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Lavoro e Covid, come è cambiato il nostro modo di lavorare con la pandemia

Come è cambiato il mondo del lavoro dopo la pandemia? E che fine farà lo smart working?

Noi oggi facciamo un viaggio nel mondo del lavoro che sta cambiando anche per effetto della pandemia. Per Unioncamere, Sono oltre 560mila le opportunità di lavoro offerte dalle imprese a giugno che salgono a quasi 1,3 milioni avendo come orizzonte previsionale l’intero trimestre giugno-agosto. Sebbene con dinamiche eterogenee a livello settoriale e territoriale, le imprese provano a ripartire, tanto che la loro ricerca di personale dovrebbe superare questo mese anche quella registrata a giugno 2019, in epoca, cioè, pre-Covid.

Però mancano le figure professionali. Le più difficili da reperire, oltre a quelle dirigenziali (52,0%), sono gli operai specializzati (45,9%), i tecnici (44,1%) e le professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (42,5%). Anche Federmaccanica afferma: Nessun rischio di massicci licenziamenti da parte delle imprese meccaniche in caso di cessazione del blocco in  vigore fino al 30 giugno, ma non troviamo le competenze necessarie.

Con la pandemia, è decollato lo mart working. In questo periodo di pandemia, vi hanno fatto ricorso un italiano su tre. E ormai la proroga del lavoro agile è fissata almeno fino al 31 luglio 2021, come stabilito dal decreto riaperture. Salta dunque la quota del 50% del lavoro da remoto, L’impressione è che guardando le nostre città zeppe di auto molta gente sia tornata in presenza al lavoro.

Con noi:

il vescovo di Cerignola monsignor Luigi Renna, presidente della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro
Andrea Poggio, responsabile mobilità di Legambiente
il direttore del Censis Massimiliano Valerii
il segretario confederale della Uil Tiziana Bocchi

- Trasmissione di Alessandro Guarasci

 

 

 

 

10 giugno 2021