare anche le scienze profane – la filosofia su tutte – convinto com’è che proprio l’insegnamento della religione abbia bisogno di un maggiore approfondimento culturale. Nonostante, inoltre, sia un laico, Origene predica nelle chiese e questo manda su tutte le furie il suo vescovo che gli impedisce di spiegare pubblicamente le Scritture se non in presenza di un pastore. Alessandro, colpito dalla profondità del pensiero del teologo, lo difende e arriva a ordinarlo sacerdote nel 230 per consentirgli di proseguire senza difficoltà le sue predicazioni, così preziose, per le quali si era spinto anche a Cesarea e a Gerusalemme stessa.

Le persecuzioni e il martirio

Intanto la Roma di Settimio Severo tra il 202 e il 203 riprende a perseguitare i cristiani. Alessandro si trova ancora ad Alessandria e viene imprigionato fino al 211. Con la seconda ondata di persecuzioni, ad opera di Decio, non ha scampo: viene incarcerato a Cesarea e subisce molte torture, ma invano: “La gloria dei suoi bianchi capelli e la sua grande santità formavano una doppia corona alla sua cattività”, scrivono di lui gli storici. Sfinito dalle sofferenze, muore in prigione nel 250 ed è venerato come martire della fede. Dei suoi numerosi scritti ci restano solo i frammenti di quattro lettere tramandati da Eusebio e San Gerolamo.