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Il Papa: riconoscersi piccoli è il punto di partenza per diventare grandi

All'Angelus, Papa Francesco invita a riflettere sulla tenerezza di Dio che si fa più presente proprio nei momenti più difficili della nostra vita. Non solo il cristiano deve servire i piccoli, ma deve identificarsi con loro. "Sapersi bisognosi di salvezza, afferma, è indispensabile per accogliere il Signore. Credersi autosufficienti è un'illusione, un inganno

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Il Vangelo di questa domenica, che Papa Francesco commenta all'Angelus, prosegue il racconto del brano letto due domeniche fa. E' Marco a descrivere oggi la tenerezza di Gesù nei confronti dei bambini e a citare le parole del Maestro: "Chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso". (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

L'indignazione di Gesù

All'inizio della sua riflessione, il Papa sottolinea un fatto insolito: l'indignazione di Gesù, ma non a causa delle domande dei farisei, che gli chiedevano 'se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie', quanto a causa dei suoi discepoli che per proteggerlo dalla gente, allontanano alcuni bambini che gli venivano presentati. E il Papa spiega il perchè di questo sdegno:

Ci ricordiamo – era il Vangelo di due domeniche fa – che Gesù, compiendo il gesto di abbracciare un bambino, si era identificato con i piccoli: aveva insegnato che proprio i piccoli, cioè coloro che dipendono dagli altri, che hanno bisogno e non possono restituire, vanno serviti per primi. Chi cerca Dio lo trova lì, nei piccoli, nei bisognosi: bisognosi non solo di beni, ma di cura e di conforto, come i malati, gli umiliati, i prigionieri, gli immigrati, i carcerati. Lì c’è Lui: nei piccoli. Ecco perché Gesù si indigna: ogni affronto fatto a un piccolo, a un povero, a un bambino, a un indifeso, è fatto a Lui.

Riconoscersi piccoli davanti a Dio

Ma ecco la novità dell'insegnamento di Gesù di oggi: "il discepolo non deve solo servire i piccoli, ma riconoscersi lui stesso piccolo". E Francesco prosegue:

Sapersi piccoli, sapersi bisognosi di salvezza, è indispensabile per accogliere il Signore. È il primo passo per aprirci a Lui. Spesso, però, ce ne dimentichiamo. Nella prosperità, nel benessere, abbiamo l’illusione di essere autosufficienti, di bastare a noi stessi, di non aver bisogno di Dio. Fratelli e sorelle, questo è un inganno, perché ognuno di noi è un essere bisognoso, un piccolo. Dobbiamo cercare la nostra propria piccolezza e riconoscerla. E lì troveremo Gesù.

La piccolezza come punto di partenza 

Il Papa osserva che noi tutti cresciamo nella vita soprattutto nei momenti difficili e di fragilità, perchè è lì che maturiamo, aprendo il cuore a Dio, ai fratelli, e comprendendo il vero senso della vita.

Quando ci sentiamo piccoli di fronte a un problema, a una croce, a una malattia, quando proviamo fatica e solitudine, non scoraggiamoci. Sta cadendo la maschera della superficialità e sta riemergendo la nostra radicale fragilità: è la nostra base comune, il nostro tesoro, perché con Dio le fragilità non sono ostacoli, ma opportunità. Una bella preghiera sarebbe questa: “Signore, guarda le mie fragilità…” ed elencarle davanti a Lui. Questo è un buon atteggiamento davanti a Dio.

Nella nostra fragilità la tenerezza di Dio

Dio si prende cura di noi specialmente nella nostra fragilità, afferma il Papa, che sottolinea la tenerezza di Gesù verso i piccoli: le difficoltà e i limiti diventano allora "occasioni privilegiate per fare esperienza del suo amore".

Lo sa bene chi prega con perseveranza: nei momenti bui o di solitudine, la tenerezza di Dio verso di noi si fa – per così dire – ancora più presente. Quando noi siamo piccoli, la tenerezza di Dio la sentiamo di più. Questa tenerezza ci dà pace, questa tenerezza ci fa crescere, perché Dio si avvicina col suo modo, che è vicinanza, compassione e tenerezza. E quando noi ci sentiamo poca cosa, cioè piccoli, per qualsiasi motivo, il Signore si avvicina di più, lo sentiamo più vicino. Ci dà pace, ci fa crescere.

Diventare come i bambini che si fidano del Padre è la preghiera che Papa Francesco affida alla Vergine Maria perchè sia lei ad ottenerci questa "grande grazia". 

I fedeli in piazza San Pietro all'Angelus
I fedeli in piazza San Pietro all'Angelus

Oggi a Pompei la Supplica e due nuove beate  

Nelle parole che sono seguite alla catechesi, tra l'altro, l'annuncio della beatificazione, nel pomeriggio a Catanzaro, di due donne, Maria Antonia Samà e Gaetana Tolomeo, per le quali Francesco chiede ai fedeli un applauso dicendo: 

Sostenute dalla grazia divina, abbracciarono la croce della loro infermità, trasformando il dolore in una lode al Signore. Il loro letto divenne punto di riferimento spirituale e luogo di preghiera e di crescita cristiana per tanta gente che vi trovava conforto e speranza.  

Il pensiero del Papa va poi a quanti sono radunati presso il Santuario di Pompei per la recita della Supplica alla Vergine Maria con il rinnovato invito a pregare, in questo mese, il santo Rosario e, infine, alla Giornata per l’abbattimento delle barriere architettoniche che oggi ricorre in Italia: "ognuno - ha detto - può dare una mano per una società dove nessuno si senta escluso".

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03 ottobre 2021, 12:25

L’Angelus è una preghiera recitata in ricordo del Mistero perenne dell’Incarnazione tre volte al giorno: alle 6 della mattina, a mezzogiorno e alla sera verso le 18, momento nel quale viene suonata la campana dell’Angelus. Il nome Angelus deriva dal primo versetto della preghiera – Angelus Domini nuntiavit Mariae – che consiste nella lettura breve di tre semplici testi che vertono sull’Incarnazione di Gesù Cristo e la recita di tre Ave Maria. Questa preghiera è recitata dal Papa a Piazza San Pietro a mezzogiorno la domenica e nelle Solennità. Prima della recita dell’Angelus, il Pontefice tiene anche un breve discorso prendendo spunto dalle Letture del giorno. Seguono i saluti ai pellegrini.
Dalla Pasqua fino a Pentecoste, al posto dell’Angelus viene recitato il Regina Coeli, che è una preghiera in ricordo della Risurrezione di Gesù Cristo, al termine della quale viene recitato il Gloria per tre volte.

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