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Vatican News

Udienza generale 21 aprile 2021

Alessandro Di Bussolo - Città del Vaticano

Nella catechesi dell’udienza generale, dedicata alla preghiera detta a voce, Papa Francesco ha spiegato che “le parole che pronunciamo ci portano per mano” verso Dio, e sono le sole che indirizzano a Lui, in modo certo, “le domande che vuole ascoltare”. 

La preghiera del cuore è misteriosa e in certi momenti latita. La preghiera delle labbra, quella che si bisbiglia o che si recita in coro, è invece sempre disponibile, e necessaria come il lavoro manuale.

Sono le parole, chiarisce il Papa, sempre nella Biblioteca del Palazzo apostolico, senza pubblico presente, quelle che “destano anche il più assonnato dei cuori”, e ci permettono un dialogo sincero con Dio. Certo, “pregare non significa ripetere parole”, ricorda, ma “la preghiera vocale è la più sicura ed è sempre possibile esercitarla”. I sentimenti invece, per quanto nobili, “sono sempre incerti: vanno e vengono, ci abbandonano e ritornano”.

Non dobbiamo disprezzare la preghiera vocale. Qualcuno dice: “Eh, è cosa per i bambini, per la gente ignorante; io sto cercando la preghiera mentale, la meditazione, il vuoto interiore perché venga Dio …”: per favore! Non cadere nella superbia di disprezzare la preghiera vocale. E’ la preghiera dei semplici, quella che ci ha insegnato Gesù: Padre nostro, che sei nei cieli.

21 aprile 2021