Francesco: restiamo nel "fiume" della Chiesa, lo Spirito fa l'unità

Prima della recita del Regina Caeli, il Papa, dalla finestra del suo studio che dà su Piazza San Pietro, ricorda che lo Spirito Santo “ci rende nuove creature” come fece a Pentecoste con gli Apostoli, e “mette in comunicazione persone diverse, realizzando così l’unità e l’universalità della Chiesa”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Lo Spirito Santo “ci rende nuove creature” come fece a Pentecoste con gli Apostoli, “vince tutte le nostre titubanze”,  e “mette in comunicazione persone diverse”, realizzando così “l’unità e l’universalità della Chiesa”. Nella solennità di Pentecoste, le parole di Papa Francesco prima della recita della preghiera del Regina Caeli sono tutte per lo Spirito Santo, “vento forte e libero” che "cambia il cuore", "abbatte le nostre difese" e "smonta le nostre false sicurezze". (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

Lo Spirito "non si lascia inquadrare nei nostri schemi"

Il Papa rievoca quanto accadde a Gerusalemme “cinquanta giorni dopo la Pasqua di Gesù” come narrato negli Atti degli Apostoli. I discepoli erano nel cenacolo, con la Vergine Maria, perché Il Signore risorto “aveva detto loro di rimanere in città, finché non avessero ricevuto dall’alto il dono dello Spirito”. Che si manifestò con un “fragore” improvviso nel cielo, come un “vento impetuoso” che riempì la casa dove si trovavano. “Un’esperienza reale – commenta Francesco - ma anche simbolica”.

Quest'esperienza rivela che lo Spirito Santo è come un vento forte e libero. Non si può controllare, fermare, né misurare; e nemmeno prevederne la direzione. Non si lascia inquadrare nelle nostre esigenze umane, nei nostri schemi e nei nostri pregiudizi.

Il Palazzo apostolico visto da Piazza San Pietro durante la recita del Regina Caeli
Il Palazzo apostolico visto da Piazza San Pietro durante la recita del Regina Caeli

Abbatte "le nostre difese, le nostre false sicurezze"

Lo Spirito “procede da Dio Padre e dal suo Figlio Gesù Cristo” e irrompe sulla Chiesa, e su ciascuno di noi quindi, “dando vita alle nostre menti e ai nostri cuori”. Perché, come recitiamo nel Credo: “È Signore e dà la vita”. Quel giorno a Gerusalemme, ricorda il Pontefice, “i discepoli di Gesù erano ancora disorientati e impauriti. Non avevano ancora il coraggio di uscire allo scoperto”.

Anche noi, a volte, preferiamo rimanere tra le mura protettive dei nostri ambienti. Ma il Signore sa come raggiungerci e aprire le porte del nostro cuore. Egli manda su di noi lo Spirito Santo che ci avvolge e vince tutte le nostre titubanze, abbatte le nostre difese, smonta le nostre false sicurezze. Lo Spirito ci rende nuove creature, così come fece quel giorno con gli Apostoli.

Mette in comunicazione persone diverse, realizzando l'unità

Infatti, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, gli Apostoli “non furono più come prima”, ma uscirono e cominciarono a predicare che Gesù è risorto, “in maniera tale che ognuno li capiva nella propria lingua”. Perché, sottolinea Papa Francesco “lo Spirito cambia il cuore, allarga lo sguardo dei discepoli” e “li rende capaci di comunicare a tutti le grandi opere di Dio”, oltrepassando “i confini culturali e religiosi entro cui erano abituati a pensare e a vivere”.

Li mette in grado di raggiungere gli altri rispettando le loro possibilità di ascolto e di comprensione, nella cultura e linguaggio di ciascuno. In altre parole, lo Spirito Santo mette in comunicazione persone diverse realizzando l’unità e l’universalità della Chiesa. E oggi ci dice tanto questa realtà dello Spirito Santo, quando nella Chiesa ci sono dei gruppetti che cercano sempre la divisione, di staccarsi dagli altri. Questo non è lo Spirito di Dio: lo Spirito di Dio è armonia, è unità, unisce le differenze. 

E ci fa vedere che "la Chiesa è per tutti"

Qui il Papa ricorda le parole di  "un bravo cardinale" che "è stato arcivescovo di Genova" (Giovanni Canestri, scomparso nel 2015 a 96 anni, n.d.r.): "Diceva che la Chiesa è come un fiume, l’importante è stare dentro, che se tu stai un po’ da quella parte e un po’ da quella parte non interessa, lo Spirito Santo fa l’unità". L’importante, chiarisce Francesco, "è stare dentro nell’unità dello Spirito e non guardare le piccolezze che tu stai un po’ da questa parte e un po’ da quella parte, che tu preghi di questo modo e l’altro … questo non è di Dio". La Chiesa "è per tutti, come ha fatto vedere lo Spirito Santo il giorno di Pentecoste".

Lo Spirito "riempia i cuori", accenda "il fuoco del suo amore"

La preghiera finale proposta dal Pontefice per la Vergine Maria, è “di intercedere perché lo Spirito Santo scenda in abbondanza e riempia i cuori dei fedeli e accenda in tutti il fuoco del suo amore”.

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Immagini da Piazza San Pietro
23 maggio 2021, 12:10

Cos’è il Regina Coeli ?

L’antifona Regina Coeli (o Regina Caeli) è una delle quattro antifone mariane (le altre sono l’Alma Redemptoris Mater,  l’Ave Regina Coelorum e il Salve Regina).

Fu Papa Benedetto XIV, nel 1742, a prescrivere che venisse recitata al posto dell’Angelus e stando in piedi, come segno di vittoria sulla morte, durante il Tempo Pasquale, cioè dalla domenica di Pasqua fino al giorno di Pentecoste.

Viene recitata, come l’Angelus, tre volte al giorno: all’alba, a mezzogiorno e al tramonto, per consacrare la giornata a Dio e a Maria.

Questa antica antifona risalirebbe, secondo una pia tradizione,  al VI o al X secolo, mentre la sua diffusione è documentata dalla prima metà del XIII secolo, quando viene inserita nel Breviario francescano. È composta da quattro brevi versi ciascuno dei quali si conclude con l’Alleluia, ed è la preghiera che i fedeli rivolgono a Maria, Regina del Cielo, per gioire con lei della resurrezione di Cristo.

Papa Francesco, il 6 aprile 2015, proprio durante la recita del Regina Coeli nel giorno successivo alla Pasqua, ha consigliato quale deve essere la disposizione del cuore quando si recita questa preghiera:  

“… ci rivolgiamo a Maria invitandola a rallegrarsi, perché Colui che ha portato in grembo è risorto come aveva promesso, e ci affidiamo alla sua intercessione. In realtà, la nostra gioia è un riflesso della gioia di Maria, perché è Lei che ha custodito e custodisce con fede gli eventi di Gesù. Recitiamo dunque questa preghiera con la commozione dei figli che sono felici perché la loro Madre è felice”.

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