Sant'Antonio Maria Pucci, sacerdote

“Non è necessario avere vita lunga, ma è necessario approfittare dell’ora che Dio ci dà per fare il proprio dovere”.
Certe inclinazioni sono innate, anche se l’ambiente in cui si nasce e si cresce influisce molto. Così Antonio Maria Pucci, che da piccolo si chiama ancora Eustachio, nato in una famiglia di contadini povera di risorse ma ricca di fede, ha come passatempo preferito aiutare il babbo nel decoro della chiesa, partecipare alle funzioni e ricevere la Comunione. Siamo nell’alta Toscana del 1800 e il giovane sarebbe un utile aiuto nei campi, ma quando il Signore lo chiama lui va, scegliendo un Ordine consacrato alla Madonna: i Servi di Maria Santissima.

Il “curatino” di Maria

Ordinato sacerdote nel 1883, arriva a essere Definitore generale della sua comunità, ma è soprattutto il lavoro da parroco che egli apprezza, nella chiesa di Sant’Andrea in Viareggio dove rimane per 48 anni. Per tutti don Antonio Maria – il nome che ha scelto prendendo i voti – era “il curatino”, sempre sorridente e soprattutto sempre pronto ad aiutare gli altri. Precursore delle forme organizzative proprie dell’Azione cattolica, crea praticamente un’associazione per ogni suo parrocchiano, dando grande impulso all’impegno dei laici all’interno della Chiesa: per i giovani fonda la Compagnia di San Luigi e la Congregazione della Dottrina cristiana; per gli uomini la Compagnia di Maria Santissima Addolorata e per le donne la Congregazione delle Madri cristiane. Dà anche inizio a un ordine religioso femminile: quello delle Mantellate di Viareggio che si occuperanno dei bambini malati.

“Pare un angelo!”

Seppur abbia bisogno di aiuto per le sue molte opere, Antonio è il primo a “sporcarsi le mani” e ad andare di casa in casa, tra i poveri, a portare quello di cui hanno bisogno. Per sé non tiene nulla, neppure i vestiti. E nelle sue giornate che sembrano infinite, non trascura neppure la preghiera: spesso i suoi parrocchiani lo trovano assorto, lo vedono addirittura sollevarsi da terra o camminare senza posare i piedi nell’esercizio del suo ministero, tanto che molti esclamano: “Pare un angelo!”. E tale è in effetti don Antonio, che durante l’epidemia di colera del 1854 diventa l’angelo degli ammalati. Un esercizio eroico della carità, il suo, che lo fiaccherà nel fisico fino a contrarre una polmonite fulminante nel 1892, l’anno della sua morte. Viene beatificato da Pio XII nel 1952 e canonizzato da Giovanni XXIII dieci anni dopo.