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La guerra dimenticata del Tigray e il calvario della popolazione civile

Il Tribunale dell'Aia ha confermato il carcere a vita per l'ex generale dell'esercito serbo bosniaco Ratko Mladic, ritenuto responsabile di genocidio per il massacro che costò la vita a ottomila bosniaci. Un verdetto, quello pronunciato dal Tribunale dell’Aia che ha preso le funzioni del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia delle Nazioni Unite, che ha confermato il carcere a vita per l’ex generale condannato per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Una sentenza che, per le vittime, ha fatto giustizia di quello che è considerato l’episodio di violenza più grave in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale. Ne abbiamo parlato con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia e con Semso Osmanovic, oggi docente di sociologia a Trieste, che sfuggì all'eccidio quando aveva 13 anni, intervistato da Michele Raviart.

La guerra del governo centrale etiope contro i ribelli tigrini ha superato il settimo mese di atrocità. L'intera regione del Tigray è devastata e la sua popolazione è ridotta allo stremo: distrutte le infrastrutture mediche e di sussistenza, manca acqua e cibo, il sistema scolastico annientato. A illustrare il calvario dei civili tigrini sono gli operatori di Medici Senza Frontiere, tra i pochi ad essere rimasti operativi in Etiopia durante tutto il periodo del conflitto. Oltre alla carestia, che ha avuto effetti su tutto il paese, l'emergenza più impellente è quella che riguarda gli sfollati dalle zone dei combattimenti: oltre un milione di persone, 250 delle quali hanno trovato riparo in condizioni di grande precarietà nelle città di Axum e Adua. Ce ne parla Tommaso Santo, responsabile di MSF per l'intervento d'emergenza in Tigray.

Conduce: Stefano Leszczynski

09 giugno 2021