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Quattro mesi fa il Papa in Iraq. L’Opera d’Oriente e il sostegno ai Paesi in crisi

L’Opera d’Oriente, nata nel 1856, è tra gli organismi che nell’area del Golfo sostengono progetti Paesi in difficoltà. A distanza di tempo dalla tappa di Francesco in Iraq si guarda ai semi gettati

Antonella Palermo - Parigi

L’Opera d’Oriente, a servizio dei cristiani d’Oriente dal 1856, lavora nei Paesi in cui sono presenti le Chiese orientali storiche, per lo più si tratta di Paesi in crisi dove i cristiani sono una minoranza: Iraq, Siria, Israele, Palestina, Libano, Ucraina, Cipro, Armenia, Etiopia e Eritrea, India. Sono aree in cui frequenti sono i fenomeni di discriminazione: costituzionale, legislativa, giudiziaria, amministrativa, professionale. Monsignor Pascal Gollnisch, direttore generale dell'Opera, spiega che sono aree del mondo dove i cristiani sono spesso costretti ad emigrare. Parla del fondo istituito dal Presidente della Repubblica francese presso il Ministero degli Esteri che sostiene le scuole frequentate dai cristiani di Oriente. Cristiani che – precisa – non vanno considerati come comunità passive, chiuse in se stesse. Portano avanti l’istruzione, il dialogo interreligioso, l’impegno nelle strutture sanitarie. E cercano anche di essere un ponte tra le Chiese del nord del Mediterraneo e quelle del Sud del Mediterraneo, mare che è il “nostro villaggio”.

Il viaggio del Papa in Iraq è stato luminoso

“Luminoso” viene definito da monsignor Gollnisch il viaggio di Francesco in Iraq. “Vedere il Papa in luoghi dove le croci sono state distrutte è stato commovente”. Spiega che “non basta naturalmente un viaggio di tre giorni per risolvere i problemi, il Papa ha certamente trasmesso un messaggio a tutti gli iracheni e non solo ai cristiani”. E sottolinea quanto quella del Pontefice sia stata una voce di portata internazionale: “ha espresso la consapevolezza di quanto sia stata grande la sofferenza del popolo iracheno, ha detto che hanno diritto ad essere rispettati, che devono andare nella direzione dell’unità del popolo”. Ricorda che il Papa ha incitato alla speranza senza dimenticare le ferite, guardando al futuro. “Un messaggio chiaro, recepito dai musulmani”, ha scandito Gollnisch che racconta di essere tornato in Iraq tre settimane dopo il viaggio apostolico e che i musulmani gli dicevano che lo sguardo dei cristiani verso di loro era cambiato. In particolare grazie all’incontro con Al Sistani. E aggiunge che a Erbil ha sentito il dolore dei profughi iracheni ma mai ha sentito parole di vendetta. Precisa ancora: “Il Papa non sostiene i cristiani trincerandosi in una torre. Dice loro: continuate a immergervi nelle attività del Paese. Essi non dispongono di una forza militare, né politica, né economica, ma svolgono un servizio a favore di tutta la popolazione in nome del Vangelo”.

I progetti per i Paesi del Medio Oriente

E’ il direttore operativo Vincent Cayol a mettere in evidenza l’impegno di tanti laici di buona volontà nell’aiuto delle popolazioni mediorientali, anche per iniziative in sé minime ma molto importanti per il sostegno di queste aree. Cita quanto si sta facendo ad Aleppo, in Siria, dove in particolare si cerca di esortare i giovani e non emigrare. Si accompagnano nell’accesso al lavoro. “Sorprende che l’80% siano ragazze. E’ una grande sfida oggi”. Si collabora con piccole organizzazioni che cercano di riavvare attività economiche di famiglie andate in crisi, per esempio aziende agricole. L’idea è di diffondere questi aiuti anche a Beirut, in Libano.

In Iraq si stanno rilanciando delle attività nella pianura di Ninive e a Erbil. Qui c’è in campo un progetto che consiste nella trasformazione di un centro commerciale in alloggi per rifugiati. “Nel Kurdistan accogliamo anziani e bambini autistici. Il problema degli anziani è in effetti un problema nuovo che si pone in queste società. Inoltre c’è un micro progetto che coinvolge quattro falegnami i quali restaurano il mobilio delle chiese distrutte da Daesh”. E ricorda che un grande motivo di orgoglio, proprio nel recente viaggio del Papa in Iraq, è stato che la poltrona dove si è seduto Francesco durante la celebrazione a Qaraqosh è stata realizzata da loro.

Gollnisch precisa che dall’anno scorso sono stati quintuplicati gli aiuti all’Armenia, a causa del conflitto in Nagorno Karaback.

Le speranze per il Libano

Un investimento consistente di risorse l’Opera d’Oriente lo destina alle scuole cattoliche: circa 400mila alunni ricevono fondi, dall’Egitto alla Turchia. Nella Striscia di Gaza ci sono tre scuole cattoliche francofone. L’impegno a favore del Libano è molto forte. Monsignor Gollnisch esprime l’auspicio che il Papa si possa recare in Libano appena possibile, viste le condizioni di un Paese piombato in una crisi di proporzioni vastissime.

07 luglio 2021, 11:12