San Vincenzo Ferrer, sacerdote domenicano

“Riguardo al prossimo, esercitati in sette altre disposizioni: tenera compassione, gioiosa letizia, paziente tolleranza e perdono delle ingiurie, affabilità piena di benevolenza, umile rispetto, concordia perfetta, dono della tua vita ad esempio di Gesù. Come Lui sarai pronto a dare la salute per i tuoi fratelli” (dagli scritti di San Vincenzo Ferrer). Figlio di un notaio di Valencia, ancora prima che nascesse sua madre ha in sogno la premonizione della sua futura grandezza. A 17 anni riconosce la propria vocazione ed entra nell’Ordine domenicano. Dopo la formazione, insegna logica, filosofia e teologia all’università e inizia a collaborare con il cardinale aragonese Pedro de Luna, braccio destro di Clemente VII, primo antipapa ad Avignone, e a sua volta futuro antipapa Benedetto XIII (da non confondere con il Pontefice romano Benedetto XIII, al secolo Pietro Francesco Orsini, salito al soglio di Pietro nel 1724).

Il grande Scisma d’Occidente

Nel 1378 muore Gregorio IX, che dopo 70 anni ha riportato la sede papale da Avignone a Roma. Il successivo conclave viene influenzato dai tumulti popolari sempre più forti ed elegge l’arcivescovo di Bari che diventa Urbano VI, ma presto questi si mostra ostile a molti porporati, alcuni dei quali fuggono ed eleggono un altro Pontefice, Clemente VII, che torna a stabilirsi ad Avignone. È lo scisma. Attorno ai due Papi si creano due schieramenti politici, gli Stati si dividono e l’Europa piomba in un periodo di profonda crisi e incertezza che durerà quasi 40 anni. Nel 1409, per superare i contrasti tra i due, a Pisa si svolge un Concilio in cui di fatto viene eletto un terzo Papa, Alessandro V. È il punto più doloroso della storia. Soltanto con il Concilio di Costanza, convocato nel 1417, e l’intervento dell’imperatore Sigismondo, si torna all’unità con il nuovo Papa Martino V.

In cammino per l’Europa

In questo contesto, nel 1398 Vincenzo è il confessore del Papa avignonese Benedetto XIII, quando in sogno riceve dal Signore la missione di partire per 20 anni di predicazione ed evangelizzazione in tutta Europa, dalla Provenza al Piemonte e alla Lombardia, per poi tornare nuovamente in Francia e in Spagna. Si sposta su un somarello, Vincenzo, con la pioggia e con il sole, nel caldo dell’estate e nei rigori invernali: a proteggerlo solo il saio domenicano, lungo a coprire i piedi nudi. Iniziano a seguirlo chierici e contadini, nobili e teologi, uomini, donne e bambini ai quali impone una regola e un abito bianco e nero. Ad attrarli è la passione, il fuoco con cui Vincenzo predica, alternando battute di spirito e sermoni, invettive e aneddoti di viaggio.

“L’Angelo dell’Apocalisse”

Quando la situazione della Chiesa peggiora, le sue parole si fanno profetiche, tanto da meritarsi l’appellativo di “Angelo dell’Apocalisse”. Vincenzo, infatti, abituato alle visite del demonio, parla dell’imminente fine del mondo e degli eventi prodigiosi che la precedono, del ritorno di Elia e della necessità di convertirsi per salvare la propria anima. Quello che dice intimorisce. Non trascura neppure la propria mortificazione corporale attraverso il digiuno continuo e la privazione del sonno per dedicare più tempo alla preghiera. Morirà come è vissuto - in viaggio – ma già venerato come Santo. L’Ordine domenicano lo ricorda in una data diversa, il 5 maggio.