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Trapianto di microbiota intestinale contro Clostridium Difficile. Uno scudo di protezione – Informa Alzheimer, contro le informazioni false – Dieta chetogena, più grassi meno carboidrati, ma solo per piccoli pazienti con patologie metaboliche o forme di epilessia

Sulla prestigiosa rivista “Annals of Internal Medicine” è stato pubblicato il risultato dello studio sul trapianto del microbiota intestinale condotto dal professor Antonio Gasbarrini, direttore dell’Area Medicina Interna, Gastroenterologia e Oncologia medica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Gastroenterologia dell’Università Cattolica. Oltre che combattere una pericolosa infezione, quella da Clostridium Difficile, il trapianto protegge da altre infezioni che sono resistenti alle terapie antibiotiche, soprattutto nelle persone anziane, con meno difese immunitarie. “Il Clostridium Difficile - afferma il professor Gasbarrini - molto spesso è antibiotico-resistente, per cui non abbiamo armi terapeutiche, tant’è che nel nostro Paese è una delle prime cause di ricovero in ospedale, anche di morte, per diarrea proprio conseguente all’uso degli antibiotici, soprattutto nei soggetti anziani. Cosa abbiamo voluto fare con il trapianto di microbiota? Invece di usare di nuovo un antibiotico, abbiamo dato una biomassa batterica, attraverso una colonscopia, all’intestino dei soggetti malati e quello che abbiamo osservato è stata la completa risoluzione del Clostridium Difficile. Cioè, senza usare antibiotici, siamo stati in grado di combattere questo batterio usando ‘batteri buoni’ che producono, appunto, antibiotici in grado di mandarlo via. La forza della nostra scoperta – prosegue il gastroenterologo – non è stata tanto questa prima osservazione, che peraltro noi e altri avevamo già dimostrato alcuni anni fa, ma è stata una cosa molto più potente dal punto di vista scientifico. Abbiamo seguito questi soggetti nel tempo e abbiamo visto che dopo tre mesi non solo il Clostridium non tornava più, ma questi soggetti avevano meno sepsi, setticemie, meno infezioni urinarie, polmonari, perché avendo ristabilito il microbiota sano, abbiamo dato loro uno scudo di protezione”.

“Informa Alzheimer”, contro le notizie false sulle demenze, soprattutto sulla malattia Alzheimer. “Nella rete, sui media, in TV, sui giornali, non passa giornata in cui vengano dati aggiornamenti legittimi e anche importanti sulla situazione della ricerca su questa malattia. Ci sono due livelli di informazioni che però lanciano in confusione malati e famiglie” – riferisce il professor Paolo Maria Rossini, già Ordinario di Neurologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, attualmente Direttore Area Neuroscienze del San Raffaele Pisana IRCCS. “Quelle informazioni che sono scientificamente adeguate e corrette, ma che riguardano modelli sperimentali su animali o su cellule che accrescono le conoscenze, ma che avranno, se avranno, una ricaduta sul malato nell’ordine di dieci, venti, trenta anni o più e che, invece, vengono presentate come un qualcosa di già attuale. E questo, ovviamente, rende difficile alle famiglie inoltrarsi su questa patologia. Secondo ordine di fake news, cioè notizie fasulle, quelle veramente fasulle in cui, dalla gallino-terapia all’utilizzo di sostanze più svariate, si garantisce un rallentamento o una cura della malattia stessa. E qui entriamo non solo nella cialtroneria scientifica, ma anche nel malaffare”.

“Informa Alzheimer” è un centro d’ascolto che non dà informazioni sui servizi di diagnosi o terapia del Gemelli, ma una risposta alle domande che pazienti e dei familiari si pongono sulle informazioni divulgate dai mass-media. Per contattare “Informa Alzheimer”: 06.30157018 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 17) oppure alzheimerascolta@policlinicogemelli.it

Dieta chetogena. Largo ai grassi, senza carboidrati e proteine. Ma solo per i giovani pazienti con patologie metaboliche o con alcune forme di epilessia. Ne parla la dottoressa Mirellia Elia, nutrizionista dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

07 novembre 2019