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Vatican News

"Street art": quei murales che in Italia rivitalizzano le periferie - seconda parte

Cura e conduzione: Paola Simonetti 

Ospite: Luca Borriello, direttore e fondatore di Inward - Osservatorio sulla creatività urbana 

"Alcune persone voglione rendere il mondo un posto migliore. Io voglio rendere il mondo un posto più bello. Se non ti piace, puoi dipingerci sopra".  
Questa è una citazione di uno dei più famosi street artist del mondo, per fare una traduzione impropria, pittore di strada: Banksy, di cui nessuno, almeno sembra, conosce la vera identità, che solo qualche giorno fa ha fatto una delle sue ultime incursioni murarie a Londra: l’opera vede un bambino accovacciato mentre interra una piantina. Accanto la scritta “Da questo momento la disperazione finisce e iniziano le tattiche», un tema che è stato interpretato come legato ai cambiamenti climatici. I suoi murales di critica politica e sociale sono apparsi su strade, mura e ponti in tutto il mondo. Banksy, è uno dei rappresentati di quell’arte effimera, ma magnifica, che ha reso, sta rendendo le città di molte parti del mondo, angoli unici, irripetibili. Da non confondere con la brutta prassi dell’imbrattamento di muri e altre strutture cittadine con la bomboletta selvaggia, stiamo parlando di quell’arte pittorica che prende come tela l’intera facciata di un palazzo, un muro di cinta, solo per fare un esempio, e lo trasforma in qualcosa da guardare a bocca aperta. Un’arte che ha reso ormai molte zone del mondo, anche degradate, mete turistiche imperdibili

03 maggio 2019