Cerca

Vatican News

Il caso giudiziario Cucchi e gli altri: la riflessione in merito alla legge sulla tortura in Italia - prima parte

Cura e conduzione: Paola Simonetti 

Ospite: Michele Miravalle - Coordinatore Osservatorio di Antigone 

Una settimana fa la Corte d'Assise di Roma ha condannato i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro a 12 anni di carcere per aver pestato selvaggiamente Stefano Cucchi in caserma la notte del suo arresto, avvenuto il 15 ottobre del 2009, un selvaggio pestaggio che provocò al ragazzo lesioni tali da portarlo alla morte una settimana dopo nell’ospedale Pertini della Capitale, dove era in custodia. Una sentenza arrivata dopo 10 anni di dolorose battaglie per la verità da parte della famiglia, della sorella di Stefano in particolare, Ilaria che fiduciosa nella magistratura e nello Stato, ha lottato per un avere, finalmente, un processo giusto. E lo ha fatto portando all’attenzione dell’opinione pubblica la fotografia delle condizioni in cui venne trovato il fratello il giorno in cui dovettero riconoscerlo all’obitorio. Un’immagine terribile, che pure è stata capace di farsi “prova” e scatenare indignazione, almeno da parte di alcuni. Morire di botte quando si è nella mani dello Stato non avviene, o non dovrebbe avvenire in un paese democratico. La storia ci dice che questo è avvenuto, avviene nell’ambito delle più feroci dittature del mondo dove i diritti umani e civili sono stati azzerati dall’abuso della forza e dell’autorità e dove la tortura è prassi per la gestione dei detenuti. E il concluso caso giudiziario di Cucchi riapre di nuovo riflessioni proprio sul capitolo della tortura in Italia, dove l’approvazione di una legge specifica sul tema due anni fa, sollevò polemiche, proteste, ma anche le critiche dell’Onu, per la sua imperfezione che la renderebbe di fatto non facilmente applicabile.  

21 novembre 2019